Economia, monito del consulente finanziario Fabrizio Oliva: “Periodo di crisi per gli investitori ma è solo questione di tempo”

Il mondo sta vivendo un periodo turbolento, con pochi precedenti nella storia: la crisi economica sta mettendo a dura prova tutti i ceti sociali, che stanno conoscendo un’erosione del proprio potere d’acquisto, complice l’inflazione galoppante. Un periodo duro, durissimo, che ha relegato gli investitori nazionali e internazionali in fondo ad una caverna. Ma, come ci insegna Platone, è possibile intravedere la luce se solo si ha il coraggio di assumere scelte importanti e ben ponderate. Di questo ne parliamo con Fabrizio Oliva, consulente finanziario e, fondatore del blog “4 Passi nella Finanza” che ha rilasciato un’intervista per Istituzioni24.

Dottor Oliva, serpeggia in Europa lo spettro dell’inflazione, un termine che è entrato di diritto nel dibattito pubblico quotidiano.

“Esattamente. Il rialzo dei prezzi sta generando l’inflazione, arrivata a livelli abbastanza elevati, ben al di sopra di quel 2% che possiamo definire fisiologico. Perciò, le banche centrali (parliamo della FED e della BCE) hanno iniziato a pianificare o ad annunciare che dovranno rialzare i tassi. Infatti, esiste una relazione inversa: se si alzano i tassi, si abbassano i prezzi e i rendimenti aumentano. Immaginiamo una leva che, alzandosi o abbassandosi, riesce a dare un freno o ad agevolare l’economia”.

Qualche prodotto si è salvato da questa tempesta perfetta?

“Probabilmente le uniche classi di investimento che si sono salvate da questa tempesta sono le materie prime, o commodities, che sono cresciute rispetto a gennaio. Quasi tutte tranne l’oro, il bene rifugio per eccellenza, che è sostanzialmente ai livelli di inizio anno, se non al di sotto”.

Inflazione, pandemia, guerra, crisi di Governo. Che impatto ha questa tempesta sugli investitori?

“Ci troviamo dinanzi ad uno scenario abbastanza articolato e complesso, risultante da 3-4 uragani che hanno investito le nostre vite da ormai ben tre anni. Dall’inizio del 2022, assistiamo – appunto – ad una tempesta perfetta: basti pensare che in questo periodo si stanno registrando ‘segni negativi’ su quasi tutte le classi d’investimento. Cominciando dai mercati azionari, che vanno da un – 20% dello s&p 500 al – 30% del Nasdaq. Ma anche i mercati “obbligazionari” – che per definizione sono i mercati tranquilli, amati dagli investitori prudenti – in questo primo semestre 2022 stanno facendo registrare performance negative”.

Facciamo un esempio concreto?

“Se lei avesse acquistato 100.000 euro nominali di uno dei nostri titoli di stato più noti – come i BTP a 10 anni – ad inizio 2022, li avrebbe pagati 97.000. Tuttavia, ad oggi, il controvalore sarebbe stato di circa 80.000 euro. Questa è la diretta conseguenza del fatto che i nostri titoli di Stato hanno conosciuto un calo di circa il 18%. E, mi creda, fornire assistenza alla clientela più conservativa e prudente è anche più complesso rispetto a coloro che hanno consapevolmente investito in titoli azionari”.

Uno scenario preoccupante per gli obbligazionisti?

“Assolutamente no. Bisogna solo pazientare: salvo il default di uno Stato – che sigilla il fallimento dell’attore deputato all’emissione di obbligazioni – alla scadenza il titolo DEVE necessariamente rimborsare al valore nominale. Pertanto, nella pratica, il prezzo è solo temporaneamente soggetto ad un calo (una normale reazione alla dinamica dei tassi) ma poi, successivamente – mano mano che si avvicina la scadenza – il prezzo inizierà a riallinearsi ad un trend che lo porta, nell’ultimo giorno di quotazione, a toccare il valore nominale. Quindi, per i possessori di obbligazioni, il suggerimento principe è di stare tranquilli: se si posseggono titoli di buona qualità, occorre solo avere pazienza. Il tempo, come amava dire mio padre, è galantuomo”.

La strategia migliore potrebbe essere quella di tenere immobilizzati i propri i capitali in banca, in attesa che schiarisca la tempesta?

“È uno scenario che sconsiglio vivamente: con l’inflazione – che in base agli ultimi dati di giugno si attesta sopra l’8% – è logico affermare che tenere i propri sudati risparmi depositati in banca, sul proprio conto corrente, vuol dire esporli – senza far nulla – ad una svalutazione di tale entità. L’inflazione, infatti, comporta la “svalutazione”, cioè la perdita del potere di acquisto. Dunque le condizioni attuali ci impongono di fare un salto di qualità e passare dallo status di passivi risparmiatori ad attivi investitori. Pertanto, investire vuol dire dare una nuova veste al risparmio, impiegando il risparmio stesso in altre attività, come titoli o strumenti finanziari in genere”.

Dunque, i privati cittadini possono gestire in autonomia i propri risparmi?

“In teoria sì, in pratica – soprattutto nelle more della crisi attuale – i mercati sono un terreno minato, ed il supporto di un consulente finanziario – che per il vecchio risparmiatore poteva essere una necessità non sentita – diventa un prezioso alleato del quale è impossibile fare a meno”.

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