Guerra Ucraina, giorno 87. Biden stanzia 40 miliardi di dollari di aiuti. Kharkiv è sotto attacco

Siamo giunti oramai all’87esimo giorno di conflitto e dopo una resistenza eroica da parte dei soldati ucraini, l’acciaieria Azovstal di Mariupol è finita sotto il controllo dei russi. Archiviato questo punto nevralgico della battaglia sul campo e rimosso un importante vessillo simbolico dal petto del nemico, il contingente fedele al Cremlino procede spedito nella sua offensiva per cercare di recuperare il terreno perduto nei giorni scorsi, dove aveva subito la controffensiva delle forze militari di casa. E’ arrivata qualche ora fa la notizia di un imponente attacco missilistico sferrato contro la regione di Kharkiv, in cui è stata colpita la Casa della Cultura coinvolgendo 7 persone, tra cui un bambino di 11 anni  rimasto ferito. Sulla vicenda è arrivato secco il commento del consigliere del ministro degli interni ucraino, Anton Gerashchenko, il quale ha riferito: “penso che la guerra continuerà fino a quando non faremo la nostra Stalingrado, la nostra battaglia di Kursk sui russi”.

Intanto, continuano le esplosioni nella regione di Lugansk. Il canale tv Ukraina 24 ha riportato la notizia di un incendio alla miniera di carbone situata a Lysychansk, dove sarebbero presenti anche delle vittime. Sempre dallo stesso spaccato territoriale del Donbass proviene la notizia diffusa su Telegram dal capo dell’amministrazione militare regionale, Sergiy Gaidai. Secondo quanto riferito sul canale social, “Sei persone sono morte e sono in corso combattimenti alla periferia di Severodonetsk”. Riguardo all’attacco di ieri mattina ai danni di una scuola nella stessa città, ha precisato che “due persone sono morte sul colpo, altre 3 sono in ospedale”, e sarebbero “tutti membri di una stessa famiglia”. Infine, dichiara che “Due donne sono state uccise dai bombardamenti russi a Lysychansk e Privilege”. Notizia delle ultime ore è che questo bilancio di vittime sarebbe salito a circa 13 persone.

Purtroppo, queste testimonianze sono la prova che ancora molti civili stanno pagando il caro prezzo di una guerra che non trova al suo cospetto un serio argine diplomatico, anzi, ciò che sembra prendere il sopravvento è la barbarie. Lo si capisce dall’ultima denuncia su twetter di questa notte, in cui l’Alto rappresentante alla politica estera dell’UE, Joseph Borrel, ha scritto che “Crimini indicibili vengono segnalati dalle regioni liberate in Ucraina. La violenza sessuale come arma di guerra contro donne e bambini è tra le atrocità commesse dai soldati russi. Gli autori devono esserne considerati responsabili” e aggiunge che “l’Ue lavora a livello globale per eliminare la violenza sessuale connessa al conflitto”.

Altro teatro di grande crisi è quello presente nella regione di Kherson, l’unica oramai completamente caduta nelle mani dell’esercito russo. Il capo dello Stato maggiore delle forze armate ucraine, il tenente generale Serhij Šaptala, ha affermato che “Le forze russe continuano usare tattiche terroristiche contro i civili ucraini nei territori temporaneamente occupati”. Si riferisce soprattutto al fatto che il contingente nemico stia “impedendo l’evacuazione delle persone dalla regione di Kherson verso il territorio controllato dall’Ucraina e l’apertura di corridoi umanitari per l’importazione di cibo, medicinali ed evacuazione di anziani, malati e bambini”. Anche l’emittente americana Cnn ha posto l’accento sulla grave situazione in cui vessano i villaggi della regione controllata dai russi. Dalle parole del vice capo del del consiglio regionale, Yurii Sobolevskyi, si apprende che “l’incompetenza organizzativa e le azioni criminali degli occupanti russi stiano portando la regione di Kherson verso una sempre più profonda crisi umanitaria”. A sugello della supremazia dei soldati russi nel territorio occupato, arriva la dichiarazione del vicepresidente della Duma, Igor Kastyukevich, il quale ha riferito che “Alla regione di Kherson è già stata estesa la fibra ottica dalla Crimea”, in modo da ottemperare ai continui blackout di Internet e della rete telefonica verificati nei giorni precedenti.

Sulle sponde del Mar Nero arriva invece la secca denuncia del sindaco di Odessa, Gennady Trukhanov. La città costiera, i cui porti sono stati bloccati affamando e rischiando di creare un vero e proprio deficit alimentare per milioni di persone, è uno degli obiettivi più importanti per il Cremlino. Il primo cittadino ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo contro l’aggressiva politica estera di Vladymir Putin. E’ l’Agence France-Press a riportare le parole del sindaco di Odessa, che fanno ancora più rumore se si considera che prima della guerra era rimasto ben allineato sulle posizioni filorusse dell’ex premier ucraino, Victor Yanukovych, rovesciato nel non lontano 2014, anno in cui ci fu la prima vera e propria crisi nei già tesi rapporti tra i due paesi. Evento questo da tenere presente nella comprensione dello stato attuale delle cose. Forti sono state le parole del cinquantasettenne sindaco rilasciate all’agenzia di stampa francese, secondo cui, “i russi oggi sono sulla nostra terra e stanno bombardando le nostre città, uccidendo la nostra gente e i nostri soldati. La nostra gente sta morendo”. E continua convinto che “ sia difficile per me parlare di qualsiasi tipo di relazione o amicizia future. Non posso immaginarle”, ha chiosato. “Putin ha distrutto ogni cosa”. La città portuale aveva nel tempo mantenuto forti legami economi e culturali con la Russia, profondi sentimenti che sono stati lacerati dall’ultima invasione e che hanno portato addirittura il consiglio comunale di Odessa a discutere la proposta di sostituire i nomi delle strade dedicate a personalità politiche storiche russe, con quelli dei presidenti americano e inglese. Uno smacco simbolico per il Cremlino, un affronto che sa di ritorsione, un abbraccio forte invece e motivo di soddisfazione per i governi anglo americani, che potranno contare su di un appoggio strategico importante in prospettiva futura.

Proprio dal Mar Nero arriva la notizia di un’importante obiettivo raggiunto dai russi. Il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, ha dichiarato che dal mare sono stati lanciati missili Kalibr che hanno distrutto “un enorme lotto di armi occidentali” destinate a rifornire il contingente ucraino nella regione di Zhytomyr.

Non si è fatta attendere la risposta ucraina sul campo. E’ stato il governatore della regione russa di Kursk, Roman Starovoit, a pubblicare su Telegram un video in cui denuncia un attacco a colpi di mortaio contro il distretto di Glushkovsky, situato proprio sul confine con l’Ucraina, da parte del contingente nemico.

Sul piano della diplomazia e del supporto occidentale al paese invaso, si è tenuta oggi la visita del primo ministro portoghese, Antonio Costa, che ha dunque offerto il suo sentito riscontro alle richieste provenienti dal suo omonimo in terra ucraina. “È con emozione e rispetto che vengo qui, in segno di solidarietà nei confronti di questo Paese e questo Popolo, di fronte alla barbarica aggressione russa”. Ha così reso noto con un tweet le sue accorate dichiarazioni di sostegno. Sullo stesso canale social ha poi pubblicato alcune immagini della sua visita a Irpin che, ha affermato, “resterà per sempre nella mia memoria”. Poi prosegue: “il livello di distruzione e violenze è assolutamente devastante”, e in chiusura con sgomento dice, “ho visto le prove di attacchi crudeli, indiscriminati e del tutto ingiustificati”.

Sul fronte occidentale arriva un’importante notizia dalla Casa Bianca. Dopo che giovedì scorso, il Senato americano aveva approvato con 86 voti a favore e 11 contrari un nuovo pacchetto di aiuti per rispondere alla situazione in Ucraina e fornirle assistenza, il Presidente Joe Biden ha proceduto quest’oggi alla firma della legge che stanzia 40 miliardi di dollari per sostenere lo sforzo militare ucraino contro il nemico invasore. Ringraziamenti sono giunti dal suo omologo a Kiev via twetter. Volodymyr Zelensky ha definito “cruciale” e “oggi più necessario che mai” questa “nuova, potente assistenza alla difesa”. Dichiarazione questa che va in tendenziale coerenza con le affermazioni che avevano fatto sperare in un possibile disgelo dei tavoli diplomatici col nemico. “La guerra in Ucraina può essere conclusa solo con mezzi diplomatici”. Aveva così riferito nei giorni scorsi in un’intervista l’ex comico, creando un barlume di speranza in una fase che vede i negoziati tra Kiev e Mosca ufficialmente interrotti. “La fine del conflitto sarà diplomatica”, ha detto Zelensky, la guerra “sarà sanguinosa, si combatterà, ma finirà definitivamente con la diplomazia”.

Altalenanti e talvolta incoerenti tra loro, dunque, le parole dei leader protagonisti di questa escalation che non vede significative marce indietro da parte di nessuno degli schieramenti in campo. E’ così se si guarda alle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dalla vicepremier ucraina, Iryna Vereshchuk, la quale affermava che “trattare con il Cremlino non avesse senso in quanto l’obiettivo di Putin era la distruzione del Paese e che, pertanto, l’unica strada fosse proseguire la guerra fino in fondo”.

Allo stesso modo se si considera il piano delle soluzioni politiche strategiche. Testimonianza lo è l’intervista rilasciata al Telegraph dal ministro degli esteri inglese, Liz Truss, nella quale afferma che “il Regno Unito ha iniziato a discutere con i suoi alleati internazionali circa l’invio di armi moderne alla Moldavia affinché possa proteggersi dalla Russia”. L’obiettivo, ha precisato “è di voler vedere il Paese, che si trova a sud-ovest dell’Ucraina, equipaggiato secondo gli standard Nato”. Infine, giustifica la strategia guardando al Cremlino e affermando che “Putin è stato assolutamente chiaro sulle sue ambizioni di creare una grande Russia, e solo perché i suoi tentativi di conquistare Kiev non hanno avuto successo non significa che abbia abbandonato queste ambizioni”.

Insomma, là dove ci vorrebbero cascate d’acqua, sul fuoco si lanciano barili di benzina.

Nel frattempo, la rappresaglia politico-diplomatica russa non si è fatta attendere. Alla decisione della Finlandia di aderire alla NATO, il Cremlino ha risposto con lo stop alle forniture di gas a partire da quest’oggi. Lo hanno confermato sia la compagnia energetica finlandese Gasum che quella russa Gazprom. Dunque, così come già esperito per Polonia e Bulgaria, la via della chiusura dei rubinetti energetici viene attuata come mossa strategica anche nei confronti di Helsinki. In risposta alla decisione statunitense di rinnovare il sostegno militare alle forze ucraine, Mosca ha invece risposto con una importante sanzione. E’ dal ministero degli Esteri russo che giunge la notizia, ossia, la pubblicazione di una lista di 963 cittadini statunitensi a cui viene inibita la possibilità di entrare in Russia. Tra le personalità coinvolte ci sono il presidente Joe Biden, il segretario di Stato Antony Blinken e il capo della Cia William Burns.

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