Eutanasia, Corte Costituzionale boccia il referendum

Dopo una camera di consiglio durata oltre tre ore, dai giudici della Consulta è arrivato un netto no al referendum sul fine vita. Si riaccende l’apertissimo scontro in Parlamento

Ieri, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito che chiedeva di depenalizzare l’eutanasia dal momento che “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, dell’omicidio del consenziente cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni.

Il Comitato per il No all’omicidio del consenziente ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte nel giudizio di ammissibilità del referendum abrogativo dell’art. 579 del codice penale. È ragionevole immaginare che avrà inciso il vincolo costituzionale sul principio di indisponibilità della vita”, ha precisato il Comitato in una nota.

Sacrosanta la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibile il referendum proposto dai radicali sull’omicidio del consenziente, anche se sano”, ha affermato Giorgia Meloni. “Un quesito inaccettabile ed estremo – ha poi continuato la leader di Fratelli d’Italia – che avrebbe scardinato il nostro ordinamento giuridico da sempre orientato alla difesa della vita umana e alla tutela dei più fragili e dei più deboli. Una sentenza di buon senso. C’è ancora spazio nel nostro ordinamento per difendere il valore della vita, come Fratelli d’Italia intende fare con il suo impegno”.

È passata la nostra linea: sulla vita non si vota”, si legge sul profilo Twitter della senatrice dell’Udc, Paola Binetti, riprendendo un vecchio slogan di una sua campagna di 17 anni fa. La senatrice centrista, infatti, nel 2005 è stata fiera protagonista della battaglia referendaria sulla legge 40, nelle vesti di Presidente dell’Associazione ”Scienza e Vita”.

Mi auguro adesso che la Camera agisca coerentemente con le decisioni prese dalla Corte”, ha  precisato la senatrice in riferimento all’incitamento dei pariti delusi dalla sentenza della Corte e che mirano a rilanciare la legge sul suicidio assistito proprio all’esame del Parlamento.

Il testo ora all’esame della Camera anziché far valere una prospettiva solidaristico- relazionale verso i problemi del fine vita scivola in una rigida procedimentalizzazione di protocolli di risoluzione di quei problemi, orientata a procurare la morte del paziente”, sottolineava, giorni fa, il giurista Alberto Gambino – nonché attuale Presidente dell’Associazione “Scienza e Vita”-  in un’intervista per l’Osservatore Romano.

Il ddl – ha tenuto ad evidenziare Gambino – ribalta la prospettiva della Corte Costituzionale trasformando l’aiuto al suicidio un una sorta di pratica sanitaria inclusa nei livelli ordinaria di assistenza. Il che impone (come indicato nel ddl) la previsione dell’obiezione di coscienza per il personale sanitario: previsione che, peraltro, appare lacunosa e indebitamente parziale. Un coinvolgimento diretto e capillare delle strutture sanitarie aprirebbe veri e propri protocolli e prassi mediche di enorme impattato sulla percezione collettiva”. La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata”, ha infine precisato Gambino facendo eco alle recenti parole di Papa Francesco.

In attesa del deposito della sentenza prendiamo atto con favore di tale pronunciamento. È un invito ben preciso a non marginalizzare mai l’impegno della società, nel suo complesso, a offrire il sostegno necessario per superare o alleviare la situazione di sofferenza o disagio”, è quanto precisa la Presidenza CEI.

Infine, nella nota, si legge ancora che “occorre rivolgere maggiormente l’attenzione verso coloro che, in condizioni di fragilità o vulnerabilità, chiedono di essere trattati con dignità e accompagnati con rispetto e amore”.

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