Draghi-Macron: nuovo Trattato di cooperazione bilaterale rafforzata

Italia e Francia i due Paesi fondatori della Comunità europea trovano un nuovo slancio per ridisegnare i termini di un asse bilaterale, all’interno di un’Europa sempre più divisa ideologicamente. Ufficializzare questo nuovo patto, in un momento storico particolare per l’Unione, con l’uscita di scena della leader tedesca Angela Merkel, è una cosa di non poca importanza, dati i loro mutamenti politici interni che influenzano le scelte delle rispettive politiche estere, nel campo europeo e internazionale. Storicamente i due Paesi hanno attraversato alti e bassi, dapprima con l’unificazione italiana dove la Francia giocò un ruolo fondamentale nella sconfitta dell’Impero austriaco; poi scontrandosi per ottenere il controllo di alcuni Stati africani e l’avvento delle due Guerre mondiali che mise in luce la diversità dei due Stati.

Questo “Trattato per una cooperazione bilaterale rafforzata” a firma del premier Mario Draghi e del presidente Emmanuel Macron, segna un nuovo inizio e un punto di svolta nelle relazioni internazionali spostando il baricentro europeo in quest’asse italo-francese. Il premier italiano ha dichiarato nel suo discorso “Questo trattato segna un momento storico nella relazione tra i nostri paesi, Francia e Italia consolidano la loro vicinanza, e i loro legami, da oggi siamo ancora più vicini” – e ha aggiunto – “Noi condividiamo molto più dei confini: la nostra storia, la nostra arte”. “Negli ultimi mesi i rapporti tra Italia e Francia si sono ulteriormente avvicinati. Cooperiamo sui temi che stanno più a cuore ai nostri paesi, istituiamo un servizio civile italo-francese, un comitato di cooperazione transfrontaliero, riconosciamo la necessità di una politica di gestione dei flussi migratori condivisa dall’Unione Europea in termini di responsabilità. È di oggi anche la firma di un trattato di cooperazione sullo spazio. E almeno una volta ogni tre mesi un ministro italiano parteciperà a un Consiglio dei ministri francese e viceversa. Il senso è che possiamo rafforzarci solo attraverso sforzi comuni e l’accelerazione di un processi di integrazione europea: il trattato firmato oggi segna l’inizio di questo percorso”, queste le sue parole.

La volontà da parte di entrambe le parti è di creare un gioco-forza in Europa, un ruolo crescente nel quadro comunitario. D’altronde, fino ad ora, Parigi e Berlino hanno sempre preferito fare politiche proprie, tipicamente nazionali, su molti dossier. In questo frangente si inserisce l’Italia, con il suo carattere neutrale, che non ha mai avanzato l’ipotesi di propendere più per una nazione, piuttosto che un’altra, non spostando l’ago della bilancia. Se la Francia ha capito di non essere forte abbastanza da un punto di vista del potenziale industriale, come potrebbe essere, al contrario, lo Stato tedesco, allora ha puntato verso l’alleato italiano. L’Italia si è vista troppo spesso in bilico nei confronti della “sfida francese” tra una competizione e una cooperazione, dove vede i francesi un po’ amici e un po’ avversari. La radice del nuovo Trattato del Quirinale deve essere rinvenuta dal progetto lanciato nel 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni. Da allora, in questo lasso di tempo, le relazioni bilaterali hanno dovuto affrontare fasi diplomatiche incerte. Dall’insediamento del governo giallo-verde, con la visita dell’ex vicepremier, Luigi Di Maio, ai gilet gialli, che divenne un caso diplomatico tanto da far richiamare l’ambasciatore francese presente in Italia. Le incongruenze con l’esponente leghista Matteo Salvini per l’amministrazione dei flussi migratori. Relazioni bilaterali che hanno avuto più effetti negativi che positivi. Attualmente sembra che si sia arrivato a un punto in comune. Vi era il bisogno di una figura politica, come il premier Mario Draghi, con una rispettabile reputazione a livello europeo e internazionale, per concludere una cooperazione bilaterale.

Tra i temi principali,  vi è il problema della Turchia di Erdogan, che certamente non nutre simpatia nei confronti di Parigi. Tra un leader turco che si erge a paladino del mondo musulmano, alla Francia che combatte contro il radicalismo, attuando  una serie di misure rafforzate. Uno Stato dove si è visto più volte essere colpito nell’animo del popolo francese. D’altro canto, un’Italia dove lo stesso presidente del consiglio, Draghi, definì con l’appellativo di “dittatore” il presidente turco Erdogan, pur sottolineando l’importanza dei rapporti commerciali.

In campo industriale, le due potenze hanno dato il via alla fusione in campo automobilistico dei due colossi il gruppo PSA e Fiat Chrysler Automobiles, dando alla nascita Stellantis. Un’operazione economica gigantesca se si pensa che si parla del quarto costruttore al mondo, con un fatturato che sfiorerà circa i 200 miliardi di euro. Non da sottovalutare questa “mossa”. Da tener in considerazione anche gli investimenti di rilievo, dove la Francia detiene il primato verso gli investimenti effettuati sul suolo italiano.

Una volta firmato il  trattato di cooperazione, spetta alle Camere la ratifica dello stesso per poter avere valore giuridicamente vincolante. Nel suo discorso Draghi ha affermato “Cercare la sovranità europea significa voler disegnare il nostro futuro come lo vogliamo noi europei, non ce lo vogliamo far disegnare da altri. Per essere sovrani occorre che l’Europa sappia proteggersi e difendere i propri confini: bisogna creare una vera difesa europea. Questo Trattato aiuta questa creazione di una difesa comune che è complementare alla Nato, non è sostitutiva: un’Europa più forte fa una Nato più forte. Questo è uno dei primi e più fondamentali passi verso cui è diretto questo trattato”. Per il presidente francese Macron Roma “rappresenta tanto per il destino dell’Europa”.

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