Kiev teme un’invasione. Truppe russe lungo il confine nel Donbass

Sale l’allerta  a seguito dello spostamento delle truppe russe lungo il confine con l’Ucraina. Si tratta di un numero cospicuo di soldati, circa centomila che si stanno dirigendo verso le tre aeree principali del  Donbass, nord, est e  sud. La guerra dell’Ucraina orientale o del Donbass è iniziata nel 2014, a opera dapprima di manifestanti armati che occuparono le sedi governative. Susseguiti da una serie di bombardamenti e dall’invasione di forze russe in quel territorio. Da allora è sotto il controllo di separatisti sostenuti dal Cremlino.

La potenza d’oltreoceano insieme agli alleati europei sono molto preoccupati delle probabili escalation che potranno avvenire. Fino allo scorso anno Putin aveva dichiarato che la massiccia presenza di truppe nell’area interessata fosse parte di “un’esercitazione conclusa”. Allo stadio attuale delle rivendicazioni, si teme il peggio. L’intelligence statunitense continua a tener aggiornati gli alleati della NATO, in caso fosse necessario un intervento tempestivo. Difatti, hanno iniziato ad inviare a Kiev istruttori militari e armi. Secondo il portavoce del Cremlino, Peskov, “Tutto questo crea tensioni” e ha aggiunto “è assolutamente sbagliato associare qualsiasi movimento delle forze armate russe nel territorio del nostro Paese” come piani per attaccare l’Ucraina.

Mosca ha dei risentimenti verso lo Stato ucraino, dal momento che quest’ultimo si è candidato come probabile Stato membro dell’Unione Europea. Putin ha fatto sempre pressione affinché questa sua volontà non fosse portata a termine. Secondo il capo dell’intelligence ucraina  Kyrylo Budanov, in un’intervista ha dichiarato “Mosca sta preparando un attacco all’Ucraina entro la fine di gennaio”.

Tuttavia, secondo un’indagine condotta dalla CNN gli statunitensi e gli europei stanno studiando un nuovo piano di sanzioni verso la Russia, se si facessero concrete le ipotesi di un attacco. Washington ha già previsto una serie di emendamenti al National Defense Authorization Act , invece, l’Europa è già più cauta perché ha dei legami strategici con Mosca, legati alle forniture di gas. In questo frangente entra in gioco il ruolo operato dal Nord stream 2, un’opera conclusa che porterà il materiale nella Comunità europea bypassando l’Ucraina. In una nota del Dipartimento di Stato  americano si legge “Ferma restando l’opposizione al Nord Stream 2 anche attraverso sanzioni, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con la Germania per contrastare i rischi che il gasdotto pone all’Ucraina e ad altri Paesi della regione, e per ridurre la minaccia russa anche nel comparto energetico”.

Il Cremlino sostiene che le sanzioni sono mere azioni restrittive unilaterali  e politiche, e come ha aggiunto il portavoce Peskov si tratta di sanzioni “illegali ed ingiuste”. Le tensioni ad Est, tra Ucraina e Russia,  vanno intrecciandosi con il problema energetico europeo. L’Unione dal canto suo non provvederà da sola  ad un’azione geopolitica e militare diretta verso Mosca, dal momento che gli interessi personali prevalgono sulla logica democratica e dell’aiuto. Per questo ordine di ragione, l’Ucraina non potrà essere ammessa come Stato membro dell’Unione. Bruxelles, intanto, oscilla con il suo comportamento in un limbo, aspettando gli alleati che agiscano.

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