11 settembre, il giorno più buio nella storia degli Stati Uniti

L’11 settembre rappresenta non solo per gli  Stati Uniti, ma per tutto il mondo occidentale una data storica che segna un punto di svolta nelle relazioni internazionali nel mondo contemporaneo. Quella mattina del 2001 circa diciannove attentatori, di cui quindici provenienti dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati arabi uniti, e uno dal Libano presero il controllo di quattro voli di linea partiti dagli aeroporti di Boston, Newark e Washington. Muhammad ‘Atta, ritenuto il capo dei dirottatori, alle 8.45 assunse il controllo del primo aereo, il quale fu il primo a schiantarsi contro il la Torre nord del World trade center, il volo American Airlines 11. Con circa quindici minuti di differenza, un secondo volo United Airlines 175, colpì la Torre sud. Alle 9.37, un terzo aereo American Airlines 77, guidato dai terroristi si diresse contro la facciata ovest del Pentagono. Successivamente, nell’arco di pochi minuti di differenza, un quarto aereo, il volo United Airlines 93 precipitò in aperta campagna vicino a Shanksville, in Pennsylvania, anche se secondo le ricostruzione avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca o il Campidoglio. In circa trenta minuti dalle 9.59 alle 10.28 , le due Torri, simbolo degli Stati Uniti, cuore dell’America, caddero al suolo. Tra le vittime complessive, si contano circa  3mila persone, di cui solo 2600 furono coloro che morirono nelle Torri.

Un attacco militare che può ricordare in parte Pearl Harbour, ma che ha significati profondamente intrinseci, dal ruolo dell’islam in confronto con la civiltà occidentale, simbolo ed emblema di esportazione della democrazia e del rispetto dei valori fondamentali, tra i quali si possono annoverare i diritti politici, sociali, religiosi, e da un altro lato la nuova “faccia” del terrorismo. Per la prima volta nella storia gli americani furono colpiti nella loro essenza, nel loro “cuore”. Tutto il mondo rimase perplesso e sconvolto, sulla condizione di  inefficienza del modello americano di proteggere i suoi cittadini.

La risposta immediata di Washington, fu quella di eliminare subito  il leader  dell’organizzazione terroristica Al- Qaeda, Osama Bin Laden. Uccisione che avverrà solo nel 2011, e del suo sodale talebano, il mullah Omar, nel 2013. Il leader dei terroristi e i suoi seguaci, di certo non avrebbero mai potuto immaginare l’inaspettato successo della loro azione, perché nessuna nazione fino a quel momento, era stata in grado di attraversare così velocemente  e efficacemente l’oceano per compiere un’azione militare e strategica, che segnò l’inizio di una vera e propria guerra del terrore. Un attacco verso un Paese, come quello degli States, che storicamente interventisti, non hanno mai subito azioni, ma le hanno fatte. Sta di fatto, che l’impegno americano e delle forze NATO presenti in Afghanistan, hanno scongiurato in questi vent’anni, altri attentati.

In quell’11 settembre, il giorno più lungo e buio della storia americana, il presidente di allora, George W.Bush, pronunciò un fortissimo discorso alla nazione, parlando di un nuovo mondo, diviso tra buoni e cattivi. “Oggi i nostri cittadini, il nostro modo di vivere, la nostra stessa libertà sono stati attaccati in una serie di atti terroristici deliberati. Migliaia di vite sono state strappate all’improvviso da attacchi terroristici spregevoli e malvagi.  Questi attacchi intendevano spaventare la nostra nazione, gettarla nel caos, spingerla a indietreggiare. Ma hanno fallito. Il nostro Paese è forte.  Possono scuotere le fondamenta dei nostri edifici più grandi, ma non possono toccare le fondamenta dell’America.  L’America è stata attaccata perché siamo, nel mondo, il faro più luminoso della libertà e dell’opportunità”.

Da qui, la nascita di nuove teorie strategiche nella politica estera statunitense, non più di containment , ma di una guerra preventiva. “Stiamo già cercando chi si nasconde dietro questi atti malvagi. Ho indirizzato tutte le risorse della nostra intelligence per cercare i responsabili e portarli di fronte alla giustizia. Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso gli attacchi e chi li ha armati. Nessuno di noi dimenticherà mai questo giorno e andremo vanti a difendere la libertà e tutto ciò che c’è di buono e giusto nel mondo”, con queste parole il presidente creò un nuovo spartiacque storico e politico nello scenario internazionale. Da quel momento, nacque l’operazione Enduring Freedom, con la quale viene legittimata ogni azione contro la guerra del terrore,  contro il regime dei Talebani in Afghanistan, contro i campi di addestramento di Al Qaeda nelle province di nord-ovest del Pakistan, nelle Filippine, nel Corno d’Africa e nel Trans-Sahara. Una storia terribile, quella tra la commemorazione delle vittime dell’attentato commesso nel 2001, con l’ascesa al potere in Afghanistan dei  talebani, con un nuovo Paese.

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