Ue e la crisi dei profughi: “Dobbiamo aiutare gli afghani in Afghanistan”

Duro colpo per coloro che si aspettavano una linea più dolce e accogliente da parte dell’Europa, sulla situazione dei profughi afghani. Con la caduta del Paese in mano ai talebani, è ora di pensare al nuovo problema dei flussi migratori. Un nuovo compito spetta all’Unione che deve agire coerentemente con un’unica e singola politica.

In una riunione dei ministri degli Interni dei singoli Stati, l’Ue ha rimandato il suo dovere di assistenza diretta dei richiedenti asilo. Di certo, quella di Washington è stato un voltafaccia verso i suoi alleati, perché quel conflitto non era più nella sfera “degli interessi vitali” dell’America. L’Unione sempre più fragile in tema di politica estera, di difesa, di sicurezza  e di immigrazione dovrà essere più autonoma. Nuove strategie geopolitiche ed economiche dovranno essere considerate, tenendo in considerazione il “buon” vicino russo, attore fondamentale. Per il momento Bruxelles si è limitato solo a rimandare il problema, mentre decine di migliaia di rifugiati chiedono aiuto al mondo intero. Una linea ferrea ed intransigente, espressa dal ministro degli Interni dell’Austria Karl Nehammer, dicendo “La cosa più importante è mandare un messaggio molto chiaro nella regione: state lì, aiuteremo a sostenere le persone dove sono”, ossia in Afghanistan. Anche un’altra tesi sembra aver visto l’accordo della maggioranza, ovvero quella di aiutare economicamente anche i Paesi limitrofi, evitando in questo modo un’ingente immigrazione di massa. “Non si creino speranze che non si possono realizzare come si è fatto in passato”, ha aggiunto il Jan Hamacek, ministro degli Interni della Repubblica Ceca.

L’Ue deve intervenire per coadiuvare l’azione di difesa dei confini del Mediterraneo. Il ministro danese Mattias Tesfaye, facendo riferimento alla crisi migratoria del 2015, in un intervento ha spiegato “non possiamo più criticare, come si è fatto nel 2015, i Paesi che stanno sostenendo i confini europei”, e in conclusione ha detto che serve il supporto a “Lituania, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Spagna e gli altri Paesi europei che stanno rafforzando e garantendo i nostri confini comuni”. Nelle note conclusive del documento si legge “Come priorità immediata l’Ue continuerà a coordinarsi con i partner internazionali, in particolare l’Onu e le sue agenzie, per la stabilizzazione della regione e per garantire che gli aiuti umanitari raggiungano le popolazioni vulnerabili, in particolare donne e bambini, in Afghanistan e in Paesi limitrofi”. Garanzie da Bruxelles anche  per i Paesi di transito che ospitano un gran numero di rifugiati e di migranti.

La comunità europea già sostiene la cooperazione con i Paesi dell’Asia meridionale, di cui l’Afghanistan fa parte, tramite sotto forma di assistenza finanziaria e di cooperazione economica. Tra gli obiettivi principali vi sono  stabilità regionale, la riduzione della povertà, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la buona governance e i diritti dei lavoratori. Ora, è un momento storico cruciale, dove bisogna agire e fare di più. Gli equilibri sono cambiati e l’Europa deve riacquisire il suo ruolo centrale di grande potenza e attore.

Nel discorso di apertura al Forum Strategico di Bled, il presidente del Parlamento  europeo David Sassoli, ha espresso il suo rammarico  in merito alla riunione conclusa dai ministri degli Interni “Siamo rimasti molto delusi dalle conclusioni del Consiglio Affari interni di ieri. Abbiamo visto Paesi fuori dall’Unione europea farsi avanti per offrire accoglienza ai richiedenti asilo afghani, ma non abbiamo visto un solo Paese membro fare altrettanto”. Sassoli, ha aggiunto “Non possiamo fare finta che la questione afghana non ci riguardi, perché′ abbiamo partecipato a quella missione condividendone obiettivi e le finalità”.

Print Friendly, PDF & Email