“La guerra è finita”. Dopo 20 anni si è conclusa la missione in Afghanistan

Dopo circa vent’anni può dirsi conclusa la guerra in Afghanistan. Iniziata a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001, questa è stata certamente la  guerra più lunga che gli Stati Uniti abbiano  mai affrontato nella loro storia. Un conflitto dagli esiti totalmente incerti, dove si è constatata l’inadeguatezza e l’inefficienza della politica del peace-keeping e peace-building di stampo prettamente occidentalistico.

Kenneth McKenzie, il generale a capo del comando degli Stati Uniti, ha dichiarato che il ritiro dei militari significa “sia la fine dell’evacuazione della componente militare che la fine di quasi vent’anni di missione iniziata in Afghanistan poco dopo l’11 settembre”, sottolineando come la missione “ha assicurato alla giustizia Osama Bin Laden insieme a molti co-cospiratori di al Qaida”. Il generale ha ribadito il costo che ha avuto questa guerra portata a termine. Ben 2.461 militari e civili sono stati uccisi, con 20mila feriti e ben 13 marines uccisi la scorsa settimana. Subito dopo la partenza dell’ultimo volo, i talebani hanno festeggiato. “Abbiamo nuovamente fatto la storia”, queste le parole di un alto dirigente delle milizie talebane, Anas Haqqani.

Senz’altro la guerra  in Afghanistan è ben diversa da quella avvenuta nel Vietnam, eccetto che per un dettaglio, ovvero la sconfitta degli americani. Quella del Vietnam, venne combattuta in un contesto radicalmente differente, con la contrapposizione essenzialmente ideologica del mondo in due blocchi principali, tra Stati Uniti e l’Unione Sovietica, che si contendevano l’egemonia mondiale. Un clima dove permeava la dottrina Truman, volta al “contenimento” dell’ideologia di  stampo comunista nel mondo. Una guerra  tipicamente regionale, dove l’amministrazione americana si opponeva fortemente all’ascesa del presidente Ho Chi Minh, che dopo il 1954 aveva concentrato la sua attenzione sullo stato nordvietnamita, volto all’unificazione di tutto il Paese. Diversamente quella in Afghanistan, è nata dopo all’attacco di al-Qaida alle Torri Gemelle, avvenimento che venne interpretato come l’ergere di un conflitto tra Occidente e islam. Un conflitto che sarebbe dovuto  essere  tra Usa e Afghanistan, ma che l’amministrazione americana appellandosi all’art. 5 del trattato del Nord Atlantico chiese aiuto ai propri alleati, per una minaccia out of area, ossia esterna al tradizionale teatro europeo. L’obiettivo era la cattura di Osama bin Laden, con una richiesta verso il governo afghano affinché lo consegnassero. Di fronte all’evidente opposizione, la potenza d’oltreoceano insieme alla Gran Bretagna avviarono l’operazione Enduring Freedom, coadiuvata da una risoluzione ONU. Dal 2003, con il perdurare della difficile situazione, nella capitale Kabul, venne schierata una forza multinazionale, la ISAF, l’International Security Assistance Force. Una missione che era diventata non più americana, bensì occidentale, coinvolgendo anche gli attori della NATO e di conseguenza molti europei,  con l’unico intento di combattere il terrorismo.

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