Mandato, «il centravanti in giacca e cravatta» innamorato del pallone. La recensione al suo libro

Il centravanti in giacca e cravatta è un libro che parla di pallone, non di calcio. Lo dichiara pure lo stesso Tommaso Mandato, l’autore, che, nelle note conclusive della sua autobiografia, scrive chiaramente che: «Continuo a chiamarlo pallone per distinguerlo dal calcio, che è un’altra cosa: il primo è passione, gioia, voglia di correre, ebbrezza di segnare, soddisfazione nel parare, spontaneità; il secondo è invece business, interessi, calcolo, denaro, media, potere». Una distinzione non da poco, che è stata la quintessenza anche delle sue decisioni, dapprima, sportive, successivamente, professionali.

Appunto, il giovane calciatore Mandato, ha, spesso, scelto le squadre in cui militare per questioni emotive ed affettive piuttosto che per ritorni in termini di carriera. Per esempio, tra l’Avellino e l’Ascoli, ha deciso di giocare con gli irpini, perché la città era più vicina al suo ambiente e alla sua casa, ai suoi genitori e ai suoi amici.
Motivi che l’hanno spinto anche ad appendere le scarpette al chiodo e a fargli indossare i panni di procuratore sportivo, con l’intento, stavolta, di evitare gli errori commessi da giovanissimo: «Non mi interessava allenare, né tantomeno la scrivania da dirigente sportivo, ma volevo assolutamente svolgere un’attività di consulenza che potesse assistere i giovani calciatori nel percorso calcistico, in poche parole il procuratore, cioè quella figura di cui avrei avuto bisogno proprio io qualche anno prima. Non un semplice procuratore, quindi, ma un mentore che suggerisse ai propri assistiti scelte che andassero al di là del semplice ingaggio».
Un proposito che, però, si è scontrato soprattutto con la dura realtà di un mondo, quello del calcio, che Tommaso Mandato definisce «particolare», «un’isola dorata che viaggia in totale autonomia rispetto al resto del paese. Chi ci bazzica dentro perde molto spesso i valori, i parametri della vita quotidiana e devi adattarti altrimenti a poco a poco ne vieni escluso».

Mandato, così, si è, pian piano ed autonomamente, messo da parte da questo universo, allontanato per non farsi trascinare come, al contrario, stava accadendo all’inizio della sua nuova professione, periodo nel quale «mi ero adattato a diverse situazioni [modificando] parte del mio carattere».
Quello che ha disorientato l’autore è stata, specialmente, l’inconciliabilità della sua idea di pallone con quella che, sovente, hanno i genitori rispetto ai figli, nel settore giovanile, e con quella che hanno i calciatori ed i congiunti di questi ultimi, nel settore dilettantistico e professionistico.

Nonostante la forma scritta, dalle parole si riesce a sentire un certo malessere di Mandato, che, in questa autobiografia, mostra il suo aspetto più squisitamente umano. Un turbamento che si riscontra un po’ in tutto il libro, specialmente perché la vita del neo-scrittore ha avuto disillusioni e sofferenze unitamente a sussulti e soddisfazioni. Disillusioni che, in questa sede, abbiamo approfondito fino a poche righe fa; sofferenze, invece, legate, in particolare, alla cecità del padre e alla scomparsa prematura e improvvisa della madre per un incidente domestico.
Il capitoletto dedicato al racconto della morte della madre appare quello più saliente per capire Tommaso Mandato come uomo, perché è quello che l’ha segnato maggiormente. Al netto dell’assurdità per la dinamica della scomparsa materna, salta agli occhi di chi legge, inevitabilmente, che la madre sia morta esattamente nel giorno del suo onomastico, il 21 dicembre, San Tommaso, quasi un modo per rendere indissolubile il legame con il figlio.
Lo stesso Mandato descrive il rapporto con la madre in questi termini: «È sempre stato intenso, avevamo molte affinità caratteriali. Persino col Pallone dimostrò il suo interesse: all’inizio era completamente ignara, ma segretamente aveva imparato a seguirmi, orgogliosa andava a leggersi tutti gli articoli che mi riguardavano, senza fare mai grandi proclami pubblici». E se queste parole possono risentire del vissuto personale e dei ricordi dell’autore, a testimoniare l’orgoglio della signora Teresa per suo figlio Tommaso e per la sua passione verso il pallone, è una lettera, scrive l’attuale presidente del Campus 3S,  «che mi fu recapitata da alcuni miei cugini di Lecce, che avevano ricevuto da mia madre ai tempi in cui giocavo al calcio e il contenuto fu per me una piacevole sorpresa: mamma aggiornava i suoi parenti salentini sulla mia carriera calcistica con una enfasi e una gioia incredibili, sciorinando dei dati e prospettive che forse erano ignoti anche a me».

Il centravanti in giacca e cravatta è un’autobiografia breve, chiara, senza troppi fronzoli, che potrebbe richiamare anche quei lettori più restii a leggere il racconto di vita di un personaggio pubblico. Resistenza spiegata, senza infingimenti, dal fatto che le autobiografie, sono, frequentemente, autocelebrative e risentono della vanità di chi le scrive.
Tommaso Mandato, tuttavia, è stato bravo perché ha saputo utilizzare gli aneddoti della propria vita per riportare chi legge a periodici storici e calcistici che non ci sono più, a riproporre delle riflessioni su ciò che è diventato il calcio, a dire che le scelte di ciascuno risentono del passato e con questo devono mediare se si vuole guardare al futuro.

Tommaso Mandato «è una delle migliori persone che si possano incontrare, uomo ricco di ironia e intelligenza, di gentilezza e di impegno sociale, di grande levatura, una forza vera e imprescindibile di questo territorio» sostiene Maurizio De Giovanni.
Rispetto alla mancata carriera di calciatore, «la sua partita è andata diversamente: non abbiamo avuto, è vero, nella sua pienezza realizzata un potenziale campione però […] ci siamo ritrovati un vero e proprio top player nella partita più importante, quella della vita vera» dice di Tommaso, dal canto suo, Enzo Decaro.
De Giovanni e Decaro tratteggiano Mandato in questo modo, firmando, rispettivamente, la prefazione e la postfazione di questo libro, edito da Homo Scrivens, nel 2021, e già alla prima ristampa.

 

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