Green Pass per le mense, i sindacati delle forze dell’ordine scrivono al governo: “discriminazioni tra colleghi e mancanza di confronto con noi”

In questi giorni hanno fatto il giro del web le foto di poliziotti seduti a terra, sui muretti, per strada o nei parcheggi immortalati a consumare il loro pranzo al sacco, in quanto sono stati esclusi dalle mense dei rispettivi luoghi di lavoro in mancanza del Green Pass. Ricordiamo che con una circolare del 14 agosto 2021 il governo ha chiarito con delle FAQ sul suo sito che le mense aziendali e di servizio sono da considerare al pari dei ristoranti, in quanto luoghi di ritrovo di molte persone al chiuso che consumano in compagnia il loro pasto. Il Green Pass entrato in vigore il 6 agosto 2021 per qualcuno sta introducendo una sorta di “segregazione sociale“, non solo tra i cittadini ma anche tra le categorie di controllo e sicurezza come le forze dell’ordine. Tante le critiche giunte non solo dai sindacati ma anche da migliaia di persone sui social in supporto a coloro che sono costretti a consumare il proprio pasto all’esterno degli edifici, lontano dai colleghi, che hanno invece deciso di farsi inoculare il vaccino contro il covid-19, un vaccino che resta comunque non obbligatorio. Molti dubbi si legano al fatto che quegli stessi colleghi costretti a pranzare fuori dalle mense trascorrono dalle 8 alle 12 ore insieme magari nella stessa auto di pattuglia, nello stesso ufficio o addirittura nello stesso alloggio. Sappiamo chiaramente quanto sia complicato anche farsi fare un tampone ogni 48 ore (a pagamento o gratuito che sia) e in tanti si appellano al principio di non discriminazione sottolineato anche dalla stessa unione Europea nel Regolamento (Ue) 2021/953 del parlamento europeo e del consiglio del 14 giugno 2021
Rettifica del regolamento UE 2021/953 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2021:
È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto…”.

Molto interessante anche il 18° Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00388 nella seduta n. 337 del 16 giugno 2021 sul sito del Senato. È un atto che di fatto riassume la campagna di vaccinazione e la sua fase di studio intrapresa proprio in questo periodo di emergenza e che riporta una lettera aperta, sottoscritta da un gruppo di medici inglesi, indirizzata all’MHRA (Medicines & healthcare products regolatory agency), l’equivalente dell’AIFA italiana: “in particolare, si legge che “Tutti gli studi di fase 3 sui vaccini COVID-19 sono in corso e non dovrebbero concludersi fino alla fine del 2022/inizio 2023. I vaccini sono, quindi, attualmente sperimentali con dati limitati sulla sicurezza degli adulti a breve termine e non disponibili”.

Il tutto tenderebbe quindi a giustificare la scelta di migliaia di poliziotti, carabinieri ed anche milioni di cittadini che navigano ancora tra dubbi ed incertezze sul siero, tanto da avere preferito “l’emarginazione sociale” per le attività che prevedono l’utilizzo del Green Pass.
È chiaro, però, che i sindacati di Polizia, pur riconoscendo il periodo di emergenza che (non solo) il nostro Paese sta vivendo, non vogliono certamente entrare nello specifico giudicando le scelte del governo in termini sanitari (specialmente quando supportate da tesi scientifiche), bensì richiedono esplicitamente di essere coinvolti almeno per le decisioni che riguardano le forze dell’ordine in quanto alcune scelte. Il tutto per non minare l’equilibrio che faticosamente si riesce a mantenere data la pericolosità di questo lavoro: eventuali scelte superficiali potrebbero alterare e mettere sotto pressione la tranquillità di quei soggetti che garantiscono la nostra sicurezza, con probabili ripercussioni sull’intera società.

Il 16 agosto 2021 cinque tra le firme sindacali più importanti nel mondo delle forze dell’ordine, SIULP (F. Romano), SIAP (G. Tiani), FNS CISL (M. Vespia), SINAFI (E. Taverna), SIAMO ESERCITO (D. Delcuratolo), hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio (prof. Mario Draghi), al Ministro dell’Interno (S.E. Luciana Lamorgese), al Ministro della Difesa (On. Lorenzo Guerini), al Ministro dell’economia e delle finanze (On. Daniele Franco) ed al Ministro di Grazia e Giustizia (S.E. Marta Cartabia), sottolineando la necessità di una collaborazione tempestiva tra le sigle e le istituzioni ma soprattutto ricordando che “le mense di servizio in parola, poiché –a differenza dei ‘turisti’– vi accedono esclusivamente quegli stessi lavoratori che prestano servizio, magari da decenni, nella medesima sede. Pur non entrando nel merito delle scelte di Governo – per le quali, com’è giusto, dovrà assumersi oneri e responsabilità circa obblighi e esclusioni (anche se fortemente auspicabile, poiché ritenuto dalla scienza il mezzo prioritario di contrasto, non ci risulta che ci sia una norma che imponga a chicchessia o agli appartenenti al comparto un obbligo vaccinale) – le scriventi OO. SS. non possono esimersi dal rivendicare il ruolo di parte sociale, soprattutto in questo frangente e per queste delicate e complesse tematiche che impattano anche sui diritti fondamentali del personale”. Insomma, aggiungiamo noi, la situazione è delicata e complessa e non solo dal punto di vista strettamente sanitario.

Clicca qui per scaricare il PDF: Lettera SIULP, SIAP, FNS CISL, SINAFI e Siamo Esercito versione definitiva

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