Addio Gino Strada, muore a 73 anni il fondatore di Emergency, una vita al servizio dell’umanità

Si è spento proprio questa mattina in Normandia, all’età di 73 anni, Gino Strada, fondatore di Emergency. Non è un caso che un uomo che è stato in grado di far sorgere il sole nelle vite di tanti, sia andato via proprio oggi, in una caldissima mattina di Agosto, lasciandosi alle spalle tutta la luce che ha regalato in questi anni all’umanità intera.

Con l’Ong nata 25 anni fa, infatti, il chirurgo ha promosso la costruzione di ospedali e posti di primo soccorso in 18 Paesi.  Gino Strada è stato uno di quei medici ciecamente devoti all’umanità, sin da giovane, lavorando con il Comitato internazionale della Croce Rossa, si è messo al servizio di varie zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina. Esperienze che segnano chi le intraprende, soprattutto chi lo fa con un cuore messo al servizio dell’altro.

Proprio da queste esperienze e questo motivo nasce Emergency, associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo che, dalla sua fondazione nel 1994 alla fine del 2013, ha fornito assistenza gratuita a oltre 6 milioni di pazienti in 16 paesi nel mondo.

“Gino Strada se n’è andato. Capitava. Ci capitava, in Afghanistan come in Iraq, come in tanti luoghi di guerra, di restare senza parole davanti all’orrore ed alla sofferenza,” racconta il vignettista Vauro Senesi commentando la morte dell’amico, “A volte insieme le cercavamo per denunciare il crimine che è la guerra. Dovevamo trovarle e le trovavamo. Io invece oggi non ne trovo per dire il dolore che la scomparsa di Gino mi provoca dentro. Non le trovo perché non possiamo più cercarle insieme. Addio caro Gino”.

Citando le parole del presidente del parlamento europeo David Sassoli in un suo twitt, Gino strada è stato un vero e proprio maestro di umanità. “Se un qualsiasi essere umano sta in questo momento soffrendo, è malato o ha fame ci deve riguardare tutti”, aggiunge Sassoli citando a sua volta le grandi parole di Gino Strada stesso, “perché ignorare la sofferenza di una persona è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi. Addio Gino Strada, maestro di umanità”.

Se c’è, infatti, qualcosa che si può fare per tenere viva la memoria di un uomo di così tanto spessore dal punto di vista umanitario è mettere la propria vita al servizio degli altri, soprattutto di coloro che soffrono.  Un grande esempio è Cecilia, la figlia di Gino Strada, la quale scrive in un post su facebook: “Amici, come avrete visto il mio papà non c’è più. Non posso rispondere ai vostri tanti messaggi che vedo arrivare, perché sono in mezzo al mare e abbiamo appena fatto un salvataggio. Non ero con lui, ma di tutti i posti dove avrei potuto essere…beh, ero qui con la ResQ – People saving people a salvare vite. È quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre.”

Perché come Gino Strada ha cercato insegnare al mondo, non c’è balsamo più efficace per le proprie ferite dell’essere in grado di curare quelle di qualcun altro. O almeno provarci.

 

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