Un anno di Covid: l’apprendimento online e le sue debolezze

In un momento storico senza precedenti, in molti Paesi del mondo si ritorna tra i banchi scolastici, ma le conseguenze del lungo stop possono avere impatti a lungo termine sugli  alunni. Secondo le stime OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, in un documento sulla direzione Education and Skills, evidenzia una correlazione tra chiusure e risultati di apprendimento.

In un sondaggio si mostra come alcuni paesi hanno mantenuto le scuole aperte e sicure anche in situazioni di estrema difficoltà, registrando performance migliori, rispetto a coloro che hanno deciso la strada della chiusura. Andreas Schleicher, direttore del programma Education and Skills, ha spiegato chiaramente, “I bambini sono i meno vulnerabili al coronavirus. SI ammalano raramente eppure sono il gruppo che è stato più colpito dalla sospensione della socialità indispensabile per contenere il virus. La scuola non è solo il luogo dove gli studenti imparano contenuti” – e ha aggiunto – “È anche un’impresa sociale importantissima. L’apprendimento è sempre un’esperienza di socialità quindi più a lungo gli studenti sono stati esclusi, più a lungo sono stati lontani dagli insegnanti e dalle loro reti sociali, tanto più il loro benessere è stato compromesso. Infatti, per recuperare quel benessere ci vorrà più tempo rispetto al danno didattico”.

Lo studio dimostra chiaramente che non vi è alcuna correlazione tra il numero dei tassi di infezione nella popolazione, con nuovi positivi, e la chiusura del sistema scolastico. In altre parole, paesi che hanno registrato tassi di infezione simili,  hanno attuato politiche diverse sulle riaperture  scolastiche, per motivi educativi, di infrastrutture, di sicurezza sanitaria. Gli Stati, laddove la chiusura  delle scuole sia stata  necessaria, hanno compiuto grandi sforzi per mitigare l’impatto negativo che il Covid-19 ha avuto su famiglie, bambini e  gli emarginati. Molti Stati, dove la capacità scolastica era molto limitata a causa del distanziamento sociale, hanno dato la priorità a bambini piccoli e studenti svantaggiati per l’apprendimento di persona, perché l’apprendimento digitale è più difficile per loro. Questo divario sociale ed economico, deve far riflettere. Le differenze si fanno ancora più nette, tra coloro che possono acquistare strumenti digitali per le lezioni a distanza e coloro che hanno rinunciato all’educazione. I dati mostrano il 71% dei Paesi con dati comparabili, ha fornito misure correttive per ridurre il divario; il 64% lo ha fatto nella scuola secondaria e il 58% a livello secondario superiore. Solo il 30% ha guardato con maggiore attenzione a immigrati, rifugiati, minoranze etniche o  indigeni. Ma perché il mondo ha dovuto farmi fronte solo a causa della pandemia.

Il crescente uso dell’e-learning ha causato un aumento del deficit di socializzazione tra i bambini e il peggioramento della dipendenza da dispositivi  elettronici. Secondo la logopedista greca Maria Roussohatzakis, “Genitori e insegnanti cercavano di limitare l’interazione dei bambini con cellulari e tablet. Ma ora non ci sono più limiti, è incontrollabile. I bambini sono entrati in un processo di dipendenza ai social media e alle promozioni. Con la scusa dell’interazione con le attività extrascolastiche, i bambini ora sono sempre connessi, ma non sappiamo come gestiscano le connessioni”.

Certo è che sono stati compiuti grandi sforzi per garantire  l’affidabilità dei  servizi per studenti e genitori. Alcuni paesi hanno messo in atto nuovi canali per facilitare la comunicazione tra alunni e famiglie, insegnanti e autorità locali, attuando una serie di approcci per garantire l’inclusione sociale nell’insegnamento a distanza. Questo grazie a piattaforme digitali flessibili, autogestite e tramite la conclusione di accordi con gli operatori delle comunicazioni mobili e le società di internet, per migliorare l’accesso. In aggiunta, anche il tempo di istruzione è stato una chiave fondamentale per una qualità delle lezioni, dando la priorità a determinati programmi di studio per evitare il sovraccarico, per docenti e alunni.

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