Libia, Guardia costiera spara contro tre pescherecci italiani, comandante “Aliseo” ferito: “Siamo vivi per miracolo”

Dalla Libia un nuovo capitolo della “guerra del pesce”, in corso da anni nel Mediterraneo. L’ultima vittima è Giuseppe Giacalone, comandante di un peschereccio della flotta di Mazara del Vallo, ferito ad un braccio e alla testa dai colpi di arma da fuoco sparati da una motovedetta della Guardia Costiera libica contro l’imbarcazione.

Il commodoro Masoud Ibrahim Abdelsamad, portavoce della Marina libica, li ha definiti “Colpi di avvertimento in aria per fermare imbarcazioni che avevano sconfinato nelle nostre acque territoriali”.

Secondo l’Adnkronos, inoltre, Giuseppe Giacalone, si sarebbe ferito non perché raggiunto dai proiettili della Guardia costiera libica, ma solo dopo essersi spostato velocemente sull’imbarcazione. Fatto sta che la zona dell’incidente, come ricordato dal ministero degli Esteri e dalla Marina militare italiana, “era stata definita ad alto rischio per tutte le imbarcazioni già nel maggio 2019 dal Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti”. Lo dimostra soprattutto come l’unità militare libica non abbia esitato minimamente ad aprire subito il fuoco contro le imbarcazioni.

“Sono in corso accertamenti sulla dinamica di quanto avvenuto, ma l’incidente conferma nondimeno la pericolosità della zona prospiciente le coste della Libia dove non si può pescare”. Così, in una nota, la Farnesina, la quale ha poi confermato che il comandante ha riportato solo lievi ferite che non destano preoccupazione.

“Siamo vivi per miracolo, ci hanno sparato a pallettoni, qui la cabina è piena di buchi”, così Giuseppe Giacalone risponde via radio all’ANSA, mentre naviga in direzione di Mazara del Vallo e racconta in prima persona la sua esperienza.

“Erano le 14 quando tutto è successo -continua il racconto- mentre eravamo in navigazione verso Nord-est ci ha raggiunto una motovedetta libica e ha iniziato a sparare. I colpi ci hanno raggiunto e i vetri della plancia sono andati in frantumi. È stato un inferno. Io sono rimasto ferito al braccio e anche alla testa perchè il finestrino della cabina è andato in frantumi e le schegge di vetro mi hanno colpito”.

“Non appena si sono resi conto del mio ferimento”, conclude, “hanno cercato di giustificarsi, ‘perdono, perdono, ora ti soccorriamo’, ripetevano mentre la nostra imbarcazione veniva sorvolata dall’elicottero della Marina Militare italiana che è subito intervenuto in nostro soccorso”.

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