Colombia: dallo sciopero alla violenza, l’ONU condanna le forze dell’ordine

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Uso di armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine in Colombia

In Colombia sono già 19 le vittime della rivolta messa in atto dopo la riforma fiscale del governo di Iván Duque, a causa dei violenti scontri con le forze dell’ordine.

Il Presidente Colombiano è stato messo sotto accusa dalla popolazione in protesta per aver portato il paese al collasso economico, con oltre 500mila attività fallite e più del 40% della popolazione in povertà. 

Ma a scatenare le proteste è stato il progetto di riforma fiscale, con cui il Presidente Duque avrebbe sottoposto a un’ennesima difficoltà le classi poco agiate, già colpite duramente da quest’era pandemica, attraverso un aumento generalizzato dell’imposta sul valore aggiunto e più tasse per la classe media.

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Proteste e violenza a Calì

La riforma ha generato contestazioni che dal 28 aprile – primo giorno di protesta – ad oggi si sono trasformate in una vera e propria rivolta del popolo Colombiano, che sta affogando in un caos generale. Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno provocato 19 morti (tra cui 18 civili e un poliziotto) e non pochi feriti. Le strade di Medellin, Bogotà e molte altre città sono state prese d’assalto: negozi vandalizzati, auto incendiate e assalti alle banche. La polizia ha reagito con lacrimogeni e armi da fuoco, il che ha alimentato la brutalità della situazione colombiana.

Da un semplice sciopero si è passato ad una violenza generale che ha costretto, il 3 maggio, il ministro delle finanze Alberto Carrasquilla alle dimissioni e il ritiro della riforma da parte di Ivàn Duque.

Intanto, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani chiama alla calma, sottolineando che «è compito dello Stato difendere i diritti dei propri cittadini, primo fra tutti, quello alla vita e alla sicurezza personale, senza dimenticare la libertà di riunione pacifica». Con questa dichiarazione, l’ONU denuncia un uso eccessivo della forza da parte degli agenti contro i manifestanti.

In effetti, le violenze da parte degli agenti sono state brutali: il primo omicidio il 28 aprile è avvenuto ai danni di un 17enne, Marcelo Agredo Inchima, seguito da quello del 22enne Nicolás Guerrero, un ragazzo che stava semplicemente filmando le proteste.

Motivi, questi, che da un lato spingono i manifestanti a non fermarsi e da quello opposto  il governo di Duque a cercare una strategia di dialogo per porre fine allo sciopero nazionale.

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