Quando una zolletta di zucchero salvava la vita

C’è stato un tempo, relativamente lontano, in cui migliaia di vite sono state salvate grazie ad una zolletta di zucchero imbevuta di medicinale.

 

Migliaia di bambini sono stati sottratti a quel mostro chiamato poliomielite ricevendo il famoso vaccino, che non stava in una siringa bensì in un poco di zucchero e, così come si fa con i dolci, fu regalato a tutti i bambini del mondo.

 

Lo scienziato che lo aveva inventato si chiamava Bruce Albert Sabin. Era un giovane ufficiale americano di origine ebreo polacca, laureatosi a New York in medicina.

 

Aveva un carattere spigoloso, egocentrico, intransigente e burbero, abituato a lavorare da solo e quindi molto severo con i suoi collaboratori, ma senza dubbio pieno di umanità.

Si concentró sullo studio della poliomielite negli anni in cui era diventata una vera e propria piaga in varie parti del mondo. 

 

Questa malattia aveva paralizzato tra il 1951 e il 1955 oltre 28mila bambini. Nel solo 1951 negli USA aveva colpito 21mila persone; in Italia oltre 8mila nel 1958.

 

Il virus si diffondeva attraverso l’acqua e i cibi contaminati; attaccava in particolar modo i bambini causando prima tosse e starnuti e poi aggredendo il sistema nervoso. Alcune delle conseguenze erano problemi psichici, paralisi alle gambe e braccia e in molti casi portava alla morte.

 

I primi a produrre e sperimentare il vaccino di Sabin furono i russi, poi arrivarono i cecoslovacchi , i polacchi e i tedeschi ed infine gli italiani. L’autorizzazione all’utilizzo del vaccino, in Italia arrivò nel 1963 e dal 1966 divenne obbligatorio.

 

Ma la cosa straordinaria fu che quel dottore, forse egocentrico ma sicuramente non egoista e tantomeno avido, decise di non brevettare mai la sua scoperta e di metterla a disposizione dell’intera umanità, gratuitamente e rinunciando quindi a diventare miliardario.

 

Quel vaccino, sciolto in una zolletta di zucchero, lui lo definiva: “il mio regalo a tutti i bambini del mondo”.

 

Una scelta, la sua, che assume un significato ancor più speciale se si pensa che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Sabin aveva scoperto che le sue due adorate nipotine erano morte in un lager nazista.

E a chi anni dopo gli chiese se non nutrisse un desiderio di vendetta rispose: “Mi hanno ucciso due nipotine , ma io ho salvato i bambini di tutta Europa. Non è stata forse la mia una splendida vendetta?

E aggiunse: “io credo che l’uomo più potente sia quello che riesce a trasformare il suo nemico in un fratello”.

 

In questa pandemia le multinazionali farmaceutiche hanno trasformato l’emergenza in un mercato miliardario. Possono farlo e lo fanno, in fondo potrebbe sempre valere la regola per cui è l’egoismo che salva il mondo, come ha detto anche il premier inglese Boris Johnson.

 

Ma il confronto con Sabin è inevitabile alla luce delle attuali problematiche di produzione e distribuzione dei vaccini anti covid.

La capacità del burbero scienziato Sabin di guardare l’umanità con occhi compassionevoli dovrebbe spingere ad una riflessione semplicissima: i vaccini devono essere gratuiti e disponibili per tutti, in ogni angolo della terra, soprattutto nei paesi poveri che rischiano di rimanere esclusi dalla distribuzione, altrimenti il virus continuerà a vivere sul pianeta e ad aleggiare come una minaccia su tutti noi.

 

Gli esseri umani non devono morire in maniera troppo miserabile – diceva Sabin– la medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire”.

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