Iraq, Papa Francesco nell’omelia saluta il popolo curdo e chiede rispetto per le donne

Prosegue il cammino di Papa Francesco in Iraq. Da Qaraqosh, la città della Piana di Ninive che, prima dell’arrivo dell’Isis nel 2014, contava 50 mila cristiani, il pontefice ha voluto incontrare la comunità cristiana. “Con grande tristezza, ci guardiamo attorno e vediamo altri segni, i segni del potere distruttivo della violenza, dell’odio e della guerra. Quante cose sono state distrutte! E quanto dev’essere ricostruito! Questo nostro incontro dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Dio”, “anche in mezzo alle devastazioni del terrorismo e della guerra, possiamo vedere, con gli occhi della fede, il trionfo della vita sulla morte”, queste le parole del Santo Padre. Il cardinal Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, ha detto  “Una visita storica e molto coraggiosa”. Il pontefice ha ribadito “Sicuramente ci sono momenti in cui la fede può vacillare, quando sembra che Dio non veda e non agisca. Questo per voi era vero nei giorni più bui della guerra, ed è vero anche in questi giorni di crisi sanitaria globale e di grande insicurezza. In questi momenti, ricordate che Gesù è al vostro fianco. Non smettete di sognare! Non arrendetevi, non perdete la speranza!”. E sottolinea l’importanza del perdono “Perdono: questa è una parola-chiave. Il perdono è necessario – ha sottolineato il Papa- per rimanere nell’amore, per rimanere cristiani. La strada per una piena guarigione potrebbe essere ancora lunga, ma vi chiedo, per favore, di non scoraggiarvi. Ci vuole capacità di perdonare e, nello stesso tempo, coraggio di lottare. So che questo è molto difficile. Ma crediamo che Dio può portare la pace in questa terra. Noi confidiamo in Lui e, insieme a tutte le persone di buona volontà, diciamo ‘no’ al terrorismo e alla strumentalizzazione della religione”.

Si rivolge infine alle donne e dice  “le madri consolano, confortano, danno vita. E vorrei dire grazie di cuore a tutte le madri e le donne di questo Paese, donne coraggiose che continuano a donare vita nonostante i soprusi e le ferite. Che le donne siano rispettate e tutelate! Che vengano loro date attenzione e opportunità!”

Infine il Pontefice, nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, al termine dell’incontro con la comunità cristiana, ha voluto firmare il Libro d’onore. “In questa chiesa distrutta e ricostruita, simbolo della speranza di Qaraqosh e di tutto l’Iraq, invoco da Dio, per intercessione della Vergine Maria, il dono della pace”, il messaggio che ha scritto Bergoglio.

Papa Bergoglio già il giorno precedente, a Mosul nel nord dell’Iraq ha pregato per le vittime della guerra, dichiarando “Qui a Mosul le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com’è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone, musulmani, cristiani, yazidi che sono stati annientati” dal terrorismo “e altri sfollati con la forza o uccisi!”. “Oggi, malgrado tutto, riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra”.

Nell’omelia della messa ad Erbil, capitale della regione autonoma a maggioranza cristiana, il Santo Padre ha detto “Gesù non solo ci purifica dai nostri peccati, ma ci rende partecipi della sua stessa potenza e sapienza. Ci libera da un modo di intendere la fede, la famiglia, la comunità che divide, che contrappone, che esclude, affinché possiamo costruire una Chiesa e una società aperte a tutti e sollecite verso i nostri fratelli e sorelle più bisognosi. E nello stesso tempo ci rafforza, perché sappiamo resistere alla tentazione di cercare vendetta, che fa sprofondare in una spirale di ritorsioni senza fine”.

“Gesù con la potenza dello Spirito Santo ci invia, non a fare proselitismo, ma come suoi discepoli missionari, uomini e donne chiamati a testimoniare che il Vangelo ha il potere di cambiare la vita. Il Risorto ci rende strumenti della pace di Dio e della sua misericordia, artigiani pazienti e coraggiosi di un nuovo ordine sociale”. E ha  aggiunto “La Chiesa in Iraq, con la grazia di Dio, ha fatto e sta facendo molto per proclamare questa meravigliosa sapienza della croce diffondendo la misericordia e il perdono di Cristo, specialmente verso i più bisognosi. Anche in mezzo a grande povertà e difficoltà, molti di voi hanno generosamente offerto aiuto concreto e solidarietà ai poveri e ai sofferenti”. E ha proseguito “Questo  è uno dei motivi che mi hanno spinto a venire in pellegrinaggio tra di voi a ringraziarvi e confermarvi nella fede e nella testimonianza. Oggi, posso vedere e toccare con mano che la Chiesa in Iraq è viva, che Cristo vive e opera in questo suo popolo santo e fedele”.

“In questi giorni passati in mezzo a voi-  ha detto il pontefice – ho sentito voci di dolore e di angoscia, ma ho sentito anche voci di speranza e di consolazione. E questo è merito, in buona parte, di quella instancabile opera di bene che è stata resa possibile grazie alle istituzioni religiose di ogni confessione, grazie alle vostre Chiese locali e alle varie organizzazioni caritative, che assistono la gente di questo Paese nell’opera di ricostruzione e rinascita sociale. In modo particolare, ringrazio i membri della Roaco (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali, ndr.) e le agenzie che essi rappresentano”.

“L’Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore”. Sono queste le parole del Santo Padre , al termine della messa ad Erbil, che concludono il viaggio in Iraq. “Chiedo a tutti voi, cari fratelli e sorelle, di lavorare insieme in unità per un futuro di pace e prosperità che non lasci indietro nessuno e non discrimini nessuno”, ha detto Jorge Mario Bergoglio a conclusione ad Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Il Santo Padre si è rivolto “in particolare la cara popolazione curda”, al termine della sua omelia. Questa sera è previsto il rientro a Baghdad, domani, senza discorsi pubblici, la cerimonia di congedo e il ritorno a Roma. “Vi assicuro le mie preghiere per questo amato Paese. In modo particolare, prego che i membri delle varie comunità religiose, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, cooperino per stringere legami di fraternità e solidarietà al servizio del bene comune e della pace. Salam, salam, salam! Shukrán! (Grazie) Dio vi benedica tutti! Dio benedica l’Iraq! Allah maakum! (Dio sia con voi)”.

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