Nasce la stanza Cometa per i piccoli pazienti oncologici. Ecco i dettagli

La distanza, per il dizionario online della Treccani, è «la lunghezza del percorso fra due luoghi, due oggetti, due persone»; in molti casi, è bene, però, che essa sia la più corta possibile.
Le esperienze ci hanno insegnato a mantenere le distanze, specialmente, con alcune persone e da certe situazioni. La pandemia, altresì, ci ha imposto di mantenere le distanze con gli altri per far sì che il rischio di contrarre il virus sia basso.
Sebbene sempre diverse, le circostanze, nelle quali è necessario mantenere le distanze, hanno uno scopo comune: proteggere se stessi e gli altri.

Con questo scopo – inevitabile per i protocolli terapeutici – e con l’intenzione di fare in modo che le relazioni con i propri cari possano continuare malgrado le distanze, sta per nascere la stanza COMETA, al Policlinico Agostino Gemelli di Roma.
COMETA è «la stanza di degenza tecnologica per consentire ai piccoli pazienti, sottoposti a radioterapia metabolica, di mantenere il contatto con i propri familiari e amici durante il periodo di isolamento» riporta il sito dell’associazione Romanini, nella pagina dedicata al progetto (clicca qui). «La stanza» – tuttavia – «[è] utile anche ai genitori ricoverati per rimanere in contatto con i propri figli piccoli .

«La radioterapia metabolica, che prevede la somministrazione al paziente di sostanze radioattive per la cura selettiva di specifiche neoplasie (tumori, n.d.r.), può salvare molte vite. Ma costringe i pazienti sottoposti a questa terapia a restare isolati in una stanza speciale anche per diversi giorni a causa di problematiche radio-protezionistiche. Un isolamento che, se è già pesante per un adulto, lo è ancor di più per un bambino o un ragazzo».

La stanza COMETA, acronimo di COnessione in METAbolica, è in fase di realizzazione presso il centro di Radioterapia Oncologica dell’Ospedale Gemelli. La stanza potrà ospitare, nei due letti disponibili, un bambino con un parente adulto accompagnatore oppure due pazienti adulti dello stesso sesso. La dotazione elettronica sarà composta da due computer, per scrivere e restare in contatto con amici e familiari, una smart tv da 50 pollici, per guardare programmi televisivi e per giocare alla playstation, due tablet collegati con altrettante stampanti 3D, collocate, però, all’esterno della stanza, un plotter verticale, dei microproiettori multimediali e delle penne per realizzare i disegni in 3D, durante i laboratori creativi.

A rendere più gradevole la degenza di piccoli e grandi ci sarà anche «un affresco straordinario del maestro Antonio Nunziante, uno dei maggiori pittori italiani, [che creerà], in una parte di questa stanza, un’opera intitolata appunto Cometa» Il senso di quest’opera (nella foto in alto), dipinta proprio in questa camera, è «il lungo viaggio che una cometa percorre nelle profondità dello spazio cosmico, collegando idealmente corpi celesti molto lontani tra di loro, simboleggia la volontà di favorire in ogni modo la connessione dei pazienti della radioterapia metabolica con le persone che amano».

L’associazione Romanini è l’organizzazione non profit, «nata per diffondere la cultura del sollievo dei malati oncologici», che ha promosso il progetto e cerca donatori affinché la stanza COMETA possa davvero realizzarsi.
Finora, il progetto ha raccolto più della metà dei 15mila euro necessari. Silvia Superbi, la fundraiser che cura la campagna di raccolta fondi, entusiasta, dice ai nostri taccuini: «I bambini (e gli adulti) con problematiche oncologiche si trovano ad affrontare un viaggio più grande di loro. Ecco, immaginate, poi, cosa possa essere dover anche stare isolati dagli affetti perché si diventa radioattivi. Poter rimanere connessi attraverso la tecnologia è un grande regalo: in sala Cometa sarà possibile».

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