Finanza, “se Wall Street starnutisce, il resto del mondo si prende un bel raffreddore”

 

“se Wall Street starnutisce, il resto del mondo si prende un bel raffreddore”

Quante volte abbiamo sentito questa espressione eppure non conosciamo il vero significato.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il mercato finanziario degli Stati Uniti d’America ha rappresentato un punto di riferimento per gli investitori di tutto il mondo soprattutto in campo azionario.

Ora con l’avanzare della crescita Cinese, definita ormai seconda superpotenza economica, tale detto sembra traballare, tanto da far nascere la frase “se non vi sarà una rotta di collisione tra le due superpotenze”.

Ma è davvero corretta quest’ultima affermazione?

Seppure dal 2017, si è partiti con una guerra quasi in sordina tra Cina e Usa, la guerra dei Dazi e quella tecnologica, hanno  creato non solo il mito dell’esistenza di una nazione in grado di tener testa agli Stati Uniti ma anche una serie di legami ed intrecci volontarie ed involontari tra i queste due potenze che vanno al di là dei conflitti produttivi e diplomatici; basti pensare ad una serie di incontri avvenuti nel mese di ottobre tra i colossi finanziari di Wall Street ed i Big cinesi. Incontri, questi, volti ad intensificare le conoscenze e rafforzare le collaborazioni a livello finanziario.

Guardando con occhio più attento i dati forniti dalla People’s Bank of China a fine settembre, notiamo che il controvalore delle azioni cinesi, detenute da investitori esteri, ha avuto un incremento di quasi 150 miliardi rispetto l’anno precedente.

Uno yuan in salute, rendimenti più elevati di quelli che si possono trovare sui mercati sviluppati e la crescente inclusione negli indici globali stanno rendendo interessanti anche i titoli di Stato cinesi, che insieme al mercato liquido e specializzato americano rendono questi due mercati, un punto da considerare nel lungo periodo.

Print Friendly, PDF & Email