L’intervista del Direttore | Giulio Di Donato: “Craxi, statista socialista moderno. Nencini ha perso una grande occasione”

L’onorevole Giulio Di Donato, eletto deputato per tre legislature (IX, X e XI) dal 1983 al 1994 nelle file del Partito Socialista Italiano, ricoprendo anche la carica di vicesegretario del partito di Bettino Craxi dal 1989 al 1993 ha rilasciato per la rubruca ‘L’intervista del Direttore‘ su Istituzioni24.it, un’intervista tout court, nella quale ha ricordato il leader socialista a ventuno anni dalla sua scomparsa e dell’attuale situazione politica italiana e napoletana con particolare riferimento alla crisi di Governo e della posizione presa dal Senatore socialista Riccardo Nencini.

Onorevole Di Donato, Lei è stato plurideputato nelle file del partito Socialista ed ha ricoperto il ruolo di Vice segretario nazionale di Bettino Craxi. Ieri è ricorso il ventunesimo anniversario della Sua morte. Quale ricordo conserva del leader Socialista?
“La sua coerenza, la sua tenacia, la sua visione strategica, la sua capacità tattica. Craxi era uno dei pochi italiani considerati come influenti e significativi nel mondo. Naturalmente ha pagato per le sue scelte politiche. Si è battuto per l’alternanza e la ha ottenuta con il governo da lui guidato col quale in quattro anni ha sconfitto l’inflazione, salvato l’economia, ha dato un ruolo di rilievo all’Italia in campo internazionale, ha difeso la sovranità nazionale ed ha fatto diventare l’Italia la quinta potenza del mondo dinanzi alla Gran Bretagna. È stato certamente uno statista ed un leader socialista moderno, socialista ma anticomunista. E tutto ciò lo ha pagato, lo abbiamo pagato. Ingiustamente, sotto i colpi di una sorta di brigatismo giudiziario che ha usato le manette e le inchieste per fini politici in nome di una falsa rivoluzione che in 30 anni ha ridotto il nostro paese a questa “italietta” indebitata, anchilosata, populista e sovranista con ai vertici cialtroneria, incompetenza, ignoranza, che è sotto i nostri occhi. Un bel risultato”.

Cosa ne pensa dell’attuale situazione politica italiana?
“Con i fondi del Recovery Fund potremmo uscire dalla crisi sanitaria ed affrontare quella economica con buone probabilità di farcela. Se solo avessimo una maggioranza ed un governo all’altezza del compito. Ma sulla pandemia, l’idiozia di grillini ci impedisce di accedere ai 36 miliardi del Mes che sono un prestito europeo a condizioni molto favorevoli e sul Recovery Fund, il governo non ha quasi nulla di concreto in testa e/o in mano. Intendo: idee e progetti cantierabili. Perchè per avere questi 200 e passa miliardi servono progetti concreti ed una visione del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo ed in Europa e tutto questo manca. Si fanno molte chiacchere, anneghiamo in una retorica stucchevole, sui giovani, sugli interessi del Paese, sul futuro (che è già oggi) ma, in sostanza, in mano il governo ha poco o niente. Ed in questa situazione con la pandemia che resiste, le vaccinazioni che scarseggiano, il Recovery Fund che è ancora una scatola vuota, il governo si accontenta di galleggiare, raccattando voti sfusi in Senato”.

Onorevole, una Sua considerazione sulle motivazioni della crisi di Governo aperta dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi?
“Forse la crisi è stata un azzardo data la pandemia ma Renzi aveva ragione su molte questioni, sulle quali, in un primo momento, anche Pd, Leu e perfino qualche grillino concordavano. Conte ha risposto prima in modo arrogante poi in modo solo formalmente conciliante. Ma era troppo tardi. D’altra parte se tu Renzi ritieni che il governo non sia in grado di affrontare le due emergenze, sanitaria ed economica, la crisi la fai ora, non quando i buoi saranno usciti dalla stalla. Comunque Renzi è stato criminalizzato da uno squadrismo mediatico che non ha capito o ha finto di non capire la questione politica che sta alla base della crisi della maggioranza.  E che è l’accordo Conte – D’Alema . che passa attraverso la gestione plurimiliardaria dell’emergenza covid (vedi Arcuri dalemiano d’antan) e postula la creazione di un nuovo partito della sinistra guidato da Conte, ispirato da D’Alema, in grado di assorbire e sostituire Leu, Pd e 5stelle, (ormai destinati alla sconfitta) e ripresentarsi in una nuova e più attraente formazione. Conte in questo disegno è pedina determinante. Perché in questa partita è la faccia nuova spendibile, perchè gestisce una fase di ricostruzione con un fiume di danaro da spendere, perchè ha un peso in Eni, Enel, Poste, Cdp, Leonardo, e nelle altre da nazionalizzare con Invitalia (sempre Arcuri) Alitalia, Italsider, Monte Paschi, ecc. Conte ha rapporti proficui con il Vaticano, alcune categorie professionali, il mondo della finanza, altri corpi dello Stato, ecc. Naturalmente per questo disegno è essenziale che la legislatura giunga a scadenza naturale, soprattutto che Conte resti alla guida del governo e che gestisca il gigantesco fiume di danaro che ci arriva dalla Ue. Questo spiega l’atteggiamento di Conte che, pur di restare in sella ed evitare i rischi di una crisi (dalla quale poteva nascere anche un Conte III), ha preferito raccattare voti sparsi in un Senato ridotto a mercato delle vacche, senza neppure raggiungere la maggioranza assoluta. Ovvio che per le ragioni contrarie Renzi ne ha chiesto la testa.

Quindi, al di là del merito dei provvedimenti del governo, al di là di un assistenzialismo disgustoso e inutile, dal cash back che costa oltre 4 miliardi e non serve contro l’evasione fiscale, ai bonus per i monopattini e i rubinetti fino ai banchi a rotelle per le scuole (in gran numero ancora chiuse), a parte la incapacità di fare un piano di investimenti per la crescita a lungo termine, di sburocratizzare, di semplificare, di riformare la Magistratura nel civile e nel penale (piu rapida equa ed efficiente), il vero nodo politico è che il “Conte-D’Alema-Casalino-Travaglio”, vuole azzerare tutti  e tre i  partiti e prendersi tutto”.

Il Senatore del Psi Nencini ha votato a favore della fiducia al Governo Conte, il quale nel Suo discorso si era appellato agli europeisti liberali, moderati e socialisti. Cosa ne pensa e Lei quale posizione avrebbe assunto?
“Ha perso l’occasione per giocare un ruolo da coprotagonista. Il governo ieri ha superato uno scoglio ed è rimasto a galla. Ma deve navigare ed anche in un mare che sarà agitato, nel senso che dovrà affrontare mille difficoltà perché anche quando la pandemia avrà allentato la presa resteranno problemi economici enormi che oggi si vedono appena. In questi frangenti occorre un governo stabile, sostenuto da una coalizione forte politicamente e numericamente. Quindi, Conte dovrà allargare. Ma non ai singoli e neppure a formazioni raccogliticce nate all’occorrenza per avere una poltrona. Italia Viva allo stato è la via più semplice e agevole da seguire. E, data la chiusura verso Renzi, Nencini avrebbe potuto giocare lui il ruolo di negoziatore, con una forte credibilità, se si fosse astenuto. Poteva insomma, rimettere in piedi come soggetto politico il Psi insieme ad Iv, integrando il “renzismo” con uno stile diverso. Invece, col voto a favore in zona cesarini, era il 156simo che consentiva il pareggio virtuale (156 favorevoli e 14 contrari + 16 astenuti) si è tagliato tutti i ponti. E anche se ottenesse una poltroncina, sul piano politico risulterebbe archiviato. Peccato!”.

Dalla Sua esperienza politica, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte riuscirà a portare a termine il Suo mandato fino al 2023?
Se non cambia marcia, non credo, e guida una utilitaria sgangherata. Ritenteranno di sostituirlo (pd e 5 stelle ne temono la discesa in campo con un suo partito) durante il semestre bianco, cioè a partire da Giugno, quando non sarà possibile sciogliere le Camere e bisognerà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Onorevole, l’attuale situazione politica nazionale potrebbe avere delle ripercussioni sulle prossime elezioni comunali di Napoli e cosa ne pensa dell’amministrazione de Magistris?
“Se si consolida l’accordo tra pd e 5 stelle potrebbe arrivare Fico oppure un candidato pd, se a Roma dovesse passare la Raggi. Ma non credo che i ministri Amendola o Manfredi abbiano voglia di cimentarsi. Dopo i disastri di De Magistris, per Napoli, occorrono interventi speciali di vasta portata perché la città è messa malissimo, soprattutto è povera, piena di disoccupati e senza grandi prospettive di ripresa. Poi a sinistra c’è De Luca che vorrà un suo candidato, ma senza grillini, poi c’è l’usato (relativamente) sicuro Bassolino, poi ci sono i civici, poi anche i socialisti e Iv, e a destra (credo) il pm anticasalesi Catello Maresca. Insomma allo stato le candidature in campo (Bassolino e Maresca) e quelle a bordo campo sono molte. Molti nomi nessun programma nessuna idea di città, calcoli elettorali e pretattica, ma francamente Napoli avrebbe bisogno di altro. Comunque non disperiamo, siamo obbligati ad essere ottimisti”.

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