Si accettano caramelle dagli sconosciuti? Perché credere nella Befana (e in Babbo Natale)

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte […]» dice la nota filastrocca conosciuta da intere generazioni di bambini e di bambine. Chissà se, ancora oggi, viene insegnata da qualche maestra a scuola, da qualche genitore o da qualche nonno a casa!? Sta di certo che, per i più piccoli, l’arrivo della Befana è segno che le vacanze sono terminate, che resta poco tempo per giocare con i doni ricevuti, che il ritorno sui banchi è imminente.
Insomma, considerando anche l’aspetto di strega anziana – seppur benevola –, spesso la Befana viene bistrattata in favore di Babbo Natale: un padre, appunto, dalle sembianze di nonno, con la barba lunga e bianca, che prende i bimbi sulle gambe e sorride allegramente.

La leggenda più conosciuta sulla Befana è quella riconducibile alla storia di Gesù Bambino e all’arrivo dei Re Magi alla stalla di Betlemme. Si narra, difatti, che un’anziana vecchietta, pentita per non aver voluto accompagnare i Magi dal Bambino, decide di andare di casa in casa, donando dolci ai bambini e alle bambine, con la speranza di trovare il figlio nato dal grembo di Maria. Da allora, ogni anno, la Befana porta regali e dolciumi ai piccini per rimediare al suo errore.

La figura della Befana, alla stregua di quella di Babbo Natale, ha un potente valore simbolico, perché il dono che fa proviene da una sconosciuta rispetto ai legami sociali primari, dice Roberto Repole nel suo libro Dono (Rosenberg & Seller, 2013). Quindi, «rappresenta un modo per apprendere che si riceve da altri che non sono solo i genitori e neppure coloro che i bambini vedono nella loro vita ordinaria».

«Non accettare le caramelle dagli sconosciuti». Come si potrebbe coniugare, così, questa lezione che i genitori danno ai figli per salvaguardare la loro incolumità con il pensiero di Repole sulla rilevanza del dono ricevuto da altri estranei al nucleo familiare?

Perché, dunque, è importante credere in Babbo Natale e nella Befana? Perché è il modo migliore per fidarci degli altri. Fateci caso, quando si smette, si vedono in maniera completamente diversa le relazioni che si intrattengono con gli altri, si diffida di loro, dei loro gesti. Si diventa adulti, dimenticando il bambino che è in ciascuno.

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