Campania 2020 | Giordana Mobilio (PD): «Io ex precaria mi batterò per i più deboli. Cabinovia Campi Flegrei? Si può fare»

Giordana Mobilio, 44 anni, candidata al Consiglio Regionale come capolista del Partito Democratico per il collegio elettorale che comprende Napoli e la provincia. Come nasce la sua candidatura, e perché la scelta del Pd di candidarla come capolista?

«La scelta del nome del capolista è stata condivisa a più livelli, ed ha un significato di unità del partito e di apertura al mondo delle professioni, in un’ottica di coinvolgimento reale e non soltanto simbolico. Il percorso che ha portato al mio nome parte da lontano, dalla decisione del segretario provinciale Marco Sarracino di aprire i tavoli della Conferenza Programmatica alla società civile. Poi, sono una donna che ha sempre lavorato, che affronta i problemi reali della vita di tante persone della mia generazione, e sono di Pozzuoli, una città dove la buona amministrazione capeggiata da Vincenzo Figliolia ha portato il Partito Democratico ad avere un consenso altissimo, grazie al lavoro dell’amministrazione e all’unità della classe dirigente puteolana. Insomma, il mio nome è al servizio di un progetto, condiviso e di qualità».

Ritiene sia uno svantaggio il fatto di essere alla prima esperienza politica elettorale, pur provenendo da una famiglia che ha scritto pagine importanti della sinistra campana?

«Sono una donna di sinistra che è nata in una famiglia di sinistra. Mio nonno ha fondato il PCI di Fuorigrotta, mio zio è stato presidente della circoscrizione di Fuorigrotta con il Partito dei Comunisti Italiani, mio padre ha fatto il sindaco a Pozzuoli con il PDS, e oggi ci sono io candidata con il PD. Sono una donna, sono stata precaria, sono separata. Sono naturalmente portata a far emergere le istanze delle fasce deboli, dei precari e dei lavoratori, con la consapevolezza che senza crescita economica non ci può essere benessere per nessuno».

Lei è di Pozzuoli, centro nevralgico dei Campi Flegrei. Come valorizzerebbe da Consigliere Regionale quell’area che resta ancora poco valorizzata sia sul fronte economico che turistico?

«Ho un impegno con la mia terra, con la mia città, con il ‘mio’ sindaco. Questa tornata elettorale è un’occasione per Pozzuoli, e io sono e sarò sempre solo lo strumento per continuare un lavoro già avviato, un mezzo per percorrere una strada già aperta.

Non è la mia occasione bensì la chance di una città intera che deve riprendersi, ora, il suo ruolo chiave nello sviluppo della Regione Campania. Turismo, cultura, lavoro, ambiente. Siamo stati e saremo gli apripista. Uno dei tanti progetti per questa terra? Quello della cabinovia. La zona flegrea è al servizio sia dal punto di vista turistico che come risorsa mare, di tutta la nostra regione. Il progetto della Cabinovia, a me molto caro, può partire in 18 mesi, semplificando le procedure burocratiche».

Qual è il primo provvedimento per cui si batterebbe in Consiglio Regionale nel caso fosse eletta, e quali sono i principali punti del suo programma?

«Me ne vengono in mente diversi. Tra questi c’è l’accelerazione del processo di sburocratizzazione in atto. Sintetizzo al massimo e le dico 4 alla base del mio programma. Sviluppo: valorizzazione dei sistemi di sviluppo locali, nel rispetto delle diverse vocazioni territoriali, dal turismo al cinema, dall’industria all’agricoltura, dal termalismo alla geotermia, con un’attenzione particolare alla sburocratizzazione della PA e ad una digitalizzazione diffusa, per le aziende e per i privati cittadini, attraverso investimenti pubblici e attrazione degli investimenti privati. Un grande sostegno verrà dalla nuova programmazione dei Fondi Strutturali 2021-2027, dai fondi aggiuntivi del Recovery Fund e dalle misure di sostegno al Mezzogiorno previste dal Decreto Agosto. I soldi ci sono, dobbiamo spenderli presto e bene.».

Lei si occupa di formazione, cosa pensa del Reddito di Cittadinanza?

«Le esperienze iniziali che prevedevano delle misure di sostegno al reddito contemplavano dei percorsi di formazione per i beneficiari, e una sorta di patto tra il beneficiario e l’istituzione basato su una logica di integrazione con le politiche assistenziali locali e con le politiche attive del mercato del lavoro. Il reddito di cittadinanza, così come è attuato, è monco, nel senso che prevede semplicemente il sostegno al reddito senza la fase di formazione che invece è fondamentale per il successivo inserimento lavorativo. Quindi va potenziata come misura, ma rifacendosi alle prime fasi della sperimentazione del reddito minimo di inserimento, introdotto nel 1998 in via sperimentale in 39 comuni tra cui Napoli, e poi esteso nel 2000 ad altri 267 come strumento costituito da trasferimenti monetari e da programmi di inserimento, che avevano lo scopo di perseguire l’integrazione sociale e l’autonomia economica dei soggetti destinatari mediante programmi personalizzati che passavano dalla formazione».

Cosa migliorerebbe degli ultimi 5 anni di amministrazione De Luca?

«La mia candidatura è finalizzata a proseguire il grande lavoro avviato dal presidente De Luca. Su quel lavoro voglio innestare il mio contributo: di idee, di proposte, di impegno concreto e costante. Chi mi conosce sa quanto sia battagliera e determinata. Più che parlare di miglioramenti direi che bisogna accelerare e potenziare il processo di informatizzazione della pubblica amministrazione, formando adeguatamente il personale e rendendo i siti più accessibili e più fruibili. E’ necessario, poi, mettere in rete i diversi sistemi informativi pubblici, per ottenere un unico punto di accesso e un’unica risposta al cittadino. Ed è assolutamente prioritario mettere in campo un’azione di digitalizzazione delle nostre città, per garantire a tutte le famiglie connessioni stabili, attraverso la costruzione e l’adeguamento delle infrastrutture digitali, e l’acquisto agevolato di device ai cittadini che non hanno la possibilità di acquistarli, oltre che un’attività di sensibilizzazione e di formazione ai cittadini per la fruizione del sistema».

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