Campania 2020 | Tuccillo (Fare democratico-Popolari): «Priorità ai bisogni dei bimbi con autismo»

Veronica Tuccillo si candida alle elezioni regionali dei prossimi 20 e 21 settembre, in Campania.
La sua esperienza, quella che la proietta, nella circoscrizione partenopea, tra i candidati della lista Fare democratico-Popolari per Vincenzo De Luca, è particolarmente significativa: anni fa, ha abbandonato la propria professione di avvocato per prendersi cura di suo figlio, affetto da un disturbo dello spettro autistico, e per dedicarsi alla formazione su questo tema.

«Ho compreso in fretta che la presenza consapevole di un genitore è fondamentale nel processo di recupero. Mi sono dedicata quindi a lui, con buoni risultati. Al punto che, con il tempo, ho deciso di condividerli con altri genitori attraverso un lavoro di accompagnamento e di formazione» afferma Tuccillo nell’intervista che gli abbiamo sottoposto. Infatti, dalla sua esperienza di madre con un figlio con autismo, è nata, nel 2018, l’associazione Sempre più in alto, di cui è presidente. L’organizzazione, riconosciuta quale centro per le famiglie dal Comune di Napoli, opera nel Rione Sanità ed è impegnata nelle attività di supporto, di consulenza e di formazione.

La summa di queste attività è confluita, poi, nell’e-book Diversamente. Disturbi del neurosviluppo: metodo di accompagnamento di bambini e famiglie, edito da StreetLib. Il libro, pubblicato nella primavera di quest’anno, illustra il lavoro dell’associazione, i risultati raggiunti e la ferma convinzione che chi affronta ostacoli, anche gravi, nel processo di neurosviluppo può sempre accrescere, se adeguatamente seguito, la propria autonomia esistenziale e diventare una risorsa e non un problema per la società.

Veronica Tuccillo si propone, quindi, in un’aggregazione elettorale, nata poco prima della presentazione delle liste, tanto è vero che Fare democratico e Popolari hanno iniziato la loro campagna elettorale separatamente. La candidata che abbiamo intervistato, appunto, proviene dai Popolari, la formazione nata per volontà di Ciriaco e Giuseppe De Mita, di Francesco Maria Tuccillo e di Gennaro Salzano, che, quale delegato campano dell’associazione Popolari di Moncalieri, ha concesso il contrassegno.

Da avvocato a presidente di un’organizzazione non profit: in entrambi i casi, la parola comune è «difesa». Ci racconta questa trasformazione della sua vita?
«È stata motivata nascita di un figlio affetto da autismo. Ho compreso in fretta che la presenza consapevole di un genitore è fondamentale nel processo di recupero. Mi sono dedicata quindi a lui, con buoni risultati. Al punto che, con il tempo, ho deciso di condividerli con altri genitori attraverso un lavoro di accompagnamento e di formazione. È vero che la parola «difesa» è il filo rosso tra le mie due vite, perché nella seconda ho sempre lavorato a difesa dei bambini più fragili. Ma aggiungerei anche «attacco». Le famiglie che lavorano con me e io siamo. Infatti. all’attacco di molte cose, di fronte alle quali non ci arrendiamo: malattie ancora misteriose, interventi costosi e spesso inefficaci, scuole impreparate a gestirle, difficoltà esistenziali, economiche e relazionali che ne conseguono».

In un’altra intervista, relativamente al disturbo del neurosviluppo di suo figlio, ha detto che, a scuola, non ha avuto bisogno dell’insegnante di sostegno. Sta dicendo che il docente specializzato può non essere necessario per la didattica degli studenti con disabilità e per agevolare l’inclusione?
«Non ne ha avuto bisogno a partire dalla quarta elementare. Detto questo, non possiamo generalizzare il suo caso, poiché ogni percorso è specifico e unico. I docenti di sostegno servono moltissimo, sempre che siano davvero specializzati e lavorino in collaborazione stretta con i genitori, i terapeuti e i medici del bambino. Oggi, purtroppo, gli insegnanti di sostegno sono pochi e spesso abbandonati a se stessi».

Cosa pensa della gestione socio-sanitaria di De Luca degli ultimi cinque anni?
«Credo che la Regione Campania abbia gestito con meritevole successo le emergenze: prima di tutto l’uscita dal commissariamento in cui la sanità campana era relegata e poi, subito dopo, la pandemia. Credo che occorra, tuttavia, passare dalla tattica (tipica delle emergenze) a una vera strategia, che migliori strutturalmente la sanità in Campania affrontando temi come l’eccesso di centri di cura privati, l’impoverimento del settore pubblico, la gravità di alcuni fattori ambientali patogenetici (come la Terra dei Fuochi), i ritardi incomprensibili che un cittadino deve affrontare. Un esempio tra tutti: un bambino con problemi di sviluppo, per accedere a un centro riabilitativo convenzionato, deve attendere mediamente due anni. E si tratta di due anni di vita e di apprendimento persi per sempre».

Quali sono le priorità del suo mandato, se dovesse essere eletta?
«Naturalmente la causa che mi sta a cuore è quella dei bambini con problemi del neurosviluppo e delle loro famiglie. È un tema intricato, che riguarda la sanità, la scuola, i cosiddetti caregivers, il lavoro, perché molti genitori lo perdono per assistere i figli, e la burocrazia in generale, scoglio enorme e scivoloso contro cui l’onda delle nostre speranze si infrange ogni giorno. Ma vorrei andare oltre questa priorità particolare, per dirle che il mio primo obiettivo è la condivisione. In un periodo di politica miope e litigiosa come quella attuale, mi sforzerò di promuovere la condivisione sia tra le parti politiche, sia tra le istituzioni e la società civile. Più una fase storica è difficile e un problema complesso, più li si può affrontare solo attraverso una rete di intelligenze collettive che sappiano collaborare tra loro».

Se dovesse definirsi con tre aggettivi, quali userebbe?
«Combattiva, ostinata e ottimista».

Faccia un appello agli elettori affinché votino, innanzitutto, e scrivano il suo nome, poi.
«Prima di essere un diritto, votare è un dovere ed è, in sostanza, la sola opportunità che abbiamo per esprimere la nostra voce. Non dimentichiamoci, per dirla con De Gregori, che «la storia siamo noi». Quanto a me, chiedo un voto perché ho imparato, grazie alla mia esperienza personale e sociale, a gestire la complessità in nome del bene comune. E mi pare che questa sia l’essenza della politica. Inoltre credo ci vogliano, oggi, volti nuovi nelle istituzioni, forti di una vera competenza e interessati più al futuro di tutti che al potere di pochi».

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