Scuola, la preside Marzocchella: “Non ci sono le condizioni per rientrare”

Sulla scuola, il Governo trema. E le Regioni pure, soprattutto, quelle che, da qui a due settimane, vedranno celebrare il rito delle elezioni. La scuola inizia il 14 settembre, anzi, no, il 24, dopo il voto regionale. 14 o 24, ogni regione, sta di fatto, decide in modo autonomo.
Visto che burocrazia sembra in alto mare, chi, tutti i giorni, sta sul campo – dirigenti scolastici, docenti e personale ausiliario – è disorientato rispetto a scadenze ed a norme contradditorie in materia di prevenzione e gestione del rischio da Covid-19.

«Raccontare ciò che sta avvenendo nelle scuole, a partire dalla fine dello scorso anno scolastico, fa rabbrividire» ci scrive la Prof.ssa Giuseppina Marzocchella, preside del Liceo Elsa Morante di Napoli.
«Dirigenti e staff – ma anche docenti sensibili – stanno affrontando, con abnegazione e senso del dovere, il periodo più buio, da sempre, attraversato dalla scuola italiana» prosegue la lettera indirizzata a noi di Istituzioni24.it. «Si fanno annunci e proclami, si promettono interventi rapidi e definitivi, ma la realtà non è questa. Si è lasciati soli ad affrontare la riapertura delle scuole in sicurezza, a districarsi tra riorganizzazione delle aule, pianificazione della sanificazione, rimodulazione degli orari. [Il tutto] senza riferimenti chiari e definitivi». Il tono delle parole di Marzocchella è sconfortato, anche arrabbiato, specialmente, preoccupato. Una preoccupazione, opportuna e condivisibile, di una dirigente scolastica che si trova a gestire una crisi sanitaria senza un indirizzo preciso, delle regole certe e del personale sufficiente.
«Dal mese di luglio, il susseguirsi di decreti, linee guida, note di chiarimento, monitoraggi urgenti e adempimenti incessanti hanno messo al collasso l’intero sistema scolastico, con una ricaduta in termini di stress, stanchezza, rabbia e soprattutto tristezza, per fatiche fatte in cerca di soluzioni ad oggi impraticabili. La sensazione di smarrimento, disorientamento, confusione e incertezza supera ogni sopportabile limite umano. Tutto è il contrario di tutto».

«La scuola, la nostra scuola – quella che un tempo educava i giovani, accoglieva gli alunni, supportava le famiglie, sosteneva il territorio – è paralizzata da una condizione di inadeguatezza e incoerenza, che soffoca anche lo stesso principio dell’autonomia scolastica». Giuseppina Marzocchella sostiene ciò con cognizione di causa, forte dell’esperienza avuta, per molti anni, alla guida dell’Istituto Comprensivo Rodari-Moscati di Miano, scuola che si trova, poco distante, dal Morante, liceo dove, attualmente, svolge il proprio servizio di dirigente scolastica. Infatti, anche nella scuola che ospita Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado, Marzocchella si è fatta promotrice di varie iniziative tese ad aprire la scuola al territorio, facendo in modo che le due dimensioni non fossero scollegate fra loro.

«La scuola non è pronta per aprire» afferma in maniera netta la preside, quasi a lanciare il grido d’allarme, che pare, però, restare inascoltato ai piani alti del Ministero e dell’Ufficio Scolastico Regionale. «L’emergenza epidemiologica e la mancanza di banchi, di spazi e di organico Covid-19, unite all’atipica posizione dei lavoratori fragili, non assicurano le condizioni necessarie per garantire il diritto allo studio in piena sicurezza».

Giuseppina Marzocchella è una donna battagliera; anche questa volta non le manda a dire: «È chiaro che tutto questo sta nella mancanza di governance politica e gestionale efficace, dato che quella esistente è inadeguata a risolvere le criticità scolastiche e sanitarie, che, da tempo, esistono e che l’emergenza Covid-19 ha solo svelato, non di certo creato. […] Investire nella scuola è sempre stato, per ogni governo, un obiettivo di grande spessore, tanto che ciascuno ha tentato di riformarla, facendola diventare il banco facile delle riforme, che, a volte, sono state anche devastanti».

Oltre a mancare l’arredo e le strumentazioni, «le scuole soffrono, perché manca al sistema scolastico una concreta autonomia progettuale, organizzativa e gestionale capace di farle gestire più facilmente l’ordinario, il quotidiano. Le scuole, per esempio, non hanno fondi per la manutenzione; seppure ottenessero fondi, non possono provvedere perché la manutenzione viene delegata agli enti locali, che la subappaltano ad imprese, allungando tempi e costi». «Le scuole, poi»conclude – «non possono assumere personale, comportando ciò l’inserimento di unità non formate, spesso insofferenti ad affrontare il cambiamento, le novità o un’emergenza».

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