Campania 2020 | Granato (Potere al Popolo!): «Cacciamo i killer della speranza»

«Noi di Potere al Popolo non siamo di sinistra: siamo comunisti», ha esclamato, nell’estate del 2018, Viola Carofalo, la portavoce nazionale del movimento politico nato dalle attività dell’ex OPG Occupato Je so’ pazzo di Napoli. Un chiaro posizionamento nel quadro politico del nostro Paese, che, malgrado la radicalità della proposta, ha ottenuto, alle scorse elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica un risultato, certamente, non lusinghiero, ma che fa ben sperare: poco più dell’1% per ciascuna Camera.

Potere al Popolo non è il classico movimento di sinistra e non è ancora, ovviamente, istituzionalizzato, tantomeno pervaso dall’approccio troppo intellettuale; è un partito che, saldo nell’ideologia comunista, concretizza le sue idee attraverso la vicinanza ai lavoratori – come nella vertenza Whirlpool – e il supporto materiale ai meno abbienti. Durante il confinamento degli scorsi mesi, infatti, gruppi di volontari – afferenti allo spazio di condivisione e socialità del quartiere Materdei e alle Case del Popolo dislocate sul territorio –, muniti di guanti e mascherine, hanno distribuito viveri a chi è stato colpito più duramente dalla chiusura totale, igienizzanti e altri presìdi ai migranti e ai lavoratori più esposti, aiutato gli anziani impossibilitati a fare la spesa e contribuito a lenire le difficoltà degli studenti con un doposcuola a distanza.

Proprio dalle lotte sindacali, proviene il candidato alla presidenza della regione Campania, Giuliano Granato, che il nostro giornale, Istituzioni24.it, è riuscito a rintracciare, nonostante fosse impegnato tra incontri politico-programmatici e la fatica per la presentazione della lista di candidati, ha così risposto alle nostre domande.

Potere al popolo! è il nome del vostro partito, ma è anche uno slogan, un obiettivo dichiarato. Il popolo, però, quando ha potere, non sceglie sempre Barabba?
«Se penso al referendum sull’acqua pubblica del 2011, quando 26 milioni di italiani, la maggioranza assoluta del nostro popolo votò perché la fonte della vita non fosse messa a profitto dai privati, direi proprio di no. Non è l’unico caso in cui il nostro popolo, con grande sorpresa della classe politica, si è mostrato molto molto più avanti di chi dovrebbe rappresentarlo. Divorzio e aborto sono solo due dei macro-esempi possibili.

Il potere al popolo, cioè la democrazia, la si costruisce insieme alla nostra gente, non al suo posto, autoproclamandosi élite, più o meno illuminata. Molte delle soluzioni ai nostri problemi già esistono e in alcuni casi sono anche già in marcia. La classe politica attuale non se avvede nemmeno perché è completamente sganciata da ciò che succede qui sulla terra».

Come al solito, i vari gruppetti facenti capo alla sinistra vanno in ordine sparso, anche alle regionali campane. Quelli che si dicono comunisti, insomma, ragionano secondo la frase di morettiana memoria Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?
«Con Potere al Popolo! stiamo costruendo un progetto popolare, partendo dai bisogni di chi vive su questa terra. Dalla capacità di ascolto. Un progetto che non dura il tempo di un’elezione, ma che costruisce visione e strategia, termini sconosciuti a chi oggi ci governa.
Se devo pensare a coloro che si contendono lo scettro della sinistra, mi viene subito in mente che il candidato della sinistra unitaria di 5 anni fa, Vozza, oggi è con De Luca. La mia reazione? Vomito. E qualcuno si chiede ancora perché nessuno vota più a sinistra?».

Con l’ex OPG Occupato Je so’ pazzo, durante il lockdown, avete scelto la strada della solidarietà popolare e materiale, con una raccolta fondi portata avanti grazie alle Case del Popolo e con una distribuzione di viveri con i vostri volontari. È il modello di comunità al quale puntate in alternativa al liberismo?
«Negli ultimi anni, si sono prodotte forme di solidarietà che mi fanno davvero emozionare. E che dovrebbero essere prese a modello non solo per elaborare politiche che possano davvero fare gli interessi della nostra gente, ma anche per capire che tipo di antropologia ha costruito il neoliberismo e quali anticorpi si sono costruiti. In questa solidarietà, che non è lo slogan sul volantino, ma la concretezza di un sostegno, sia un pacco spesa, un avvocato che aiuta gratuitamente, un doposcuola popolare, c’è la speranza del futuro. Su cosa vogliamo costruire la società del domani? Io vorrei che questa collaborazione e questo aiuto reciproco si facessero norma. È la nostra linfa quotidiana, il sangue nelle vene del progetto di Potere al Popolo! Ciò che ci scalda e ci spinge a voler conquistare il futuro».

Il suo nome è comparso, in maniera insistente, sui media per la vicenda del suo licenziamento. Innanzitutto, ci spiega a che punto è la vicenda? Poi, uno come lei, laureato in scienze politiche, che ci faceva in una fabbrica?
«Il 29 maggio dell’anno scorso, è arrivata la doccia fredda della lettera di licenziamento, così, da un giorno all’altro. Notevole calo di fatturato sostiene l’azienda. In tribunale, sto invece provando a dimostrare che si tratta di licenziamento discriminatorio e ritorsivo per aver difeso la dignità mia e dei colleghi a fronte di una proposta vergognosa. Dopo le prime udienze e l’ascolto dei testimoni, il giudice ha fissato un’ulteriore udienza per il 20 ottobre 2020.

Che ci facevo in fabbrica? Quello che migliaia e migliaia di miei coetanei fanno in call-center, ristoranti, pizzerie, negozi e, per l’appunto fabbriche. Ci guadagniamo da vivere. La promessa degli studi e di una laurea come ascensore sociale si è rivelata da tempo una bufala peggiore di quelle di Salvini. Ma non c’è solo la rabbia, c’è anche la voglia di contribuire alle nostre comunità, magari trasformando materia e oggetti, plasmando con le nostre mani il mondo del futuro».

Lei è il più giovane candidato alle regionali di fine settembre: nelle urne, il popolo a cui vuole dare parola e potere premierà un under 40?
«Solo in un Paese come l’Italia si ritiene giovane una persona di 34 anni. A quell’età, un po’ ovunque, sei un adulto bello e fatto. Ai Governi di tanti Paesi del mondo ci sono uomini e donne più giovani di me. Ma in Campania pare che l’attuale classe politica voglia rivaleggiare con le mummie! Credo che tra qualche anno non si dirà più sei un matusalemme ma sei un De Luca!
La situazione è paradossale, perché la Campania è la regione più giovane d’Italia e ci sono migliaia e migliaia di persone che non vedono l’ora di poter esprimere le proprie energie, di trasformare la propria speranza di miglioramento in realtà. Lo potremo fare se cacciamo da Santa Lucia i killer della speranza, Caldoro e De Luca in primis».

Alle regionali di settembre, ci sarà il refrain di 5 anni fa: Caldoro, De Luca e Ciarambino. È lei la vera novità? Ci illustra le linee principali del suo programma?
«A volte, ancora mi stropiccio gli occhi per l’incredulità: davvero dopo anni di fallimenti hanno il coraggio di presentarsi come se il fatto non fosse il loro? Il M5S, pur avendo un gruppo folto di consiglieri ha dimostrato la propria inconsistenza. Non pervenuti, direi. Con Caldoro e De Luca già conosciamo il futuro che ci aspetta, perché hanno già governato la nostra terra. Che ha bisogno di tutt’altro.
Noi? Vogliamo tornare a far bruciare la fiamma della speranza. Se penso ai 100.000 giovani che sono partiti negli ultimi 10 anni, credo che ciò che li abbia spinti ad andar via sia stata la convinzione che qui in Campania per loro non c’era futuro. O, almeno, non c’era un futuro diverso da disoccupazione, precariato, tumori, servizi inesistenti. Il nostro obiettivo è il ritorno della speranza. Lo si fa contrastando il lavoro nero, facendo tornare le acque del Sarno pulite e trasparenti, con una transizione ecologica che investa sulle ricchezze che già abbiamo, con una riscoperta della cultura non solo come ancella del turismo, ma come identità di tutto un popolo, formando personale sanitario che possa prendersi cura delle nostre vite in strutture da riaprire, costruire e da attrezzare e non solo da inaugurare in campagna elettorale per poi rimaner chiuse il giorno dopo».

Quello che Potere al Popolo contesta a De Luca è la gestione della sanità. Eppure, con l’attuale presidente, la Campania è uscita dal commissariamento e ha gestito bene, secondo molti, l’emergenza Covid-19. Ci dica la sua.
«Nemmeno Orwell avrebbe saputo immaginare uno scenario tanto distorto. Colui che è responsabile di chiusure e ridimensionamenti di ospedali e presidi sanitari in tutta la Regione, oggi, su Facebook, senza contraddittorio, si atteggia da salvatore del popolo. I Covid Hospital sono un enorme spot elettorale pagato coi nostri soldi e quelli di Caserta e Salerno non hanno mai nemmeno aperto. Non per assenza di pazienti – non c’è da chiedere scusa al virus! – ma perché mancano collaudi, autorizzazioni, documenti. Malgrado i 200mln spesi nei mesi caldi dell’emergenza, la Campania è fanalino di coda per i tamponi e ce ne rendiamo conto nuovamente in questi giorni. E le inchieste stanno mostrando come dietro la sanità ci sia un’enorme trama di potere e più d’un personaggio che la considera come bancomat e non come servizio ai cittadini.
Ma, soprattutto, è il sistema perseguito da De Luca che è contro gli interessi della nostra gente. Ha puntato tutto su pochi centri d’eccellenza. Il coronavirus ha mostrato, invece, la necessità dell’esatto contrario: presidi sanitari di comunità, diffusi su tutti i territori, assistenza domiciliare, centralità del medico di base e di politiche sanitarie della prevenzione. Tutto ciò che nella nostra Campania di fatto non esiste».

Faccia un appello al voto per la lista di cui è candidato presidente alle prossime regionali in Campania.
«Ho solo una domanda? Ora che arriveranno i miliardi di euro del Recovery Fund, vi fidate se a gestirli saranno coloro che hanno prodotto il disastro che abbiamo sotto gli occhi, i Caldoro o i De Luca? Con Potere al Popolo al Consiglio Regionale impediremo, con tutte le nostre forze, che possano essere sprecati o magari regalati a qualche amico degli amici. Viviamo tempi eccezionali, non lasciamo che il futuro sia la normalità di sempre. Abbiamo una terra e un popolo ricchi in tutto. Potenzialità straordinarie. Non lasciamole inespresse per colpa delle vecchie mummie che ci governano ormai da troppo».

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