Studiare la natura alla Federico II: la parola al prof. Fulgione e all’ex studente Pignalosa

Matematica, biologia, chimica organica ed inorganica, zoologia, geologia, mineralogia, ecologia, paleontologia sono soltanto alcuni degli insegnamenti che le future matricole del corso di laurea triennale in Scienze per la Natura e per l’Ambiente, della Federico II, trovano nel loro piano di studi.

«La laurea triennale si articola in 22 insegnamenti più la prova finale, per un totale di 180 crediti formativi universitari» afferma il prof. Domenico Fulgione, coordinatore didattico del corso e docente di zoologia. «Si tratta di un percorso che forma il naturalista», ovverosia il professionista con una preparazione interdisciplinare, capace di leggere e governare, a più livelli, l’ambiente, le interazioni fra i vari elementi e i processi di trasformazione indotti dall’essere umano.
«Nella sua parte iniziale» precisa il docente, il percorso «fornisce le basi di matematica, fisica e chimica che sono necessarie ad affrontare gli insegnamenti bio in modo quantitativo e professionale. Poi, si entra nel vivo dello studio di animali, piante, rocce e sistemi naturali».

Queste discipline sono accompagnate pure da esperienze in laboratorio, «che fanno interagire lo studente con la componente pratica di questo corso, che è fondamentale», rappresentando un pezzo importante e innovativo del nuovo percorso formativo. Tra le attività laboratoriali – sul campo – ci sono, sicuramente, quelle che «prevedono escursioni sul territorio, anche in tenda, alla scoperta della biodiversità che ci circonda» e i tirocini – inseriti nelle ulteriori attività formative del piano didattico – «presso strutture pubbliche o private, che affidano allo studente specifiche mansioni lavorative e gli lasciano respirare l’humus lavorativo che, si spera, lo accoglierà».

Convenzioni e partnership che consentono agli iscritti di fare esperienza non solo durante gli studi, ma di avvicinarli in maniera più sistemica al mondo del lavoro e della ricerca e che sono un vanto per lo stesso Fulgione: «Non avrei accettato di fare il coordinatore se non avessi avuto la ferma convinzione che nel tessuto lavorativo attuale esiste il posto per il naturalista. Noi abbiamo creato short list di enti e aziende che gli studenti possono consultare. Organizziamo incontri periodici e promuoviamo i nostri laureati su specifiche posizioni professionali. Infatti, molti docenti del corso, oltre ad essere validissimi e motivati professori, sono anche impegnati in attività di terza missione con collaborazioni esterne all’Università per progetti specifici di carattere ambientale». Il professore, in proposito, ammette che «questo legame [con le organizzazioni del territorio, anche attraverso i docenti di collegamento, n.d.r.] deve essere utilizzato per promuovere i nostri naturalisti», perché «si tratta di un canale privilegiato che non possiamo non sfruttare per creare un’opportunità ai nostri ragazzi».

Dunque, in una realtà come la nostra, il laureato in Scienze per la natura e per l’ambiente, che prospettive occupazionali può avere? «Ci sono diversi modi di intendere il naturalista. Noi ne abbiamo scelti due e su questi stiamo puntando» risponde Fulgione alla nostra domanda. «Il primo riguarda una figura che sa rilevare e quantificare la biodiversità in maniera professionale, sa raccogliere informazioni che potranno tornare utili a chi gestisce il territorio. Può svolgere questo lavoro sia come strutturato di un Parco Nazionale, di un Ente come la Regione o di una Comunità Montana, sia come libero professionista».
«La seconda modalità, comunque collegata alla prima, è quella del naturalista impegnato nella fruibilità del bene ambientale», prosegue nella sua spiegazione. «Oggi, più che mai, è importante trovare modalità di godimento dei sistemi naturali che non siano impattanti, che consentano di vivere la natura, ma, nello stesso tempo, preservarla. Ecco, il naturalista che immaginiamo può essere una guida escursionistica, ma anche chi progetta percorsi naturali, musei virtuali».

«Una conoscenza multidisciplinare che comprenda la geologia, la zoologia e la botanica, come nozioni generali, è molto idonea nel campo dell’educazione ambientale, della museologia, nell’insegnamento in ambito scolastico e nella ricerca» dichiara, ai taccuini di Istituzioni24.it, l’ex studente federiciano Antonio Pignalosa.
Quasi a confermare la concretezza delle parole pronunciate dal professor Fulgione, Pignalosa ricorda che «contemporaneamente ai miei studi, ho trasmesso le conoscenze generali delle scienze naturali alle nuove generazioni, promuovendo attività nei musei di storia naturale e negli orti botanici, collaborando con associazioni per l’educazione ambientale».

«A spingermi ad iscrivermi è stata l’idea di lavorare nelle aree protette e nel settore della salvaguardia del patrimonio naturalistico della nostra regione» chiarisce il giovane naturalista che, al momento, sta lavorando in Trentino Alto Adige per un centro sperimentale impegnato nella lotta biologica.
«Il corso di laurea in Scienze della Natura, prima che fosse rinominato come Scienze per la Natura e per l’Ambiente, mi ha permesso, successivamente, di scegliere il mio percorso professionale all’estero. Appunto, utilizzando le nozioni di botanica generale, fisiologia vegetale ed entomologia sto operando nel campo della lotta biologica in ambito agrario e forestale, un campo di applicazione con una certa impronta economica, scientifica e sociale».

«Riguardo alla mia formazione, il percorso triennale mi ha dato la possibilità di svolgere un tirocinio al Real Orto Botanico di Napoli, lavorando sugli Index Seminum e sul patrimonio naturalistico della nostra regione. [Questa esperienza, n.d.r.] e la passione per gli orti botanici, mi ha dato lo spunto per laurearmi con una tesi in geobotanica, alla triennale, ed una in etnobotanica, alla magistrale» ricorda Pignalosa con una certa soddisfazione.
Una robusta preparazione, mista a tanto spirito di intraprendenza e di adattamento, che ha portato l’esperto napoletano a lavorare in Germania, dove ha anche imparato la lingua tedesca e migliorato le proprie competenze in ambito botanico, prestando la sua opera negli orti di Mainz e Bayreuth.

Il dott. Pignalosa – che, fin dall’adolescenza, con il diploma tecnico in perito chimico, si confronta con le materie scientifiche – non lesina ringraziamenti all’accademia che l’ha ospitato ai tempi della laurea e, indirettamente, dice alle future matricole in quale ateneo studiare la natura e l’ambiente per avere maggiori opportunità di successo formativo e professionale: «grazie agli esami svolti alla Federico II, è stato facile applicare le conoscenze all’ambito forestale ed agrario, come l’arboricoltura, la fitopatologia, la fitofisiologia, la manutenzione degli spazi verdi e la progettazione dei giardini». Un po’ come a dire che, da studente universitario curioso e costante, è stato un terreno fertile su cui seminare, mentre i docenti – attenti e preparati – dei validi contadini che hanno consentito di far fiorire un professionista per la cura della natura.

Al corso di laurea triennale in Scienze per la Natura e per l’Ambiente si accede liberamente, previo svolgimento, il 14 settembre 2020, di un test non selettivo, per verificare il livello delle conoscenze di base di chi intende immatricolarsi.