Case Popolari. Intervista all’ing. Vittorio Serrapica, Presidente campano della “Lega dei Circoli per il Meridione”

Ing. Serrapica, ci aiuti a centrare il tema, molto sentito, degli alloggi popolari in Italia e su quali sono le problematicità che esso si trascina.

“Per tanti il concetto di social housing di cui ogni tanto si sente parlare non è molto chiaro e spesso rischia di sembrare semplicemente solo un termine inglese per indicare le case popolari. L’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), in via del tutto teorica, dovrebbe rappresentare una sottocategoria specifica del social housing, rivolta esclusivamente a una fascia di persone meno abbienti.
Gli abitanti “delle popolari” li conosco e i problemi relativi al mondo degli alloggi ERP in Italia sono ben noti, ma pochi ne conoscono la reale portata. Problemi come morosità, abusivismo, mancata manutenzione, incremento degli alloggi sfitti e supporto sociale. Si parla di quasi 20 mila alloggi sfitti che necessiterebbero di manutenzione con interventi tempestivi. La situazione non è certo migliore per quanto riguarda l’abusivismo: la media nazionale è del 5,9% e il fenomeno riguarda in particolar modo le grandi città del centro e del Sud Italia (Roma, Napoli, Palermo, Catania), la cui percentuale si aggira intorno al 10%, contro il 2% del Nord. A Milano gli alloggi occupati sono circa 3.500, mentre a Napoli si supera i 10mila”.

Che disparità c’è tra l’offerta e la mole di domande?

“Le case popolari in Italia sono poche. Attualmente il settore pubblico ospita 750mila abitanti, mentre sono 1,7 milioni le persone che chiedono di accedere a una casa. In base a queste stime solo circa un terzo di quelli che ne avrebbero necessità di un alloggio.
In definitiva, solo chi è realmente capace di abitare può capire come costruire e come modellare la società popolare. Molte sono le domande che mi rivolgono “Cosa me ne frega di occuparmi di questa casa se non sono miei?” è il pensiero ricorrente dell’abitante medio, figlio della convinzione che se non hai una casa di proprietà non sei nessuno e non hai il dovere di mantenerla nel giusto decoro. Con la riqualificazione di questi immobili, a volte organizzati in grandi complessi, ci si gioca la rivitalizzazione di interi quartieri, con la possibilità di dar vita a veri e propri laboratori urbani preziosissimi per le sorti dell’intera città”.

Come si dà dignità a determinati luoghi che spesso appaiono come immensi palazzoni in cui sono stati impiantati dei veri e propri “ghetti”?

“Bisogna costruire “luoghi” e non semplicemente “edifici”, per formare comunità forti ancor prima di pensare di assegnare abitazioni. Non si deve solo gestire il patrimonio immobiliare, ma bisogna attivare una comunità solida, perché vivere in alloggi adeguati non sarà mai abbastanza per raggiungere uno stile di vita dignitoso che permetta la reale integrazione e realizzazione degli abitanti all’interno del tessuto sociale.

Il supporto sociale non può essere applicato escludendo gli abitanti delle popolari, proprio perché sono questi a necessitarne maggiormente.
A volte sono le stesse amministrazioni a incentivare indirettamente questi fenomeni che, seppur vitali, rimangono comunque non regolamentati. Gli enti che gestiscono il patrimonio popolare non possono essere vittime di un continuo ricambio dirigenziale per colpa della politica che li vede sono come mero interesse.
Forse sto sognando, ma un giorno diventeremo tutti “gente delle popolari”, e per questo dobbiamo dare un contributo tutti”.

Quali proposte concrete avete da fare sul tema come “Lega dei Circoli per il Meridione”?

“Insieme al nostro Presidente nazionale dott.ssa Tiziana Demma abbiamo pensato ad una serie di proposte immediatamente applicabili:
– acquisto al costo simbolico di 1 euro di case ERP laddove i costi di manutenzione superino, per il pubblico, gli incassi derivanti dagli affitti;
– possibilità di condono per gli occupanti abusivi da almeno 5 anni;
– riduzione della cedolare secca per contratti d’affitto a canone concordato dal 10% attuale al 5%, in modo da diminuire i canoni in zone ad alta densità abitativa”.