India: 120 milioni di disoccupati solo ad aprile

Il tasso di disoccupazione dell’India è ora a un livello che si assesta all’incirca al 27,1%, secondo i dati che pervengo dal Center for Monitoring the Indian Economy (CMIE). I nuovi dati mostrano che le cifre sono attualmente quattro volte superiori rispetto a quelle degli Stati Uniti.
L’India non rilascia dati ufficiali sui lavori, ma i dati CMIE sono ampiamente accertati. Il paese ha attuato il lockdown a partire dal 25 marzo per contenere i contagi da Covid-19, causando licenziamenti di massa e gravi perdite di posti di lavoro.
Si verificano quotidianamente scene dove lavoratori migranti, in particolare coloro i quali percepiscono una retribuzione giornaliera, fuggono dalle città a piedi per tornare ai loro villaggi.
Il coprifuoco prolungato e la continua chiusura delle imprese non hanno risparmiato nemmeno posti di lavoro formali e permanenti.
Nelle ultime settimane varie aziende appartenenti a diversi settori, dai mass media, al commercio al dettaglio, all’aviazione, alle automobili, hanno annunciato numerosi licenziamenti di massa. Gli esperti prevedono che molte piccole e medie imprese probabilmente chiuderanno completamente le serrande.
Uno sguardo più attento ai dati del CMIE mostra l’effetto devastante che il blocco ha avuto sull’economia organizzata dell’India.
L’agricoltura, che rimane il pilastro dell’economia indiana, ha invertito la tendenza, aggiungendo lavoratori sia a marzo che ad aprile. Ciò non è inusuale in quanto molti stipendi giornalieri tornano all’agricoltura in tempi di crisi, secondo il CMIE.
“È indispensabile che l’India pesi il costo economico del blocco sulla sua gente”, ha dichiarato alla BBC Mahesh Vyas, CEO di CMIE.
Il governo attualmente ha deciso di allentare le restrizioni in alcune zone del Paese dove si registrano minor casi di contagi.
“La suddivisione in zone è un buon punto di partenza, ma non può essere di aiuto a lungo”, afferma Vyas. “Le regioni non possono lavorare nei silos. Le persone, i beni e i servizi hanno bisogno di mobilità. Le catene di approvvigionamento devono iniziare a lavorare prima che le aziende si esauriscano”.
Gli esperti sono preoccupati dall’elevato tasso di disoccupazione scaturito dal lockdown.