Di Liddo (Asso è): «Nell’emergenza, siamo stati a fianco dei più fragili»

Restare a casa è stato l’imperativo categorico in questi ultimi due mesi che, per molti, è stato di solo distanziamento sociale, per altri, di vera e propria quarantena, perché, magari, positivi al nuovo Coronavirus o perché a contatto con un paziente infetto.
Il movimento di persone c’è stato, generalmente, di meno, ma, all’inizio, ha avuto punte ingestibili, quando, soprattutto, le informazioni provenienti da fonti governative erano incerte o molto allarmanti, tanto da indurre assembramenti fuori ai supermercati, che, al contrario, erano vietati.
Chi usciva pensava a rifornire di generi alimentari e di casalinghi sé e la propria famiglia, qualcuno pensava anche al proprio vicino anziano, impossibilitato dagli anni e dalla paura a mettere piede in strada. Una sorta di solidarietà di vicinato, che aiuta a migliorare le relazioni e il tessuto sociale, ma che non fa miracoli tali da far pensare ad un cambiamento di paradigma per la nostra comunità.

C’è chi del supporto ai più fragili ne ha fatto il proprio impegno quotidiano, non in isolato, ma organizzato, non da adesso, bensì dal 2006. È l’associazione Asso è di Napoli, che, partendo dalla III Municipalità, ha distribuito pasti caldi e spese solidali agli indigenti, cioè a quelli che, con la pandemia, o si sono ritrovati vulnerabili o lo sono diventati ancora di più.
«Da tre anni, siamo stati riconosciuti come struttura caritatevole dal Banco Alimentare Campania, grazie al quale diamo assistenza a circa 200 indigenti appartenenti a 36 famiglie da noi censite e ad altrettante, che, invece, si rivolgono a noi in maniera saltuaria» dichiara ai nostri taccuini Luca Di Liddo, presidente dell’Associazione.
«Appena arrivata l’emergenza e i primi divieti, abbiamo avuto un incremento di richieste di aiuti, arrivando a circa 85 famiglie» tiene ad evidenziare Di Liddo, persuaso, data la sua esperienza diretta, che questi beneficiari sono coloro che «per vari motivi, in primis l’assenza di entrate economiche a causa dello stop lavorativo, riscontrano difficoltà anche a fare la spesa».

La raccolta di prodotti da distribuire ai più bisognosi è stata agevolata dalle erogazioni effettuate sul conto corrente dell’organizzazione, dai carrelli alimentari allestiti in due punti vendita del quartiere e dalle donazioni di due realtà imprenditoriali multinazionali partenopee, la Calcio Napoli e l’Alcott, che hanno offerto pacchi già confezionati per i beneficiari accuratamente selezionati dall’Asso è.

Luca Di Liddo, però, è rimasto male per il servizio giornalistico de Le Iene, andato in onda il 21 aprile scorso, che ha raccontato di una Napoli, sì, solidale, ma anche stretta nella morsa della camorra, che, in questo periodo, è apparsa a caccia di consensi popolari attraverso elargizioni di denaro in prestito o di spese per le famiglie del territorio.
«Il servizio de Le Iene è stato del tutto negativo, perché, non solo ci troviamo a portare avanti in solitaria le nostre iniziative, senza nessun aiuto da parte delle Istituzioni, ma dobbiamo anche vedere un lavoro giornalistico, su una rete nazionale, in cui si accosta il lavoro di tante associazioni a quello della camorra» ci dice amareggiato. «Ormai, vediamo sempre più frequentemente notizie che infangano la nostra Città avere uno spazio sempre maggiore in questi servizi, mortificando chi fa tanto, ogni giorno e a titolo gratuito, con il solo scopo sociale e solidale» tiene a ribadire con vigore.
Il servizio curato dal napoletano Giulio Golia è apparso, infatti, più concentrato sulla ricerca dello scoop e di voci che confermassero, per forza, queste supposizioni, invece, che celebrare maggiormente il lavoro importante di tante realtà non profit in questo periodo di difficoltà economiche. Lo stesso giornalista di Mediaset, in un post sul sito del programma, due giorni dopo, ha voluto scrivere questo messaggio: «[…] La solidarietà non può durare in eterno e non arriva dappertutto. E quello che abbiamo voluto fare è lanciare un allarme alle Istituzioni: la camorra, così come la mafia e la ‘ndrangheta, si sta insinuando in questo vuoto. E non possiamo chiedere che a colmarlo sia il grande cuore del popolo napoletano con le tante e straordinarie iniziative di solidarietà. Perché quel vuoto deve colmarlo lo Stato, prima che lo facciano le iniziative criminali. Questo sta già avvenendo in alcune zone, e rischia di prendere piede in misura maggiore più avanti nel tempo se le misure del governo non saranno adeguate e soprattutto rapide».

Superata questa fase emergenziale legata al Covid-19, Asso è, per quanto sia, attualmente, difficile programmare nel dettaglio i prossimi impegni associativi e solidaristici, si propone «di continuare a stare vicino alle famiglie in difficoltà, cercando di fare una distribuzione più capillare, dando pure assistenza alle persone sole». «Appena ci sarà la possibilità di aggregarsi» dichiara, inoltre, il presidente, «penseremo anche a prenderci cura dei più giovani, attraverso dei confronti con loro, muovendoci proprio dalla condivisione di questa esperienza vissuta». Asso è, tra l’altro, ha già un’esperienza consolidata con i bambini e gli adolescenti, perché, da dieci anni, è promotrice ed organizzatrice di un evento ludico e formativo sull’educazione stradale.