Le parole non bastano: il Governo non dimentichi il terzo settore

Negli ultimi giorni il Forum Nazionale Terzo Settore ha lanciato la campagna “Non fermateci” raccogliendo le preoccupazioni delle migliaia di enti che hanno visto scorrere inesorabilmente il tempo senza che il Governo lanciasse segnali chiari di attenzione ad un mondo che contribuisce con il suo impegno quotidiano alla coesione sociale della nostra nazione in virtù dell’azione di quasi sei milioni di volontari e circa 850.000 lavoratori.

Ai timori di vedersi abbandonati, ribaditi nel corso di questa crisi da autorevoli ed importanti esponenti di numerosi enti del terzo settore, si accompagna anche il sospetto di sentirsi beffati da chi, a parole non perde occasione di ringraziare l’impegno del mondo non profit per la crisi magari per rendere i propri discorsi più belli e accettabili con un tono di solidarietà, ma a conti fatti non tiene conto seriamente di chi rappresenta il 4% del PIL italiano e, soprattutto, si occupa dei più deboli ogni giorno.

Bene stanno facendo Claudia Fiaschi – Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – e tutti i più importanti rappresentanti del non profit a richiamare l’attenzione dei decisori politici su questo ulteriore aspetto della crisi che ci ha colpito dallo scorso febbraio. Inutile ribadire che senza il terzo settore ed in particolare dei suoi volontari moltissimi servizi alle fasce più deboli della popolazione non sarebbero garantiti. Un esempio tra i molti: la protezione civile cui tutti noi guardiamo con grande fiducia e che ancora una volta svolge un vero e proprio ruolo decisivo nel supporto di qualsiasi tipo alla popolazione è un’eccellenza italiana invidiataci dal mondo perché ha la sua forza fondamentale nei volontari. Spesso questa verità è colpevolmente dimenticata.

In Parlamento qualcosa sembra muoversi e nelle ultime sedute, in modo trasversale si segnala l’impegno di Fratelli d’Italia e Partito Democratico, sono stati posti a votazione ordini del giorno che chiedono al Governo di sbloccare l’erogazione dei contributi del 5×1000 e ad estendere al terzo settore le misure e gli strumenti di liquidità già previste per le imprese. Occorre ricordare come il problema della liquidità nel mondo del non profit non abbia un valore secondario rispetto al mondo produttivo: molti servizi essenziali sono garantiti grazie esclusivamente all’impiego di risorse dei soci e di benefattori ed inevitabilmente subiranno drastiche riduzioni. Per le piccole realtà (ed i loro beneficiari) che operano al di fuori delle grandi reti e lontano dai centri metropolitani questo potrà essere devastante. Non dobbiamo assolutamente sprecare questo patrimonio sociale e culturale.

Occorre segnalare anche le proposte della Fondazione Italia Sociale, istituita da poco con la Riforma del Terzo Settore, che cercano di stimolare cittadini e Governo a valutare validi strumenti e strategie per affrontare la mancanza di liquidità alla luce anche dell’impossibilità dello Stato nel prossimo futuro di poter far fronte economicamente a tutte le diverse emergenze causate dalla pandemia. Tra le proposte della Fondazione merita sicuramente attenzione e valutazione quella che invita il Governo a destinare senza condizionalità (o comunque molto ridotte) al mondo del non profit le risorse comunitarie non spese che l’Europa ha liberato dalle assegnazioni originarie offrendo la possibilità di utilizzarle anche senza la quota di co-finanziamento nazionale.

Un’attenzione importante merita il Servizio Civile Universale: oltre alla ripresa dei progetti e quindi l’impiego di migliaia di giovani volontari, è in corso da più giorni sul quotidiano “Avvenire” un dibattito circa l’obbligatorietà o meno del servizio civile che sicuramente ha contribuito ad alzare l’attenzione su quello, che mai come in questo difficile momento storico per la comunità nazionale, sta palesando il suo senso di valido Istituto di difesa non armata della Patria e coinvolgimento dei giovani nelle attività essenziali alla tenuta sociale ed alla crescita civile. Dal mondo della rappresentanza dei volontari in servizi civile a quello degli enti attuatori dei progetti sino ad arrivare alle parole del Ministro Spadafora sono arrivati importanti segnali sulla rinnovata attenzione a tale fondamentale Istituto della Repubblica Italiana specialmente in relazione al recupero delle risorse per consentirne l’accesso a tutti i giovani che ne hanno fatto richiesta. Non sono mancati in tal senso ordini del giorno presentati e votati positivamente in Parlamento. Occorre quindi dar seguito in modo operativo a tali impegni.

Oltre le buone intenzioni, le belle parole di ringraziamento durante le conferenze stampa e le interviste, è ora che il Governo batta veramente un colpo per il terzo settore. Altrimenti il colpo lo batterà la crisi.