Covid 19 | Quell’Albergo dei Poveri (abbandonato ed inutilizzato) importante anche nei tempi del coronavirus

Tanti negli ultimi giorni si stanno domandando, specialmente a Napoli e provincia, come mai in questo periodo di totale crisi sanitaria in cui si cercano di reperire quanti più spazi è possibile per ospitare i malati, come non sia stato proprio considerato dagli amministratori comunali e regionali “il Real Albergo dei Poveri” di Piazza Carlo III. Mai come in questo periodo nel pieno dell’emergenza Coronavirus, questo enorme palazzo avrebbe potuto fare la sua parte, facendo risparmiare la metà degli sforzi con il triplo dei risultati, per la sanità campana ormai quasi al collasso per carenza proprio di posti letto. Si stanno costruendo ospedali dal nulla, si stanno utilizzando strutture costruite a metà e lasciate col tempo a se stesse ma le strutture abbandonate? Il Real Albergo dei poveri è uno dei palazzi e dei monumenti più grandi d’Europa e del mondo con i suoi 100.000 metri quadri di superficie, 400 metri quadri di facciata, le sue 500 stanze, con la facciata di circa un centinaio di metri quadri più grande rispetto alla Reggia di Caserta e circa il doppio più grande nel complesso della stessa. Un palazzo che avrebbe potuto ospitare e raggruppare almeno i senza tetto di tutta la città e forse non solo evitando che questi possano morire di fame, come magari, avrebbero fatto i lungimiranti Carlo o Ferdinando di Borbone; poteva diventare un centro di ritrovo anche per le famiglie del quartiere che sarebbero andate lì a prelevare un pò di pasta, di pane e qualcosa da mettere sotto i denti, per il proprio sostentamento. Sarebbe potuto essere soprattutto il più grande “ospedale temporaneo” del mondo (chissà che fine faranno quegli ospedali costruiti per questa epidemia) ospitando i pazienti in terapia intensiva da covid-19 arginando quasi del tutto il problema del sovraffollamento degli ospedali almeno di Napoli e Provincia. Mai come in questo periodo, è importante sottolineare la lungimiranza di quella famiglia Reale che, anche quando non c’era il virus, accoglieva in questo enorme palazzo, come quello di Palermo e di Bari (seppure un pò più piccoli), tante persone bisognose che imparavano un mestiere e venivano avviate nel mondo del lavoro, ospitate per tutto il tempo, lavate, curate e quindi salvate. Invece oggi ci ritroviamo, per colpa di classi politiche passate e presenti, da monarchie a repubbliche, da destre a sinistre, in 160 anni di Italia unita, un palazzo vuoto, abbandonato ed “inutile”: come un respiratore che non funziona (restando in tema).

E magari avrebbe reso l’immagine di una Napoli all’avanguardia a livello mondiale per il contrasto al covid-19 e non solo per i grandi medici che ha. Questo enorme monumento sta crollando, molti lo hanno denunciato negli ultimi anni, non solo i neoborbonici, anche dei senatori, come la senatrice Sabrina Ricciardi con delle interrogazioni parlamentari che ancora non hanno avuto risposta. Ecco la politica degli ultimi 150 anni, il frutto, il risultato della mentalità coloniale che si è abbattuta sul colonizzato, cancellando la sua memoria pur essendo presente e tangibile a piazza Carlo III (e non solo), si fa finta che non c’è, come nascondere quintali di polvere sotto un tappeto minuscolo. Certamente la risposta di oggi sarebbe “se ne cade a pezzi, non è possibile utilizzarlo” ma la domanda dovrebbe essere: “e con chi dovrebbe prendersela il popolo napoletano perchè uno dei palazzi più grandi al mondo se ne cade a pezzi, se prima dell’unità d’Italia era un vero e proprio monumento acclamato dal mondo intero?”. Servirà certamente far capire a fine emergenza alle classi politiche che ci governano, l’importanza e l’imponenza di un monumento così grande ed importante per il popolo napoletano, per quello palermitano e barese e per l’intero Sud.
La storia ci lascia gli strumenti per combattere le insidie del presente e del futuro, ora sta a noi cercare di utilizzarli al meglio.

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