Il Papa prende l’umanità sulle spalle e l’affida a Cristo

«Non t’importa di me?». Lo chiediamo a Gesù Cristo, lo sollecitiamo alle persone care che ci sono intorno quando ci sentiamo abbandonati, non curati, non amati. Una domanda che agita il nostro cuore, che ci abita dentro.

Ma, poi, amare che significa? Non vuol dire, forse, rispettarsi reciprocamente, avere chiaro l’obiettivo comune e il compito di ciascuno mentre si sta sulla stessa barca!?

Amarci non è, forse, come dice Francesco, smettere di illuderci di sentirci sani in un mondo malato?

Che piaccia o no, che si creda o meno, con la benedizione Urbi et Orbi e la concessione dell’Indulgenza plenaria, in via straordinaria, Papa Francesco ha rappresentato, in maniera plastica, l’emergenza di questo momento storico, l’urgenza di consolare anime fragili e cuori infranti.

Come una madre amorevole ha preso per mano l’umanità tutta e la nostra umanità di persone smarrite e ci ha affidate alle cure premurose del Medico dello spirito. Gesù Cristo lo ha detto: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».