A Gaeta, un intero weekend per ricordare il Regno delle Due Sicilie


Anche quest’anno il Movimento Neoborbonico, insieme a tantissime associazioni meridionaliste, ha organizzato a Gaeta il più grande raduno annuale degli amanti del Sud e della sua sua storia. Perchè proprio Gaeta? Perchè la città di Gaeta (o “la fedelissima”) è stata l’ultimo baluardo del Regno delle due Sicilie a cadere: il 13 febbraio del 1861 alle ore 18.15 ci fu la resa della fortezza mentre gli invasori sabaudi continuavano a bombardare, a distruggere tutto quello che incontravano sul loro cammino, cercando di cancellare Gaeta dalla faccia della terra, come fecero con altri paesi e città delle Due Sicilie. Proprio il 13 febbraio, “finì” o “iniziò” la conquista del Sud: “terminò” la resistenza ufficiale dei militari, guidati dal giovane re Francesco II di Borbone con tantissimi giovani della Nunziatella che partirono da Napoli per supportare il loro re, la loro patria (e che morirono), ma “iniziò” il periodo di devastazione non solo fisica ma psicologica e culturale del nostro popolo. Seppur diventati “fratelli d’Italia”, il nuovo Stato mise in atto con la Legge Pica (1863), la repressione dei “briganti” (anche se altro non erano che cittadini, militari, contadini, sindaci, amministratori o politici che legittimamente difendevano le proprie terre).

Continuavano anche le deportazioni nei primi “lager”, a Fenestrelle (fortezza più grande d’Europa, in Piemonte) e nel campo di San Maurizio Canavese, portando alla morte tanti soldati borbonici i quali, avendo prestato giuramento ad un solo Re, ed ad una sola patria, non vollero tradire quel giuramento. Da diversi anni il 13 febbraio ci si ferma per un minuto di silenzio proprio alle 18.15, un minuto di preghiera e magari con la bandiera delle due Sicilie fuori al balcone, ricordando quelle centinaia di migliaia di vittime meridionali mai ricordate forse perché sono vittime che che scottano perchè raccontano come è nato questo Paese, tra politiche nord-centriche e con un’enorme disparità di fondi, opportunità, servizi, strutture, infrastrutture ecc. È quel Sud che deve solo produrre e comprare beni e servizi del Nord, votare i suoi partiti, tifare per le sue squadre di calcio, farsi curare al Nord e dopo 160 anni le cose non sono cambiate molto. Ecco perché serve ricordare il nostro passato: per capire i problemi del nostro presente e le possibilità del nostro futuro. ”Gaeta resiste ancora”, il nome del raduno che si terrà venerdi 14, sabato 15 e domenica 16 febbraio, tre giorni di manifestazioni promosse dal Movimento Neoborbonico, Terraurunca, Fondazione Il Giglio e Comitati Due Sicilie con il patrocinio della Real Casa di Borbone Due Sicilie e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, con il Comune di Gaeta e oltre 20 gruppi neomeridionalisti e identitari e la ormai consueta partecipazione di diverse centinaia di persone provenienti da tutta l’Italia e anche dall’estero.

Tanti gli eventi nell’evento tra mostre, concerti, spettacoli, presentazioni di libri con la grande rassegna dedicata ai “Libri dalle Due Sicilie” (libri usciti nell’ultimo anno), visite guidate, cerimonie religiose con “soldati” delle Due Sicilie, inno e alzabandiera sulla fortezza-simbolo dell’assedio e della eroica resistenza borbonica e antisabauda terminata proprio il 13 febbraio del 1861, data scelta come “giornata della memoria” ricordando la fine del Regno delle Due Sicilie. Suggestiva la “cerimonia dei fiori”, domenica mattina nel ricordo dei bambini e dei ragazzi caduti durante l’assedio (tra cui i “giovani della Nunziatella”). Il convegno centrale nel pomeriggio di sabato 15 aperto dalla Principessa Beatrice di Borbone e con Pino Aprile e Gigi Di Fiore (a lui il primo premio meridionalista “Don Paolo Capobianco”) e tanti altri personaggi che combattono quotidianamente per la dignità del Sud. Una manifestazione, allora, all’insegna della riscoperta di luoghi e di fatti legati (tra passato e futuro) alla storia spesso dimenticata di un Sud che seppe essere primo in diversi settori. “E come si promisero i nostri soldati 150 anni fa -scrivono gli organizzatori- ci rivedremo tutti a Gaeta”.