Cinema | 18 regali, un film che parla delle attese, delle mancanze, delle eredità nel rapporto tra genitori e figli

E se provassimo a perdonare i nostri genitori per le loro mancanze, per i loro sbagli, per il loro essere imperfetti? È, forse, questa la domanda che si leva, forte, dalla visione attenta e partecipata di 18 regali, il film di Francesco Amato, in questi giorni nei cinema di tutta Italia.

Il lungometraggio regala lunghi sprazzi di grande commozione, soprattutto nella seconda parte, quando è più chiara l’idea di fondo della pellicola, cioè regalare allo spettatore la possibilità di rivedersi, di ri-immaginarsi, indietro nel tempo, con la persona amata, molto probabilmente anche odiata, sicuramente desiderata. Che sia un genitore che non c’è più o un amore andato via, non fa niente, quello che conta è il saper perdonare il passato condiviso con questa persona, quello che è stato e quello che non è potuto essere.

18 regali si ispira alla storia reale di Elisa Girotto, una giovane madre che, prima di morire, lascia a sua figlia, appena nata, tanti regali quanti sono i compleanni da festeggiare fino alla maggiore età. Un modo romantico per starle vicina, per creare quel legame tra madre e figlia che non si sarebbe potuto realizzare. Malgrado il gesto sia carico di emozioni e abbia trovato una vasta e trasversale eco mediatica, lo stesso film pare sollevare una critica, più o meno velata, a questa scelta o, almeno, sembra porre un dubbio di opportunità: i regali rispecchieranno davvero le preferenze che Anna, durante la sua crescita, avrà?

L’andamento narrativo del film non è per nulla lento, anzi, la trama si snoda, alternativamente e congiuntamente, tra il tenace dinamismo di Elisa e l’esuberanza giovanile di Anna, sebbene quest’ultima venga rappresentata con il classico cliché dell’adolescente scapestrata e ribelle per un passato difficile alle spalle.

Oltre alle legittime preoccupazioni legate alla gravidanza – si evidenzia nella trama –, un bimbo in arrivo suscita nei genitori delle aspettative, quasi delle fantasticherie, sul colore degli occhi e dei capelli che avrà, sui gusti che emergeranno, sulle scelte di vita e lavorative che prenderà, sui primi amori che lo faranno entusiasmare e soffrire allo stesso tempo, sul lavoro che gli darà da mangiare. Proprio come accade ad Elisa. Aspettative che se, generalmente, sono trepidanti attese per la mamma e per il papà e una notevole eredità inconscia per il futuro figlio, potrebbero, invece, diventare un fardello insostenibile da gestire per il figlio che – prima bambino, poi adolescente, infine adulto – ha una storia somigliante a quella della piccola Anna. Così, il dilemma esistenziale diventa sollecito e insaziabile: assecondare le aspettative dei propri genitori o seguire i propri desideri, rischiando che il proprio padre e la propria madre si sentano traditi?