Stop della prescrizione | Taverna (M5S): «Basta impunità». Il penalista Spena non ci sta, ecco la sua opinione

Paola Taverna gongola: «Da oggi, primo gennaio, entra in vigore la norma sulla prescrizione del nostro ministro della Giustizia Alfonso Bonafede». «Quando un processo penale arriva alla sentenza di primo grado, il reato non si prescrive più e si arriva fino in fondo, con una condanna o un’assoluzione. Basta con il fallimento dello Stato che rinuncia ad avere una verità giudiziaria» scrive la senatrice del Movimento Cinque Stelle sulla sua pagina Facebook.

«C’è gente che muore e non si sa chi l’ha uccisa» rincara la dose, «ci sono presunti colpevoli che non sono mai tali definitivamente, ci sono persone che piangono morti e devono pure sentirsi dire dallo Stato Sarà per un’altra volta. Non vi resta che piangerci su!». «Due reati si sono già prescritti nel processo per la strage di Viareggio, 32 morti in un incidente ferroviario» ricorda Taverna, quasi a voler convincere i suoi fan della bontà del provvedimento. «Questa è la beffa che viene dopo il danno: colpevoli che non vengono dichiarati tali, giustizia che non viene mai fatta. Senza contare tutti i processi prescritti dei Berlusconi di turno».

«Ma nessuno può essere eternamente sotto processo e tutti hanno diritto a sapere. È per questo motivo che Bonafede ha preparato la riforma del processo penale che ne abbrevia di molto i tempi». «La Lega ci ha tenuti appesi fino all’ultimo, giocando al gatto e al topo. Prima sì poi no, poi si sa come è andata, Salvini ha avuto il colpo di sole» scrive la pasionaria grillina, lanciando una frecciata agli ex alleati. «Ma noi non ci siamo dati per vinti, abbiamo continuato a confrontarci con la nuova maggioranza e con tutte le parti coinvolte, nei prossimi mesi l’approveremo in Parlamento: i processi saranno finalmente condotti in tempi ragionevoli». Al momento, però, ed è qui l’anomalia, la prescrizione dopo il primo grado di giudizio si sospende, rischiando che al fine pena mai – di per sé già oggetto di riflessione giuridica e pedagogica – si aggiunga il fine processo mai.

«Non si può vivere lacerati nel dolore e trovarsi costretti ad affrontare lungaggini disfunzionali che, oltre ad avere l’effetto di tacere la verità, hanno anche il demerito di prolungare quella disperazione. Con queste riforme lo Stato saprà finalmente rispondere al grido Cercasi giustizia!» conclude la parlamentare, che è al suo secondo mandato.

«Il 1 gennaio 2020 sarà ricordato per un lutto che ha colpito la cultura giuridica italiana e, inevitabilmente, la cultura nella sua complessa vastità» esordisce, con sconcerto, il giovane penalista Marco Spena, interpellato da noi di Istituzioni24.it. «Come per ogni nefasto accadimento della vita, è in corso l’elaborazione del lutto», dice l’avvocato, paragonando il blocco della prescrizione all’evento traumatico, studiato dalla psicoanalisi, che lascia una ferita in chi lo vive.

«Tutto parte dall’errata considerazione che la prescrizione sia garanzia di impunità. Non è possibile rispondere all’inefficienza dello Stato con una riforma che mina un istituto di diritto sostanziale che, invece, nella sua originaria funzione, garantisce che la sacrosanta pretesa punitiva dello Stato di diritto non trasformi una persona in un ostaggio a vita». «Infatti, la prescrizione» – dice Spena – «interviene in un momento in cui non è più necessario punire perché si è attenuato o è, addirittura, cessato l’allarme sociale. Tra l’altro, anche il tempo trascorso è, di per sé, già una pena» e potrebbe incidere sul cambiamento della persona indagata o imputata. Il presunto reo potrebbe essere, appunto, sempre uguale anche dopo anni dalla commissione del crimine oppure essere cambiato. Lo stesso valore rieducativo della pena ha il suo senso se la pena è immediata, meno se interviene dopo anni dalla commissione del fatto.

«Tantissimi processi si prescrivono nella fase delle indagini preliminari e molti addirittura si prescrivono quando sarebbe stato utile fermarsi prima», sottolinea l’avvocato del Foro di Napoli.

«Provoca dispiacere leggere alcune dichiarazioni che vengono pronunciate con l’evidente fine di ottenere il consenso dell’opinione pubblica, priva di coscienza di civiltà giuridica. Penso, ad esempio, a quelle pronunciate dalla senatrice Taverna, la quale parla di presunti colpevoli che non sono mai tali definitivamente. Ecco, il problema è a monte: si passa dalla presunzione di non colpevolezza a quella di colpevolezza, con un linguaggio che, per fare breccia nel cittadino, ignora la Costituzione della Repubblica Italiana».

«Questo governo ha il merito di avere unito tutte le menti pensanti del Paese che non ci stanno innanzi a tali pericolose inesattezze» conclude il penalista Spena.