Jaques Chirac: l’ultimo addio ad un politico di altri tempi

Si terrà oggi presso la chiesa di Saint Sulpice a Parigi la cerimonia funebre ufficiale dell’ex presidente della Repubblica Francese Jaques Chirac. Molte le personalità accorse per rendere l’ultimo omaggio alla salma: insieme con Macron gli ex presidenti Francois Hollande, Nicolas Sarkozy e Giscard d’Estang, il Presidente Vladimir Putin ed il Premier Viktor Orban, il Primo Ministro libanese Saad Hariri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker, oltre ad una decina di capi di Stato provenienti da tutti il mondo.

Tutti vogliono dare l’estremo saluto ad una delle personalità più importanti della politica francese. Per questo l’Eliseo aveva già organizzato una camera ardente prima al palazzo presidenziale e poi a «Les Invalides» affinchè tutti i francesi potessero salutare per l’ultima volta il loro «Chichi» (come erano soliti chiamarlo i suoi sostenitori). E sono stati in molti ad averlo voluto fare visto che le porte del complesso museale parigino sono dovute restare aperte tutta la notte.

Non stupisce, dunque, il risultato di un sondaggio dell’istituto demoscopico Ifop (apparso ieri sul settimanale Journal du Dimanche) che mostra come l’anziano presidente sia per il 30% degli intervistati il migliore della Quinta Repubblica in ex aequo addirittura con il Generale de Gaulle! Una sorta di rivincita, anche se postuma, su colui il quale è stato per anni il suo acerrimo nemico elettorale, il socialista François Mitterand, arrivato ad un misero 17% e per anni considerato il più amato dai francesi.

E’ innegabile che la storia degli ultimi quarant’anni della politica d’oltralpe sia stata marcata da quest’uomo dai modi gentili e per certi versi un po’ snob. Per due volte Primo Ministro (con Giscard d’Estaing e poi in coabitazione con Mitterand) più volte sottosegretario e Ministro della Repubblica, sindaco di Parigi e infine Presidente della Repubblica per ben due mandati.

Nella sua lunga carriera politica, questo figlio di un semplice impiegato di banca ha saputo conquistarsi la fiducia di politici, capitani d’azienda e semplici cittadini. Grazie al matrimonio con Bernadette (famosa per i suoi sguardi di sfida al marito mentre corteggiava altre donne durante gli incontri pubblici) fa un salto di classe sociale e comincia ad entrare nel mondo della Francia che conta. I suoi studi, la sua forza di volontà e la sua caparbietà hanno fatto il resto: da consigliere politico dell’allora primo Ministro Georges Pompidou (il successore di De Gaulle lo chiamava «il mio bulldozer») a presidente della Repubblica. Una vita intensa caratterizzata per sua stessa ammissione da: «Colpi di fortuna che ho cercato di sfruttare al meglio». Indimenticabili le sue campagne elettorali in giro per la Francia a macinare chilometri, a stringere mani e a gustare le prelibatezze culinarie preparate dai suoi sostenitori (era ghiotto di dolci e amava la birra).

Un politico d’altri tempi, oseremmo dire, che con la sua aria nobile non disdegnava di passare dai campi fangosi della provincia a discutere con i contadini, a delle proiezioni private a Matignon (sede del Governo ndr) in compagnia di ministri e banchieri.

Un animale elettorale di quelli che conoscono per nome i propri elettori e che coltiva la propria circoscrizione (Corrèze, nel centro della Francia) con cura e sovvenzioni (il suo feudo elettorale è stato per anni una delle provincie più sovvenzionate dallo Stato francese). Un uomo con una forte ambizione di potere e un vero senso dello Stato. Indimenticabile il suo no alla guerra in Iraq (per il 71% dei francesi l’evento più importante della sua carica presidenziale – fonte Ifop) che ha dato modo anche ai suoi avversari di appoggiare la sua politica estera.

Certo non sono mancate le zone d’ombre: tra accuse di corruzione, appropriazione di fondi pubblici e abuso di potere. Queste ultime, tra l’altro, gli sono valse una condanna a due anni di carcere mai scontati a causa dell’età avanzata e dello stato di salute. Alcuni suoi avversari politici dicevano che fosse diventato presidente solo per sfuggire alla giustizia, e che la fortuna di trovarsi contro Lepen al secondo turno avesse dato solo un ulteriore periodo di immunità al vecchio statista.

Ma si sa in politica il tempo scorre veloce e gli anni corrispondono a delle ere. I francesi adesso piangono la morte di «Chichi» e dei tempi in cui un Presidente della Repubblica mangiava e beveva con i propri concittadini in cerca di voti e consensi. Altri tempi insomma.