Scuola | Marzocchella, neo-preside del Liceo Morante di Scampia: «Voglio una scuola in cui gli alunni diventano costruttori del loro sapere e gli adulti dei significativi modelli educativi»

Un ciclone è arrivato a Scampia! Non è il fenomeno meteorologico che, quando arriva, spazza tutto via, bensì un ciclone benevolo che porta vivacità, intraprendenza e novità al Liceo Elsa Morante. Giuseppina Marzocchella, infatti, è la nuova dirigente scolastica della scuola secondaria di II grado che ha la sede principale in Via Monte Rosa e la sede succursale in Viale della Resistenza, a pochi passi dall’altro istituto di eccellenza, il Galileo Ferraris.

Marzocchella arriva al Liceo Morante dopo una lunga esperienza dirigenziale all’Istituto Comprensivo Rodari-Moscati del vicino quartiere di Miano, dove, con il personale docente e non docente, è stata mediatrice fra l’Istituzione e il territorio, fra la sua scuola e le Istituzioni locali e nazionali, nonché animatrice di molte lodevoli iniziative.

Con la sua azione educatrice e manageriale, Giuseppina Marzocchella ha provato – spesso, con buoni esiti – a dare un ruolo nuovo – forse, quello originario – alla scuola che ha diretto, promuovendo, su tutte, azioni che mirassero alla legalità e alla coesione sociale.

Il Rodari-Moscati, del resto, oltre ad essere diventato un punto di riferimento per la promozione della Legalità – attraverso una serie di attività con un alto valore simbolico, fra cui la nascita del Museo e della Biblioteca della Legalità – è stato anche il fulcro di sperimentazioni che riallacciassero i legami sociali, troppo sfilacciati nella nostra società, aspetto ancora più evidente in una zona disagiata come quella di Miano.

I legami sociali e le possibili strategie socio-educative, tra l’altro, sono stati al centro del dibattito, il 16 aprile di quest’anno, del convegno sulla coesione sociale organizzato nella scuola mianese e, nel giugno scorso, del libro di Marzocchella “Da scuola di periferia a centro di legalità. Buone pratiche all’I.C. 64° Rodari-Moscati di Napoli”.

Se, da un lato, il convegno ha fatto emergere che il lavoro socio-culturale-educativo deve allargare lo sguardo e riguardare tutta la città, sollevando l’assunzione di responsabilità del centro quanto delle periferie, pensando ad un destino comune, dall’altro latro, nel volume, edito da Simone per la scuola, la Preside ha voluto mettere a disposizione degli addetti ai lavori, in particolare dei docenti e dei presidi di altri istituti, il suo lavoro in una scuola di frontiera, facendo emergere chiaramente l’importanza di creare reti intorno all’istituzione scolastica.

Il dinamismo, l’ascolto e la qualità caratterizzeranno il prossimo triennio al Liceo Morante, che – per stessa dichiarazione della Preside, nel saluto agli operatori scolastici, alle studentesse e agli studenti – sarà «una scuola innovativa, aperta, non timorosa, non scuola-parcheggio: per chi ci lavora e per chi ci studia. Con le porte sempre aperte: per chi ci vuole entrare, e per chi invece voglia poi fare altre scelte. Nella libertà di tutti e di ciascuno. Secondo l’etica della responsabilità personale. Quell’etica della responsabilità che quotidianamente e personalmente mi impegno a mantenere e che ho visto testimoniata nella storia del Liceo Elsa Morante, che continueremo tutti insieme a ravvivare nel tempo».

Marzocchella, fin da subito, ha dato risalto alla sua impronta rivolta ai desideri degli studenti liceali e non solo – a quei desideri non per forza legati a finalità propriamente scolastiche –, ospitando due beniamini del Calcio Napoli, Koulibaly e Ghoulam. La loro presenza all’apertura dell’anno di studio è una sorta di promessa di quello che potrà essere il nuovo percorso insieme.

Istituzioni24.it dà il benvenuto alla neo-dirigente e, per l’occasione, ha voluto intervistarla per tracciare insieme un bilancio dell’esperienza al Rodari-Moscati di Miano e per indicare le linee generali del suo mandato al Morante di Scampia.

L’auto-valutazione e la valutazione esterna nella vita delle scuole è ormai una realtà, anche se ancora balbettante. Ci fa un bilancio della sua dirigenza all’Istituto Comprensivo Rodari-Moscati di Miano?

«La gestione del Comprensivo Rodari-Moscati di Miano è stata una esperienza di crescita umana e professionale per tutti: alunni, genitori, docenti, personale ATA. Se poniamo lo sguardo oltre ciò che è visibile e percepibile ad impatto, possiamo cogliere subito l’idea della realizzazione di un esempio scuola sistemica, una scuola di tutti, dove tutta la comunità, intesa come territorio, ne era parte integrante e attiva. L’esperienza è stata profondamente significativa lasciando, soprattutto nel pensiero e nel cuore di chi ha lavorato durante questi anni accanto a me, la certezza che il cambiamento, come fenomeno antropologico e sociale si può avere, è realizzabile, è concreto. Il segreto sta, nella passione e nell’ impegno, nel senso etico e morale che diamo al nostro lavoro quotidianamente, al nostro modo di vivere nella quotidianità, proponendoci come un modello esemplare di adulti critici e responsabili, concreti nelle decisioni, negli impegni».

Quale futuro avranno le iniziative che aveva promosso e le intese che aveva stretto per il Rodari-Moscati ora che ha ceduto il testimone?

«Un futuro nuovo, orientato ad una visione di continuità verso ciò che è stato programmato e in parte realizzato. La grandezza di una scuola, la straordinarietà di una gestione manageriale orientata al cambiamento del pensiero pensante di un contesto, come quello in cui si insedia l’Istituto Comprensivo Rodari Moscati – come, tra l’altro, anche la mia nuova scuola –, sta nella perseveranza, nella costanza e soprattutto nella fiducia in ciò che si pianifica e si organizza. Ovviamente, non mancheranno difficoltà, nel gestire, nel mettere insieme quartieri, che seppur vicini e accumunati dalle stesse problematiche sociali si differenziano in termini di risorse, opportunità, storie umane e attenzione politica e istituzionale. Quelle iniziative promosse nella vecchia scuola, dunque, saranno continuate, migliorate, implementate in una visione più allargata, che vede unite periferie, persone, idee e progetti nella realizzazione di una grande agorà sociale, dove tutti operano per il bene comune, per una società che urgentemente necessita di un cambiamento epocale, di una nuova visione di società in tutti i sensi».

Fino a ieri, dirigeva un istituto comprensivo, oggi, un liceo: cosa accomuna e cosa differenzia il ruolo del preside nei due ordini di scuola?

«Dal punto di vista di gestione delle risorse umane non cambia nulla. È sempre una dirigenza volta alla realizzazione di una comunità educante basata su uno spirito di squadra, di collaborazione, confronto, accettazione, accoglienza verso il nuovo, verso le professionalità tutte, dove ognuno sa che esiste perché gli altri esistono, dove il concetto dell’io, cede il passo a quello del noi. Quest’ultima è la condizione principale per dirigere qualsiasi organizzazione a legami debole, come quella della scuola fatta di persone, storie, idee, norme, indipendentemente del grado di istruzione.

Dal punto di vista degli ordinamenti, invece, cambia, perché cambia il livello di competenze in uscita, il profilo educativo, culturale e formativo che l’alunno a conclusione del percorso scolastico deve raggiungere. È ovvio che gli alunni di un Istituto Superiore saranno educati e istruiti a fare scelte più mature, importanti, scelte che riguardano la loro vita. Hanno la possibilità di rapportarsi con il mondo dell’università, del lavoro; sono spinti ad interpretare in maniera più concreta e critica la società, a prendere coscienza dell’incertezza del futuro. È proprio a loro, infatti, che le Istituzioni europee chiedono un cambiamento nel modo di vivere e affrontare le problematiche della società, nel costruire una nuova polis fatta di responsabilità, democraticità, rispetto e libertà per tutti».

Sebbene sia ancora presto per comprendere le dinamiche e le potenzialità della nuova scuola affidatale, che impressione ha avuto al suo insediamento?

«Un impatto positivo, magico, in cui si respira aria del voler fare, del voler iniziare insieme al nuovo dirigente un percorso nuovo, innovativo e migliorativo, che dia al Liceo una nuova identità, una nuova mission, un nuovo modo di fare scuola, dove gli alunni diventano costruttori del loro sapere e dove tutti gli adulti– Dirigente scolastica, docenti, personale ATA e genitori – diventano significativi modelli educativi in termini di: apertura mentale, flessibilità, disponibilità, umanità e professionalità».

Da preside in una scuola di Miano ad una di Scampia: nel suo libro, rileva delle differenze sociali e prospettiche fra le due zone, frutto di una attrattività mediatica diversa e di una vivacità culturale altrettanto differente, che avvantaggia Scampia rispetto a Miano. Come ha in mente di valorizzare la maggiore attrazione di questo quartiere?

«Parto dal principio che la scuola è sempre centro propulsore, motore di cultura, formazione e educazione da cui tutto parte e tutto prende forma. Per valorizzare, bisogna, innanzitutto, osservare, capire, comprendere le dinamiche di come certe risorse presenti sul territorio possono essere utilizzate per la scuola, per il benessere di tutti. Allora, partirei da un’alleanza sociale, un patto comune, una sinergia di esperienze, risorse e professionalità, da aggregare per la crescita di tutta la comunità.

Apro il Liceo al territorio di Scampia, per una scuola aperta, dinamica sempre attenta alle proposte e alle offerte del quartiere, viva, virtuosa nel trasformare quelle attrazioni territoriali, in strumenti utili per il miglioramento dell’offerta formativa della mia scuola».

Scampia e Miano sono quartieri socialmente complessi, accomunati, tra l’altro, dal problema dell’occupazione legale.  Considerando che formazione proposta dal Morante è di tipo liceale –quindi, immediatamente poco spendibile nel mondo del lavoro –, come pensa di stimolare gli allievi e le allieve già frequentanti e attrarre nuove iscrizioni?

«Confermato che gli ordinamenti liceali prevedono per gli studenti dei Profili educativi, culturali e professionali che garantiscono loro, attraverso l’acquisizione di adeguate competenze, l’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, la scelta gestionale è quella di favorire un’offerta formativa nuova e innovativa, coerente e funzionale alle vere esigenze dei giovani e alle reali richieste provenienti dal mondo del lavoro.

«In pratica, fare del Liceo un attivo osservatorio di studio e sperimentazione sui fenomeni legati al mondo dell’occupazione e dell’università, capace di leggere attentamente i cambiamenti sociali, culturali ed economici della comunità. L’offerta formativa sarà ampia e nuova prevedendo, tra l’altro, l’apertura di nuovi indirizzi, la realizzazione di un comitato scientifico che si ponga come sintesi di comunicazione tra scuola e mondo esterno capace di realizzare un trend union fra i reali bisogni formativi degli alunni e le competenze professionali attese dal mondo produttivo e del terzo settore. Se c’è scollamento tra ciò che una scuola produce in termini di competenze e quello di cui è chiesto dal mondo produttivo esterno, i nostri alunni avranno sempre problemi a vincere le sfide dell’inserimento».

Faccia un augurio a lei, ai suoi studenti, al suo personale docente, amministrativo e ausiliario per l’anno appena iniziato.

«Nell’umile tentativo di costruire una scuola ri-pensata e progettata come frontiera del possibile, matrice generativa di pensieri liberi, di emozione e passione, di idealità e realtà, auguro a tutti noi un buon anno scolastico».

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