Dalla crisi al futuro, le occasioni da cogliere dal non profit

La crisi di governo è stata accolta con un moderato entusiasmo da una parte del terzo settore che nei mesi legislatura guidata dalla maggioranza gialloverde più di tutti si è sentita, per così dire delegittimata, dalle politiche. Inutile nasconderlo. Le polemiche con i due vice-premier Salvini e Di Maio, rispettivamente Ministro dell’Interno e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono state pressoché quotidiane.

Tuttavia questo moderato entusiasmo di chi ora spera in una nuova visione governativa rispetto a certi temi, un ritorno al passato per certi versi, rischia però di alimentare ulteriori divisioni e diffidenza e spaccare il terzo settore.

Piaccia o meno, al di là dalle legittime posizioni politiche di ciascuno, il mondo è cambiato a prescindere da Salvini e Di Maio: non è loro la colpa se il mondo delle ONG e più in generale del terzo settore (specialmente il volontariato) siano percepiti in modo negativo e come una semplice fetta di gestione clientelare ed ideologica.

Sono tanti, troppi gli errori del presente e del passato che hanno spinto parte degli italiani a questa considerazione e si badi bene che a questa fetta di popolazione appartengono numerosissimi operatori del terzo settore cresciuti proprio nel mondo che ora auspica un cambio di paradigma governativo senza fare davvero i conti con il proprio passato anche recente. Troppe le conventicole che hanno imposto la propria forza e le proprie relazioni in modo acritico emarginando spesso la parte sana degli attori del non profit.

Sarebbe auspicabile superare logiche di parte che penalizzano tutti, soprattutto le strutture minori che sono la vera spina dorsale della sussidiarietà italiana (non dell’assistenzialismo), e avviare – dopo la Riforma – anche un cambio di passo culturale nel mondo del non profit.

Dei metodi e delle applicazioni di alcune idee si può dibattere, ma senza chiarezza e analisi critica si rischia di perdere seriamente di vista i reali principi ispiratori che hanno reso l’Italia storicamente la patria del terzo settore e con essi la credibilità che tale mondo ancora vanta.

Occorre saper guardare avanti con serietà soprattutto perché il prossimo Governo (qualsiasi esso sia) dovrà ultimare la Riforma del Terzo Settore e sono diversi i provvedimenti in attesa di essere approvati o affrontati nel dettaglio non solo rispetto al nuovo schema legislativo: l’aumento dei fondi per il servizio civile, la gestione degli enti ai sensi della Riforma, il ruolo della certificazione e delle competenze per i volontari. Per parte nostra continueremo a chiedere ai decisori politici provvedimenti che supportino le piccole e medie organizzazioni del terzo settore le cui attività sono realmente decisive per la coesione sociale e procedono spesso in assenza delle istituzioni tra mille sacrifici personali: la compensazione dell’IVA per gli enti non commerciali e la stipula di protocolli d’intesa con gli istituti bancari che possano dare credito alle numerose realtà territoriali per far partire progetti ed attività importanti per i cittadini sarebbero degli ottimi segnali.

Una nuova stagione è già cominciata, non rincorriamo le divisioni del passato, ma accettiamo la sfida del cambiamento riconoscendo gli errori fatti e avviandoci nel futuro.