Se il diritto al lavoro non è riconosciuto ai navigator

Dovevano essere uno strumento innovativo per dare applicazione alla norma precettiva prevista dall’articolo 4 della Costituzione, quella che riconosce a tutti i cittadini della Repubblica il diritto al lavoro. Ma ora 471 navigator campani rischiano di vedersi negare loro stessi questo diritto, conseguito dopo aver superato una pubblica selezione tenutasi a Roma tra il 18 e il 20 giugno scorsi: motivo è la mancata sottoscrizione da parte della Regione Campania di una convenzione con l’Anpal (l’Agenzia Nazionale del Ministero del Lavoro per le politiche attive occupazionali), tassello fondamentale affinché i 471 vincitori possano essere contrattualizzati e iniziare le attività per le quali sono stati selezionati attraverso regolare procedura concorsuale: supportare i Centri per l’ Impiego (di pertinenza regionale) nella cosiddetta Fase 2 del Reddito di Cittadinanza, ovvero mettere in contatto la domanda di lavoro delle imprese con l’ offerta di lavoro fornita dai percettori del Reddito.

Una situazione al limite del paradosso, maturata nell’arco di soli tre mesi: dal 17 aprile, data in cui la Conferenza Stato-Regioni validò il Piano Straordinario di rafforzamento nei CPI, senza alcuna obiezione da parte della Regione Campania, al 17 luglio scorso, quando la Campania è stata la sola regione a rifiutare di sottoscrivere la convenzione  come invece si era impegnata a fare tre mesi prima. Nel mezzo, la pubblica selezione dei 471 vincitori, le cui vite da un mese sono precipitate nell’ incertezza, la stessa che circonda il motivo di questa presa di posizione del presidente Vincenzo De Luca.

Già, perché il clamore di questa vicenda sta tutto nel fatto che una motivazione ufficiale del “gran rifiuto” non c’è ancora, non essendo stato emesso alcun atto motivato dalla Regione, né alcuna nota, né comunicati ufficiali. In compenso, non sono mancate dichiarazioni a mezzo social e TV del governatore, che dalla sua tribuna mediatica non ha perso occasione per sbeffeggiare (al limite dell’ offesa personale) i poveri navigator, dipinti quasi come dei poveri sfigati per aver deciso di concorrere per un ”misero” contratto di collaborazione con un’ agenzia pubblica. Già, perché dalle frequenze dell’ etere televisivo locale De Luca ha motivato il suo niet lanciando un’estemporanea filippica contro il lavoro precario nella Pubblica Amministrazione, del quale i navigator sarebbero l’emblema. Per carità, una battaglia sacrosanta (seppur tardiva), se non fosse che il nemico individuato dal Presidente della Regione non è tanto la (ahi-noi) diffusa pratica del precariato nella P.A., quanto piuttosto chi di quella pratica ne è vittima, ossia i precari stessi. Siccome per De Luca il lavoro di navigator è precario, la soluzione più facile per concretizzare lo slogan ”basta precari” è impedire ai 471 vincitori campani di lavorare: un po’ come se un medico per debellare un’ epidemia decidesse di sopprimere i malati, anziché impegnarsi nella ricerca contro il male che li affligge.

Ma nella foga di sferrare il suo attacco frontale contro i navigator, De Luca non ha considerato alcuni aspetti che spingono questa vicenda ancor più verso il grottesco. Il primo, forse il più ovvio, è che il Presidente ha sollevato un polverone su di una questione, quella dei contratti dei navigator, che tecnicamente nemmeno gli compete: la decisione sulla eventuale stabilizzazione dei collaboratori spetterà all’Anpal, non alla Regione, che da par suo non avrà da rimetterci nemmeno un centesimo, visto che lo stipendio ai navigator lo versa la stessa Agenzia per le politiche attive del lavoro..

Altro aspetto da rilevare: nel bando di concorso era ben esplicitato che il rapporto di lavoro avrebbe avuto le fattezze della collaborazione coordinata e continuativa (sebbene De Luca abbia più volte erroneamente parlato di contratti a progetto), quindi le migliaia di iscritti alle prove selettive di giugno sapevano benissimo di concorrere per una data tipologia contrattuale. Invece che ironizzare su di una scelta compiuta da liberi cittadini, il Governatore avrebbe fatto meglio a domandarsi perché migliaia di laureati campani avevano optato per un contratto precario presso una pubblica amministrazione. Se fosse stato così umile da chiederselo, forse si sarebbe reso conto che il suo mandato alla guida della Regione si sta chiudendo senza particolari risultati nella creazione di opportunità occupazionali: il settore privato in Campania rimane caratterizzato da offerte di impieghi sottopagati e scarsamente professionalizzanti, con rapporti dalla durata esigua. Ed è fin troppo evidente dove pende la scelta tra un contratto di prestazione occasionale mensile e la possibilità di aggiudicarsene uno da 21 mesi e molto meglio retribuito.

De Luca questo aspetto (che riguarda da vicino anche la sua politica) è parso ignorarlo del tutto, e continua a farlo, visto che pochi giorni fa si è vantato del fatto che al prossimo ”concorsone” bandito dalla Regione Campania (che consiste per lo più in 10 mesi di tirocinio a 800 euro al mese nei comuni campani) si sono iscritti più di centinaia di migliaia di concorrenti: tutte persone che evidentemente cercano nel settore pubblico quel minimo di sicurezza retributiva e contrattuale che il privato non gli garantisce. Ma il maxiconcorso non è un grande evento come l’Universiade appena conclusa, e presentarlo come un successo basandosi solo sul fatto che migliaia di persone disoccupate o precarie vi si sono iscritte equivale a calare un velo pietoso sul fallimento delle politiche di sviluppo degli ultimi anni, del quale, dopo oltre quattro anni di governo, l’attuale amministrazione regionale non può certo ritenersi esente da colpe.

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