Crisi di Governo: al voto per il bene dell’Italia

Crisi di Governo

La crisi di Governo, prima annunciata al comizio di Pescara e poi istituzionalizzata attraverso la Mozione di sfiducia al Senato della Repubblica al Premier Conte dal leader della Lega e Ministro degli Interni Matteo Salvini, si è innescata dopo l’ennesima divergenza tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Il pomo della discordia è stata la TAV, dove la Lega ha ottenuto la maggioranza, addirittura con il sostegno di tutte le forze politiche presenti in Parlamento e con il solo voto contrario del M5S, che ha votato contro il Premier Conte, il quale si era dichiarato favorevole. Bisogna sottolineare come altre diversità di vedute, tra le due forze di maggioranza, erano poi rientrate, ma stavolta ha avuto un peso diverso, in quanto non si era mai verificata in sede parlamentare. Da aggiungere, c’è il fatto politico in sé: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, in quota M5S, che ha subito la sconfitta in Aula sulla Mozione No Tav, presentata dal suo stesso partito, avrebbe dovuto dimettersi per il semplice motivo che poi avrebbe dovuto firmare il Decreto per il proseguimento dei lavori della TAV.

L’inaspettata crisi di Governo ha colto di sorpresa il Movimento 5 Stelle che ha accusato il leader della Lega di tradimento nei confronti degli italiani, in quanto secondo il capo politico del Movimento Luigi Di Maio, stava facendo cose buone per il popolo, come quota 100, Reddito di Cittadinanza e tante altre riforme pronte ad essere approvate in Parlamento, bloccate da questo improvviso stop dell’alleato di Governo. La risposta del leghista Matteo Salvini non si è fatta attendere per il semplice fatto che, secondo Salvini non sarebbe stata più possibile proseguire nessuna azione di Governo dovuta ai troppi no dei Pentastellati.

Geografia partitica italiana

Le conseguenze della crisi di Governo provocata dalla Lega ha fatto implodere non solo il Governo, ma anche il Partito Democratico, che ha visto il riesplodere della “guerra” interna tra l’ala più moderata di Matteo Renzi e quella più di sinistra del neo segretario Nicola Zingaretti. Il primo si è spinto addirittura per un’alleanza con il Movimento 5 Stelle, dopo che è ancora sotto gli occhi di tutti la videoconferenza tra Renzi e Grillo per raggiungere un accordo per il Governo Renzi, saltata dopo pochi minuti e gli attacchi continui, da entrambi i protagonisti, che sono avvenuti fino al giorno prima dell’attuale crisi di Governo. Il secondo, Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito Democratico, ha subito annunciato  che non né vuole sapere di allearsi con i pentastellati.
Probabilmente per un duplice motivo:
il primo è che un’alleanza con i Cinque Stelle farebbe perdere ulteriori consensi al Partito Democratico, scottato ancora sia dal Patto del Nazareno, sia dal Governo di Responsabilità del Professor Mario Monti;
il secondo motivo è tutto interno, in quanto adesso i gruppi parlamentari del PD alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica vedono una proporzione in termini numerici di renziani nei confronti del Segretario Zingaretti di 9 a 1, proporzione che comunque vadano le elezioni sarebbe ribaltata. Infine, è proprio delle ultime ore la notizia annunciata da Matteo Renzi della nascita di un nuovo soggetto politico denominato Azione Civile.

Il Movimento 5 Stelle con il suo mentore, Beppe Grillo, al quale si sono accodati anche Luigi Di Maio e tutto il Movimento, aveva chiesto un Governo alternativo anche con il suo più acerrimo nemico, il Partito Democratico. Anche questa ipotesi, poi è sfumata e sono iniziati gli attacchi all’ex alleato di Governo, che secondo il suo Capo Politico Luigi Di Maio, pagherà nelle urne questo tradimento.

Sul fronte del centro destra, per la sfiducia al Governo Conte, è ritornato centrale Forza Italia con il fondatore ed attuale europarlamentare Silvio Berlusconi, che avrebbe chiesto ed ottenuto dal leader Salvini una riunione per l’unità della coalizione risultante vincente in tutte le ultime tornate per le elezioni dei Consigli Regionali e soprattutto stilare il programma per presentarsi alle prossime ed imminenti elezioni politiche.

Per quanto concerne il crescente partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, la notizia è stata ben accolta, anche perché la Meloni ha sempre sostenuto che questo Governo giallo-verde era innaturale proprio per le diversità di vedute dell’idea d’Italia che i due partiti avevano in mente, ma soprattutto perché Fratelli d’Italia si prospetta il miglior alleato della Lega in un futuro Governo Sovranista.

Al voto per il bene dell’Italia

Adesso, rispettando l’iter istituzionale, è solo una questione di tempo per tornare alle urne dopo la sfiducia al Governo Conte che, stando alle ultime dichiarazioni dei gruppi parlamentari presenti sia a Palazzo Madama che a Montecitorio, avverrà nei prossimi giorni.

Da evitare un’eventuale Governo istituzionale del Presidente Mattarella, che non godrebbe probabilmente dei numeri in Parlamento, ma soprattutto l’apprezzamento del popolo italiano che lo vedrebbe come un ennesimo “golpe”, visto come sono andate le ultime elezioni europee che hanno ostentato l’orientamento della maggioranza degli italiani verso le forze sovraniste, in primis di Lega e Fratelli d’Italia.

Da sfatare anche il mito dell’inevitabile aumento dell’IVA e di una legge di stabilità “lacrime e sangue”, in quanto con il voto nel mese di ottobre e con un’auspicabile e prevedibile maggioranza certa che uscirà dalle urne, sarà evitabile, ma soprattutto si ristabilirà anche in Italia un sistema partitico e politico coerente con due, massimo tre schieramenti con programmi chiari, basati soprattutto su questioni di valori e di culture politiche certe su temi come l’immigrazione, la sicurezza, la politica economica la politica europea ed internazionale, infrastrutturale, ambientale, scolastica e tanti altri temi, senza trarre in inganno chi voterà per il Centro Destra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e misti di cdx), Centro Sinistra (Partito Democratico +Europa ed altri di Sinistra) o Movimento 5 Stelle (con eventuali liste civiche); sempre che queste ultime due coalizioni non si alleino.

Da sottolineare anche la probabilità dei tempi lunghi per l’approvazione della proposta di legge costituzionale che prevede una drastica riduzione del numero dei parlamentari modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione passando dagli attuali 630 a 400 deputati e dagli attuali 315 a 200 senatori, in quanto per entrare in vigore, devono seguire un iter più complesso rispetto alle leggi ordinarie, come di seguito esplicato.

Secondo quanto prescritto dall’articolo 138 C.I., sono necessarie due deliberazioni da parte di entrambe le camere, a distanza di almeno tre mesi.

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi […]”– art. 138 C.I.

Se nella seconda votazione entrambe le camere approvano la legge a maggioranza dei 2/3 dei componenti, il testo si considera definitivamente approvato. Se invece nella seconda votazione si raggiunge la maggioranza assoluta, si può sottoporre la legge a referendum popolare. La richiesta di referendum deve essere fatta entro tre mesi dalla pubblicazione della legge, da parte di 1/5 dei membri di una camera, 500mila elettori o 5 consigli regionali.

Per il referendum non è previsto quorum, dunque la votazione si considera valida a prescindere dal numero di partecipanti. Per l’approvazione è necessaria la maggioranza dei voti validi.

La lunghezza e complessità dell’iter è necessaria per assicurare un dibattito completo e approfondito.

Quindi, non è detto che come affermato dal Movimento 5 Stelle, il secondo voto alla Camera dei Deputati sia l’ultimo passo per tale riduzione del numero dei parlamentari.

Per i motivi su citati, per non esporre il nostro Paese alla speculazione finanziaria, ma soprattutto per il bene dell’Italia, sostengo l’urgenza di tornare alle urne per avere una stabilità di Governo che manca da troppo tempo in Italia.