Sblocca cantieri, altro che solo Nord. Ben 600 opere varranno sbloccate in tutto lo stivale

ROMA – I comunicatori del Ministero dell’economia e delle finanze hanno rischiato di vanificare il lavoro svolto dai colleghi di infrastrutture e trasporti, ovvero lo sblocca cantieri, un provvedimento che ha richiesto un gran lavoro.

È bastata una slide per seminare il panico, un grafico ove il Mef aveva collocato solo al Nord le grandi opere che il provvedimento avrebbe dovuto sbloccare . Uno sbaglio comunicativo che ha dato il via a una polemica senza sosta sul web e da parte delle opposizioni. “E al Sud non si costruisce nulla?” è stato il mantra durato 48 ore.

Leggendo i commenti del popolo della rete, però, è parso subito di capire che non si fosse ben compreso la natura del provvedimento, ovvero sbloccare i cantieri e snellire la vita burocratica delle opere pubbliche già in essere e da completare (anche mediante una dotazione commissariale). E dunque permettere a dei lavori già avviati di volgere a termine e non certo creare ex novo grandi opere. Ad esempio, il Mose che campeggia sulla slide, è già “lavorato” al 99%.

In ogni caso è arrivato il dietrofront. Il Mef ci ripensa e aggiorna la cartina, aggiungendo graficamente anche i cantieri che verranno ad essere sblocati nel Mezzogiorno. Tanti, tantissimi: il provvedimento
nasce per sbloccare quasi 600 medie e grandi opere bloccate (dal valore di 50 miliardi di euro) che salgono a oltre 100 miliardi se si calcolano le ricadute sull’intero sistema economico nazionale.

Lo sblocca cantieri nasce per sopperire all’incapacita’ di quella classe politica che non è riuscita ad utilizzare i fondi avuti a disposizione. Facciamo qualche esempio: in questi lunghi anni i nostri Governi hanno adoperato appena il 4% dei 150 miliardi di euro stanziati per le infrastrutture, solo il 19% dei fondi europei 2014-2020 e appena l’1,5% delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, destinato alla dotazione infrastrutturale del nostro territorio. Quanti treni abbiamo perso, è il caso di dirlo!

Tornando al Ministero guidato da Tria, probabilmente l’errore comunicativo è dipeso dal fatto che l’intenzione primaria era di rappresentare solo le opere più grandi da sbloccare, a fronte delle 600 totali. Ma anche in questo caso, se vogliamo, si andrebbe ad avere una fotografia dell’eredità infrastrutturale lasciatoci dagli scorsi Governi: zero al Sud.

Non è certo colpa di questo Governo se il cofinanziamento italiano dei fondi europei 2014-2020 sia stato ridotto, in passato, a un terzo in tre regioni: la Campania, la Calabria e la Sicilia che hanno perso 7,4 miliardi di euro. O se, per scelte passate, la dotazione infrastrutturale per tutto il Mezzogiorno ammontasse a circa la metà degli stanziamenti previsti per la TAV Brescia-Verona-Padova (ovvero meno di una connessione tra tre province del Nord!).

E non è colpa di questo Governo se, in merito agli investimenti pubblici ferroviari, sommando gli stanziamenti dello Sblocca Italia di Renzi e della sua legge di Stabilità, al Mezzogiorno fosse stato stato destinato appena il 19% dei finanziamenti complessivi, e l’1,2% se si considerano soltanto quelli ferroviari. Insomma, gira e volta, in ogni caso, entrambe le slide uscirebbero indenni. Anche se, oggettivamente, il primo lavoro grafico presentato poteva aprire a strumentalizzazioni o attacchi. In ogni caso, dopo il boccone amaro, il lieto fine: lo sblocca-cantieri, con 259 voti, passa alla Camera ed è legge.