Scuola e coesione sociale. Convegno all’Istituto Rodari-Moscati di Miano. Intervista alla Preside Marzocchella

Scuola e coesione sociale: aspettative, difficoltà e proposte è il titolo dell’incontro promosso e organizzato dall’Istituto Comprensivo 64° Rodari-Moscati di Napoli, per domani, 16 aprile 2019. Il seminario si terrà, alle 16.15, presso il padiglione polifunzionale del Plesso Rodari, in Via Piemonte, 61.

Il tema scelto per l’iniziativa non è facile da spiegare, considerando che una definizione univoca è difficile da dare. Questa difficoltà non ha scoraggiato, però, la professoressa Giuseppina Marzocchella, Dirigente Scolastica, che, per l’occasione, ha voluto coinvolgere, in qualità di relatori, personaggi delle istituzioni e delle organizzazioni non profit. Al seminario, infatti, parteciperanno le Direttrici delle carceri di Poggioreale e Regina Coeli, Maria Luisa Palma e Annunziata Passannante, i Magistrati Marco Puglia e Carmine Antonio Esposito, il Maestro di Strada Cesare Moreno e il Padre Gesuita Fabrizio Valletti del Centro Hurtado di Scampia.

La coesione sociale ha a che fare con le relazioni sociali forti, con lo spirito di solidarietà fra i membri della comunità, con il senso di appartenenza alla stessa. Un concetto ampio che riguarda, altresì, i meccanismi d’inclusione ed esclusione sociale, il grado di mobilità sociale e le possibilità di accesso alle opportunità via via disponibili, il livello di condivisione di norme e valori. Aspetti che in un mondo in cui le relazioni sono sempre più deboli, polarizzate fra individualismo e collettivismo, hanno un significato ancora più importante, perché consentono di comprendere quanto una comunità sia vulnerabile, quanto sia resistente l’adesione ad una sub-cultura di riferimento rispetto a principi e ad atteggiamenti generalmente condivisi dalla maggioranza.

In un contesto come quello di Miano, zona periferica di Napoli, parlare di coesione sociale, mettendo in atto strategie ed azioni per promuoverla, risulta fondamentale per la tenuta sociale, per il futuro di chi vi abita e per quello dell’intera città. Appunto, la coesione sociale non può riguardare soltanto un gruppo più o meno ampio, come può essere il quartiere dove ha sede la scuola Rodari-Moscati, ma deve allargare lo sguardo e riguardare tutta la città, sollevando l’assunzione di responsabilità del centro quanto delle periferie, pensando ad un destino comune.

L’idea del destino comune è la premessa al modello complessivo di comunità che tutti gli attori sociali devono immaginare e creare insieme, poiché, troppo spesso, le azioni proposte hanno il carattere dell’immediatezza e dell’emergenza, non rientrando, perciò, in una strategia globale.

L’Istituto Rodari-Moscati, composto da 5 sedi dislocate nel quartiere, ospita la Scuola dell’Infanzia, la Scuola Primaria e la Scuola Superiore di Primo Grado ed è un presidio attivo di prevenzione e contrasto ai fenomeni di devianza, che possono richiamare soprattutto i più piccoli e i più fragili socialmente.

Proprio per questo, la scuola mianese si è posta come punto di riferimento per la promozione della Legalità, attraverso una serie di attività con un alto valore simbolico: la nascita, nel giugno del 2018, del Museo della Legalità dedicato alle vittime della criminalità organizzata, la fiaccolata per il contrasto alla violenza sulle donne del 14 marzo scorso, la Marcia per la Legalità di qualche giorno dopo, l’inaugurazione della Biblioteca della Legalità avvenuta il 22 dello stesso mese alla presenza del senatore Pietro Grasso.

Insomma, a Miano c’è una realtà educativa dinamica, che guarda con attenzione all’importanza della rete di relazioni da costruire attorno all’Istituto e al territorio che lo ospita.

Giuseppina Marzocchella è il motore di questo attivismo. Noi di www.istituzioni24.it abbiamo voluto porle delle domande per conoscere meglio l’impegno della scuola che dirige.

La sua è una scuola attiva dal punto di vista progettuale. A fine marzo, l’inaugurazione della Biblioteca della Legalità, in precedenza, la partecipazione alla Marcia per la Legalità. Questi momenti, rivolti ai più piccoli e aperti anche alla cittadinanza, quanto sono importanti per l’educazione dei bimbi e quanto risalto hanno in un territorio difficile dove opera l’Istituto che dirige?

Sono importantissimi sia per gli alunni che per l’intera comunità di Miano, poiché vogliono restituire identità civile e morale ad un territorio da anni martoriato da problematiche criminose e deluso nelle aspettative di un riscatto sociale ed umano.

L’intento educativo che la scuola propone è quello di trasformare, attraverso un nuovo ed innovativo modello didattico e pedagogico, la forma mentis e lo stile di vita dei cittadini di Miano, che vivono la contraddizione della società contemporanea, priva di orientamenti stabili da un punto di vista sociale, educativo ed etico.

Nel PTOF, pubblicato sul sito web, vengono elencati una serie di progetti. Ce ne dettaglia qualcuno?

Uno dei progetti pilota della nostra scuola, nel quale è racchiusa l’identità stessa della nostra mission istituzionale, è il progetto MianoInTesta, significativo esempio di alleanza sociale che vede tanti partner della scuola operare in una logica di welfare-state a supporto dell’intera comunità di Miano e della VII Municipalità. La rete territoriale MianoInTesta, rappresenta un lungo processo educativo e formativo, che diviso in tanti snodi operativo-didattici, mira a ripristinare il ruolo della scuola come centro e presidio di cultura e formazione sociale. Il progetto, include, come un grande contenitore, altri piani progettuali rivolti alle famiglie, come educazione viva, genitore competente, genitore al centro, per far sì che l’educazione degli alunni passi attraverso le famiglie in una logica di co-responsabilità educativa attiva e partecipata. Fanno parte della rete MianoInTesta il piano Arte, il piano Bullismo, il Piano Sport e Legalità, il Museo della Legalità con l’annessa Biblioteca. Piani diversi, ma ognuno volto alla rinascita urbanistica, sociale, culturale ed economica della periferia napoletana.

L’evento Scuola e coesione sociale: aspettative, difficoltà e proposte vede la partecipazione di numerosi ospiti illustri: magistrati, direttrici di penitenziari, educatori. In questo modo, sta creando rete intorno alla scuola e al territorio. Considera importante fare network per la crescita dei suoi allievi, per una maggiore vivacità del contesto, per attrarre nuove iscrizioni?

L’evento rappresenta l’ultimo momento di una serie di seminari e convegni, facenti parte del piano formativo ed educativo inserito nel PTOF del nostro Istituto. La scuola, che si propone come centro di promozione culturale, relazionale e sociale, non può non prevedere una serie di azioni formative ed educative rivolte alla cittadinanza, poiché l’idea di fondo è proprio quella di realizzare nel contesto il riconoscimento e la valorizzazione dell’Istituzione, non solo come luogo attrattivo e attraente di educazione e legalità, ma anche di crescita morale e valoriale dell’intera comunità.

È ovvio, che tutto ciò produca i presupposti, per una maggiore vivacità del territorio, quindi anche la possibilità di attrarre nuove iscrizioni, in una logica di ampliamento e miglioramento della qualità dell’offerta formativa.

La coesione sociale ha a che fare anche con le relazioni sociali forti e con il senso di appartenenza alla comunità. Le periferie scontano un isolamento dal resto della città di Napoli. Tuttavia, almeno al loro interno, molti abitanti danno l’impressione di sentire una forte appartenenza al quartiere e un legame solidale, quasi viscerale, a costo di perdere delle opportunità provenienti altrove. Ha anche lei quest’impressione?

Sì, anche io credo fermamente nel fatto che c’è, da parte degli abitanti di periferia, un forte senso di appartenenza al quartiere e alla stessa comunità, al punto che è stato proprio il manifestato desiderio di riscatto e di miglioramento di molte famiglie che mi ha indotta e spinta ad attuare un progetto di riqualificazione sociale e civica di alto spessore politico e istituzionale. Progetto che stimola, necessariamente, la creazione di quella coesione sociale utile a restituire al territorio quel senso di giustizia e di uguaglianza sociale iscritta nella nostra storia umana.

Una scuola che si apre al territorio, che accoglie le richieste e i bisogni delle famiglie, che si pone come guida alla crescita sociale e morale dell’individuo-persona, è sicuramente più inclusiva, più democratica e libera.

Cosa vuol dire fare la dirigente e l’insegnante a Miano?

Vuol dire accettare le sfide educative e formative che una scuola di frontiera pone ogni giorno; vuol dire crescere e migliorarsi sempre nelle competenze e professionalità, ma, soprattutto, nell’umanità e disponibilità ad accogliere ogni forma di bisogno educativo.

Gli alunni di Miano, sono figli a “limite”, portatori di difficoltà sociali e familiari, figli di ragazze madri, genitori separati, detenuti o assassinati; hanno alle spalle difficoltà comportamentali e relazionali, sono deprivati di ogni forma di affetto, di emozione e motivazione. Nonostante tutto, sono pieni di luce, di sensibilità, naturalmente aperti ad essere accolti, ascoltati, guidati, orientati. Questo significa, dunque, da parte di tutti gli operatori scolastici, vestirsi di uno stile educativo che va oltre ogni aspettativa professionale e lavorativa. Vuol dire essere sempre e in ogni circostanza guida e accompagnatore nei momenti di difficoltà, di scelta e di decisione dello studente e della famiglia.

La scuola viene intesa come la panacea ad ogni male della società. Se si pensa che i bambini e le bambine restano a scuola, al massimo, per otto ore al giorno, ritornando, poi, alle loro famiglie – spesso, disagiate e/o incapaci di seguirli –, quanto l’azione educativa della scuola può essere veramente efficace?

L’azione educativa della scuola può essere veramente efficace, specialmente quando essa si pone non tanto come cura dell’umanità, bensì come motore dell’azione umana da cui tutto parte e tutto prende forma.

Nella società della post-globalizzazione, la scuola non può essere concepita come solvente dei problemi sociali, ma come comunità di ricerca, di azione, di sviluppo, di crescita del genere umano. Ecco, fabbrica di nuove coscienze critiche, repubblica di nuove passioni orientate al miglioramento della società tutta. La scuola non dà soluzioni, ma può realizzare processi educativi orientati al benessere dell’intera umanità in una logica di cittadinanza sistemica, attiva e partecipata.   

Come immagina le sue bambine e i suoi bambini fra 10 anni?

Li e le immagino cittadini e cittadine responsabili e maturi/e, capaci di affrontare le scelte lavorative ed educative che la vita porrà loro. Persone critiche e consapevoli nel risolvere i problemi e nel sapersi orientare nei diversi ambiti del vivere umano.

Li immagino adulti attivi e significativi per la società, capaci di contribuire positivamente alla crescita dell’umanità.

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