Souad Sbai: “Qatar lupo travestito da agnello. Italia non metta la testa sotto la sabbia”

L’uscita in Francia del libro Qatar Papers riaccende il dibattito sull’opportunità di tenere relazioni con un Paese che finanzia in Europa radicalismo e fondamentalismo

«Sono anni che segnaliamo la penetrazione ideologica e religiosa di Doha. Sotto forma di investimenti e operazioni finanziarie, il Qatar estende ogni giorno la propria rete di proselitismo, con gravi danni per le società europee, Italia inclusa.

L’inchiesta Qatar Papers, pubblicata in Francia da due coraggiosi giornalisti, mostra inequivocabilmente il ruolo tentacolare assunto da Qatar Charity per la realizzazione di moschee (legali e illegali), centri culturali di marca islamista e luoghi di preghiera, tutti permeati dalla presenza dei Fratelli Musulmani, in prima linea nell’indottrinamento delle nuove generazioni.

Il viaggio del premier Conte non deve far mettere all’Italia la testa sotto la sabbia. La visita del presidente italiano è solo l’ultima tappa di un rapporto con Doha troppo sbilanciato. Già a fine marzo si erano recate in Qatar il sindaco di Roma Virginia Raggi ed il nostro ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Ricordiamo inoltre con imbarazzo gli onori tributati a Roma lo scorso novembre all’emiro Tamim Al Thani, preceduti dalla visita nell’Emirato di Matteo Salvini, che ha stupito perfino i suoi sostenitori.

L’uscita di Qatar Papers, con documenti inediti sui piani espansionistici di Doha verso il Vecchio Continente, dà ulteriore prova di quanto sapevamo già ma avevamo il coraggio di denunciare in pochi. Io stessa pochi mesi fa avevo lanciato l’allarme nel libro “I Fratelli Musulmani e la conquista dell’Occidente. Da Istanbul a Doha, la linea rossa del jihad”. Oggi più che mai è utile una risposta congiunta di Europa e Paesi arabi moderati per arginare i disegni fondamentalisti del Qatar, correndo sennò il rischio di esiziali minacce future per la democrazia.»

Lo dichiara in una nota Souad Sbai, presidente del Centro Studi Averroè.