Sud: Riccardo Monti, si al regionalismo differenziato e a nuove soluzioni

“A Salerno ho visto un altro Sud, realtà produttive e voglia di fare. Una tendenza diffusa in tutta la Campania e nel Mezzogiorno. Ci sono esperienze da raccontare, sistemi che devono fare rete, eccellenze che devono crescere. Ci sono soluzione percorribili per la crescita”. Così Riccardo Monti, Consigliere Delegato Triboo e già presidente ICE ed Italferr,
sulla sua pagina Facebook interviene nel dibattito su autonomia e Mezzogiorno.
“Non sopporto – scrive – il piagnisteo sul Sud, la logica di chi si lamenta senza fare, ma va detta una cosa: negli ultimi 25/30 anni il Paese non ha investito nel Mezzogiorno ed è aumentato il divario. Non è accettabile. Bisogna allora reagire, nell’interesse dell’intera Italia e per reagire servono idee chiare e coraggio”.
“Con il mio libro ‘Sud? Perché no’, ho provato e provo – ricorda il manager – ad avviare un dibattito, indico un percorso. L’appuntamento presso l’azienda Agricola ‘Altamura’ con le più rappresentative realtà produttive della Campania è stato una occasione. Il Sud ha le carte in regola, per essere protagonista e per crescere. C’è il settore delle nuove tecnologie, da applicare in tutti i settori, ci sono le grandi eccellenze dell’enogastronomia, c’è il volano del turismo ed una nuova narrazione che va tenuta presente. Oggi è più forte la risposta contro la criminalità organizzata, un dramma che esiste ma va detto che, negli ultimi venti anni, è stata più consistente ed efficace la risposta della magistratura e delle forze di polizia”.
“Ci sono – incalza Monti- delle cose da fare, subito. L’Italia deve investire di più nel Sud, perché qui ha garantito meno, bisogna recuperare ed immaginare una vera è propria ‘riserva di investimenti’, poi sarà necessario spendere bene e meglio i fondi europei, meno burocrazia e grandi scelte strategiche. Più visione manageriale e meno politichese.
Si deve lavorare ad una decontribuzione, per le imprese, di almeno cinque anni, ed investire nel sistema universitario. Il mondo accademico va ancorato al tessuto produttivo, si fa e deve crescere questa tendenza. I giovani devono avere la possibilità di andare all’estero ma anche di tornare, se il viaggio è di sola andata il Sud perde”.
“Poi c’è la sfida del regionalismo differenziato, una opportunità, una battaglia decisiva. Non bisogna – conclude – contrapporsi ma rilanciare e chi vuole essere classe dirigente al Sud deve avere questa consapevolezza.
Pari diritti ed idee concrete per far ripartire ed il Mezzogiorno in questa ottica anche l’idea di una Macroregione può rappresentare una strada. Il Sud deve giocare unito le sue partite”.
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