Campania | Carceri: un carnevale speciale a Santa Maria Capua Vetere

Prof. Samuele Ciambriello

Un carnevale particolare è stato festeggiato oggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Le donne dell’alta sicurezza, reparto Senna, hanno voluto mettere in campo con l’associazione “Suddatella” uno spettacolo dalle forti emozioni e con un valore di denuncia: fare memoria della violenza che subiscono le donne quotidianamente, fare memoria delle morti per mano di fidanzati, mariti.

Lo spettacolo di oggi, “Donne come noi” che si è tenuto nel carcere di Santa Maria ha lanciato un forte messaggio contro il femminicidio, attraverso musica e poesie, alternando momenti di risate a momenti di profondità emotiva. I detenuti presenti del reparto Tamigi, alta sicurezza, e l’intero reparto femminile Senna, hanno manifestato con molti applausi l’esibizione delle protagoniste: sette detenute del reparto Senna, che hanno anche scritto parte del copione. Michelina Esposito, oltre che interprete si è occupata della stesura del copione, Natasha Cordaro, Giovanna Di Rosa, Assunta Buonerba, Maria Buonerba, Maddalena Di Paoli, Antonietta Casamonica.

A coordinare le attività l’associazione “suddatella”.

Erano presenti allo spettacolo la direttrice dell’istituto Elisabetta Palmieri, il magistrato di sorveglianza Marco Puglia e il garante regionale dei diritti dei detenuti Samuele Ciambriello che al termine della manifestazione ha detto tra l’altro: “Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la  figura femminile che spesso è vittima anche di violenza psicologica dai propri amati. Al di là della condanna e della sua entità, mi auguro che queste rappresentazioni spontanee e sentite servano per contribuire a creare una cultura del rispetto e per combattere assieme una battaglia contro la violenza sulle donne che non deve avere sosta, anche nei quartieri periferici e nelle famiglie a rischio. Quando la forza di prevaricazione ha la meglio sul coraggio o sulla possibilità di denunciare, serve aiuto. L’incontro di oggi vuole essere un “seme” da gettare nel suolo per produrre riflessione e attenzione anche tra i carcerati con reati associativi”.