Ricciardi (M5S):”Oggi onoriamo la memoria dei Martiri dimenticati del Risorgimento, di chi diede la vita in difesa della propria Terra”

“Da Senatrice della Repubblica ritengo doveroso onorare la memoria dimenticata di quanti persero la vita in ossequio dei propri ideali di libertà.

Oggi, 13 febbraio, ricordo l’anniversario della distruzione di Gaeta – ad opera del Generale criminale Enrico Cialdini -, e la fine politica del precedente Stato meridionale.

Non v’è libertà se non vi è piena conoscenza, e persino l’ex Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, innanzi alle Camere, nel 2011, proferì: “è giusto ricordare come sia nata l’Italia unita. Per stare assieme è necessaria questa consapevolezza e sanare antiche ferite. Si può fare solo se si ricordano pagine di autentica sofferenza come quelle vissute da Gaeta e in modo drammatico da altre comunità. La storia la scrive chi stava dalla parte del torto e chi dalla parte della ragione; ma a chi ha combattuto adempiendo al proprio dovere è giusto rendere omaggio come facciamo oggi, come fu fatto più di 150 anni fa”.

Questo non è il ricordo della Senatrice del M5S, ma è la memoria di chi sa che fuori la caverna storiografica c’è un’alta verità, per decenni taciuta: la luce spesso è accecante, fa paura. Una luce che purtroppo trova poco spazio sui testi scolastici.

E questo nonostante gli studi di storici, economisti, politici, docenti universitari e letterati del calibro di Sciascia, Zitara, Dorso, Montanelli, Scalfari, Einaudi, Gramsci, Manna, Tremonti, Fortunato, Salvemini e come confermato dai dossier della Svimez e della Banca d’Italia, nonché da docenti dell’Università di Bruxelles, del Connecticut, della Federico II, di Catanzaro e del CNR

Se io fossi vissuta al Sud, nell’800, sarei stata fiera di vivere nella terza capitale europea, crocevia di artisti, letterati e invidiata in tutto il mondo per dei primati che facevano accapponare la pelle, come il primo sistema di raccolta differenziata.

Pensate: la Borsa di Parigi valutava la rendita del vecchio Regno al 120%, la quota più alta in assoluta. Il totale delle monete degli stati italiani era, al momento dell’annessione, di 668 milioni di lire, di cui ben 443 appartenenti al Sud, come sottolineò Francesco Saverio Nitti gettando dei dubbi in merito agli ideali reali che spinsero a quella sanguinosa guerra, qui al sud, che costò la vita a migliaia di meridionali.

“Non è che non si sapesse dell’ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione (del popolo meridionale), ma era come una specie di scheletro nell’armadio: tutti sapevano che c’era, solo che non bisognava parlarne, per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura”. Questa frase di Leonardo Sciascia riassume il perché di questo buio storico. Il motivo per cui non se ne parla.

Come sostenne Antonio Gramsci su l’Avanti, si trattò di una “dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”, cui fece eco da destra Indro Montanelli: “la guerra contro il brigantaggio costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto di falsi miti: il falso del risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola”. Insomma, una posizione bipartisan.

Seguirono successivamente gli anni più bui per le popolazioni del Mezzogiorno d’Italia e l’inizio della Questione Meridionale, come confermato anche da una pubblicazione della Banca d’Italia nel 2010. Dal 1863 la legge Pica abolì i diritti costituzionali nelle regioni meridionali portando all’istituzione di un governo militare; i tribunali militari soppiantarono quelli civili e la legge marziale fu legge per tutti. Sul finire del 1870 nel Sud continentale si contavano non meno di 20.000 persone uccise tra briganti e civili (Franco Molfese, “Storia del brigantaggio dopo l’Unità”, Feltrinelli) sebbene altri storici annoverano finanche 400.000 trucidati.

E recentemente, la Svimez ha dimostrato che altrettanto accadde nel 1867, specie in Sicilia. Il fenomeno del brigantaggio ebbe tale intensità e ragioni che l’autorevole storico statunitense John Davis parla di “una vera e propria guerra civile scoppiata nelle province meridionali e che il nuovo Stato tentò di mascherare col termine brigantaggio”.

So che nel weekend il movimento neoborbonico capitanato dal professor Gennaro de Crescenzo organizza un appuntamento per ricordare la nostra storia, proiettati alle battaglie future per la nostra terra.

Una terra che non deve più patire, dopo decenni di mal Governo. Il mio impegno è massimo: la nostra terra merita rispetto! Anche per questo sono più volte stata dura su questo disegno delle autonomie disegnate dal Pd. Lo ribadisco: prima i Lep.

Tornando a noi, voglio esprimere un messaggio di saluto da esponente di Governo a quanti si vedranno a Gaeta. Con la speranza che questo mio testo venga letto, offro il mio supporto istituzionale per le battaglie a difesa della verità storica. E perché non parlare di un vero e proprio “tavolo identità”? In fondo senza la memoria del passato, su cosa si appoggia il futuro?”

Così ha dichiarato in un post su Facebook la Senatrice Sabrina Ricciardi

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