Agci | Le cooperative: un antidoto alla crisi

Il pensiero di Brenno Begani, Presidente AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane), sul tema del lavoro e della realtà cooperativistica

L’Istat ha stilato di recente il primo rapporto sulla “Strutture e performance delle cooperative italiane” elogiandone il successo sociale ed economico. In un momento di profonda crisi lavorativa, è emerso che c’è stato un aumento di crescita e sviluppo delle cooperative, sia in termini di personale che di valore. Qual è il suo pensiero a riguardo?

E’ la semplice realtà delle cose e dimostra che il mondo delle cooperative costituisce un antidoto e un anticorpo alle situazioni di crisi. Segnalo solo due dati che confermano la validità del rapporto statistico: il 2008 è l’anno che ha registrato, in seguito alla crisi economica, una diminuzione dell’occupazione e del potere di acquisto delle famiglie, una generale stagnazione dei consumi, a cui si è aggiunto l’impatto della crisi dei debiti sovrani. Da allora e, nel corso dei successivi anni, il numero delle cooperative è cresciuto di oltre il 17% quando nello stesso periodo il numero delle imprese in Italia è diminuito del 2,5%! Sotto l’aspetto dell’occupazione i dipendenti delle cooperative sono cresciuti di oltre il 18%, superiore anche all’aumento del numero delle cooperative, contro una flessione dell’occupazione pari al 6,3 % registrato nelle altre Imprese. Questi dati, estremamente positivi, si riflettono anche nel valore aggiunto generato dalle cooperative rispetto alle imprese.

Com’è cresciuta l’AGCI di cui lei è Presidente? Quante e quali cooperative fanno parte dell’Associazione?

Non intendo scadere in forme di autocelebrazione ma credo di poter affermare, senza timore di smentita, che la nuova Presidenza ha lavorato sodo per conferire un preciso profilo e ruolo all’AGCI accrescendo il senso dell’appartenenza e dell’identità. Sono affermazioni che trovano riscontro nei dati di consistente partecipazione di cooperatici e cooperatori all’attività associativa. Abbiamo orientato il nostro lavoro prestando grande ascolto ai territori, alle cooperative, cercando di intercettare e soddisfare le domande che ci venivano rivolte. Ci siamo definiti una “Associazione in cammino” che intende proseguire nel percorso avviato.   Siamo presenti con le nostre 7000 cooperative in tutti i settori produttivi. Tutto ciò grazie alle straordinaria passione delle nostre cooperatrici e dei nostri cooperatori.

Cosa sono le cooperative di comunità?

Significa vivere e lavorare in comunità, riannodare i fili delle relazioni tra le persone, valorizzare la solidarietà, impedire che la memoria di interi piccoli paesi sia travolta dallo spopolamento e la solitudine diventi cittadina di interi territori. Le cooperative di comunità sia nelle zone montane, sia nelle ree urbane degradate, hanno l’obiettivo di mettere insieme i cittadini che intendono cerare lavoro e occupazione ma anche di sviluppare una crescita culturale e civica. Come AGCI sosteniamo con contributi a fondo perduto la costituzione di questo tipo di cooperative.

Si parla tanto del fenomeno “false cooperative”. Avete riscontrato casi del genere nell’AGCI? Se si, come avete affrontato il problema? Come si può contrastare la nascita delle false cooperative?

In AGCI non albergano e non c’è posto per le fase cooperative che sono gestite da truffatori e imbroglioni. Operano nell’illegalità, violano le regole della leale concorrenza. Tutto ciò danneggia le buone e sane pratiche delle cooperative oneste. Le false cooperative ricorrono al lavoro nero, evadono IRPEF, contributi previdenziali e si calcola che i mancati versamenti dell’IVA raggiungano l’astronomica cifra di 36 miliardi di Euro! Ci vogliono più controlli, occorre una legge che stronchi questo fenomeno, ma c’è dell’altro: si rifletta anche perché le false cooperative trovano un mercato, chi sono coloro che ricercano prezzi sotto la soglia dell’inciviltà accettando lo sfruttamento dei lavoratori

Molte cooperative sono nate nel Sud, notoriamente colpito dalla piaga della disoccupazione, specie quelle legate all’imprenditoria femminile. Mi conferma questa informazione?

Partiamo dal presupposto che il Nord non è in grado da solo di trainare il Sud dove la piaga della disoccupazione è allarmante. Vi sono dati significativi che dicono che nel Mezzogiorno, negli ultimi cinque anni, il lavoro nelle imprese cooperative è cresciuto del 14%. In questa area del Paese si concentra un occupato su cinque nelle imprese cooperative, ma c’è di più…perché il Sud rappresenta anche un motore dell’imprenditoria femminile ed ha anche il primato delle cooperative composte da giovani con oltre 4.000 realtà.

Reddito di cittadinanza. Sia Inps che Confindustria concordano nel ribadire che: “Potrebbe scoraggiare i giovani dal cercare lavoro”. Lo crede anche Lei?

Una preoccupazione esiste, ma compete anche alla cooperazione cercare di incentivare questo sostegno economico indirizzandolo verso la costituzione di cooperative. In poche parole agganciandolo a politiche attive del lavoro e valorizzando la formazione.

Qual è il suo consiglio per un giovane che ha difficoltà nel trovare un lavoro o, se ce l’ha, è precario e sottopagato?

Dobbiamo rappresentare ai giovani il fascino della cooperazione come forma di autoimprenditorialità e di mutualità. Il futuro ha un cuore antico e ai giovani dobbiamo dare l’occasione di sperimentare le forme di impresa cooperativa, accompagnandoli nel percorso, sostenendoli nell’avviare startup, facendo capire loro che la cooperazione è sinonimo di valori, di crescita insieme, di conseguimento di felicità nel lavoro e nel raggiungimento di nuovi traguardi.