Una chiacchierata con Luigi Leonardi, imprenditore vittima della camorra

«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene» disse Paolo Borsellino. Ormai di Cosa Nostra, di camorra e di criminalità organizzata in generale ne parlano in tanti per fortuna. Chi con cognizione di causa della problematica, chi per spirito civico, chi per venderti  semplicemente un prodotto. Poi c’è chi ne parla, perché la mafia l’ha denunciata, precisamente la camorra dei clan Russo di Nola, i Mallardo di Giugliano, gli Scissionisti di Secondigliano e gli altri clan padroni dell’area nord della città di Napoli. Colui che ha denunciato e ne parla è Luigi Leonardi, un imprenditore nato a Napoli nel 1974, vittima di numerose estorsioni, tutte denunciate, ed è per questo motivo che ha perso due fabbriche di impianti di illuminazione, i punti vendita e la sua casa.

Nel corso degli anni ha subito diverse minacce da parte di esponenti dei clan che ha fatto condannare con due maxi processi rispettivamente ai tribunali di Napoli e di Nola. Quella di Luigi non è una semplice vicenda di cronaca giudiziaria ma è una storia che riguarda l’imprenditoria nel Mezzogiorno, i rapporti tra le vittime di mafia e le istituzioni democratiche e la voglia di riscatto personale dopo che la camorra e un estenuante iter giudiziario ti hanno tolto tutto, anche gli affetti.

Nel 2016 il Ministero dell’Interno decide di cambiargli lo status da testimone di giustizia a collaboratore: “Non sono neanche più collaboratore di giustizia- precisa – avendo rinunciato al programma di protezione. La cosa divertente è che l’ex viceministro degli Interni Bubbico mi mette il programma di protezione da collaboratore quando ero già considerato testimone di giustizia, affermando fossi poco attendibile per via di una parentela di secondo grado di mio padre. Dunque secondo loro c’erano più probabilità che io fossi un delinquente piuttosto che un vessato. In realtà la legge dice sono collaboratori di giustizia tutti gli ex appartenenti ai  clan e che da questi hanno tratto benefici e che poi una volta arrestati decidono di collaborare. Io ho non ho carichi pendenti e la mia fedina penale è immacolata, ho 4 processi penali in corso in qualità di vittima quindi fatemi capire, se non è strumentale questa storia per imbavagliarmi e zittirmi’’ afferma Leonardi , il quale attualmente è in attesa del ricorso del TAR per vedersi nuovamente riconosciuto lo status di testimone di giustizia.

È un Paese particolare l’Italia. Uno Stato le cui istituzioni hanno dimenticato o hanno fatto finta di non vedere che Luigi Leonardi con le sue denunce ha provocato ‘’81 condanne definitive per 750 anni di galera per il Clan Russo. Un processo durato 10 anni, svoltosi nell’aula bunker di Poggioreale e che ha portato a 174 arresti da parte dei Carabinieri’’.

Giustizia fatta? Forse, solo in parte. Perché Luigi ha dovuto attendere anni per entrare nel programma di protezione. Inoltre sta aspettando ancora da anni che gli venga riconosciuto un risarcimento danni. Nel frattempo lo Stato cosa fa? ‘’Sono stato sentito tre mesi dal sottosegretario Gaetti presidente della Commissione Centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione, alla quale ho chiesto che mi venga riconosciuto il risarcimento danni, lo status di testimone di giustizia e una scorta di terzo livello. Attualmente ho la scorta di quarto livello, con due uomini di cui solo uno specializzato ed un auto non blindata. Nel frattempo le minacce sono rimaste, ne ho ricevute 9, tra cui dei proiettili a casa, una lingua di maiale oltre che due persone, indagate nel processo che si terrà tra non molto, le quali sono andate a casa di mia madre chiedendo ‘figl’t aro sta?’. Perché Roberto Saviano ha una scorta di terzo livello, con 5 uomini specializzati, sempre gli stessi, e auto blindata, mentre per me c’è un continuo ricambio degli uomini a tutela della mia protezione? Le persone che hanno minacciato mia madre sono individui pericolosi: un ex killer degli scissionisti ed un esponente del clan Mallardo che ha protetto durante la latitanza Raffaele Abbinante, attualmente al 41bis. Io sono stato sequestrato da Peppe De Gennaro, braccio destro di Amato degli Amato-Pagano.’’

Fa nomi e cognomi di assassini spietati Luigi Leonardi. Da quando ebbe la forza di denunciare, Luigi quella forza non l’ha mai persa nonostante le minacce e lo sfiancante labirinto giudiziario da cui non è ancora uscito. Ogni volta che parla, chiamando per nome i suoi aguzzini e come se mantenesse viva la fiamma di quel coraggio della prima denuncia. Quella fiamma che se hai deciso di fare impresa in un territorio difficile come quello di Napoli e dintorni, devi preservare con passione anche per andare avanti con il lavoro ‘’ Io per fortuna non ho mai mollato il lavoro. La mia azienda non è mai finita. Ho passato la fame perché sono passato da guadagnare 1000 euro al giorno a campare con 2 euro al giorno. Adesso sono in ripresa alla grande: ho rifatto il catalogo, la produzione è in ripresa. Sempre nel campo dell’illuminotecnica. Io produco luce. Ho fatto lavori per diversi locali importanti: Baroq a Piazza Vittoria, Archivio Storico, il Nabilah. Se la camorra non mi avesse fermato quanto dipendenti avrei oggi? Nel 2002 fatturavo 6 milioni di euro all’anno e avevo 36 dipendenti. Se non fosse arrivata la camorra quanti ragazzi avrei assunto oggi?’’.

Luigi è anche testimonial Scuola Zoo per sensibilizzare i giovani alla legalità contro la camorra. Durante una sua conferenza all’Istituto Conti di Aversa, un ragazzino gli contesta che le persone che stava nominando ‘’è gente che fa campare’’. Leonardi gli ha spiegato che quelle persone vivono di soprusi ed estorsioni sui commercianti onesti come lui: ‘’Ebbi la solidarietà degli altri 300 ragazzi che mi spiegarono che quelli erano ‘figli di’. Chiesi spiegazioni alla Preside dicendole che comunque sono ragazzini dunque possono essere ancora recuperati. La preside mi rispose che essendo ‘figli di’, si doveva solo aspettare che se ne andassero. Feci un esposto al MIUR, chiedendo di intervenire su questi ragazzi per tutelarli e salvarli. La preside è stata rimossa.’’  Un altro esempio che dimostra concretamente che solo con le denunce, l’alzare la testa di fronte alla prepotenza quotidiana, le cose si smuovono.

Anche se ancora troppo lentamente ‘’La malavita ha tempi di ore, lo Stato e la giustizia italiana di anni’’ spiega Luigi. Gli chiedo quali possano essere gli strumenti che il legislatore può offrire per arginare il fenomeno del pizzo, senza sapere che Leonardi, tenacemente, aveva già ottenuto qualche risultato: ‘’La nuova legge sui testimoni di giustizia, la 3500, l’ho fatta calendarizzare io con un mail bombing alla precedente presidente della Camera, Laura Boldrini. La legge è tale perché lo abbiamo deciso noi.  Giulia Sarti, del Movimento 5 Stelle, è intervenuta su questa legge con un emendamento che prevede disparità di trattamento per chi l’estorsione l’ha pagata e chi no. Io credo che le leggi anti-racket e anti-usura vanno scritte ascoltando chi le estorsioni le ha subite e non sentendo solo alcune associazioni dell’antimafia che fanno solo business’’.

Resto amareggiato mentre lo intervisto, perché capisco che a partire dalle minacce il peggio è venuto dopo, durante la battaglia estenuante per far sì che emergessero la verità e quella giustizia richiesta a gran voce, con ogni mezzo possibile, ma mai pienamente ricevuta. Per sordità politica, per la burocrazia, per i tempi delle Procure. Antichi mali italiani che hanno affossato ulteriormente un brillante imprenditore finito nella tenaglia di un fenomeno tutt’altro che debellato. Cerco a tutti i costi di estrarre della speranza dalle sue parole e gli chiedo cosa si sente di consigliare a coloro che stanno vivendo ciò che ha vissuto lui. Mi risponde: ‘’Fate catenaccio. Non volete denunciare? Informate carabinieri e polizia allora. Non vi fate fottere dalla paura, portatela con voi e mettetela su quelle scrivanie. Dall’altra parte troverete essere umani che sanno cosa vuol dire la camorra. Persone che vorrebbero fare molto di più ma hanno le mani legate. Forze dell’Ordine che credono in quello che fanno. Vorrei dire ai nostri legislatori, istituite una forma di denuncia anonima.’’

L’intervista è ormai conclusa. Più di venti minuti di registrato dai quali è emerso comunque l’uomo nonostante si sia parlato di aule giudiziarie, criminalità, Stato. Gli chiedo cosa si aspetta dal futuro, per capire non chi è, ma cosa è diventato Luigi Leonardi dopo 20 anni di limbo. ‘’Devo ancora capire cosa voglio fare da grande, mi solletica l’idea di poter far qualcosa dal punto di vista politico. Mi piacerebbe entrare nelle stanze dei bottoni per creare qualcosa di serio contro la camorra. Purtroppo on sono più in grado di produrre tempo, ho perso 17 anni della mia vita’’. Luigi Leonardi, imprenditore.

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