Rosso Istria: dolore, sangue e rabbia per il dramma delle Foibe

La verità scomoda negata dalle sinistre complici degli eccidi degli italiani nell’estate del ’43

Italia, 1943-1945.

Il Fascismo è nella sua tragica fase conclusiva. Il Paese è dilaniato dalla guerra civile ed i soldati non sanno più cosa fare, a quali ordini obbedire, a quali gerarchie riferirsi per continuare una difesa della Patria ormai perduta.
Mentre i nazisti vengono spinti sempre più verso la fine dell’occupazione, i partigiani italiani e quelli del Maresciallo Tito danno inizio a quella che sarà la più grande carneficina umana delle popolazioni italiche della Dalmazia, di Istria e Fiume.
Una ferita ancora aperta che tracima dolore sangue e rabbia.
Il dolore. Quello degli esuli italiani costretti con la violenza a scappare dalla propria terra per sfuggire ai massacri e alla barbarie dei partigiani comunisti italiani e slavi.
Il sangue. Quello delle migliaia e migliaia di vittime italiane inermi, in gran parte donne e bambini fatti prigionieri violentati, pestati, giustiziati e poi gettati nelle Foibe.
La rabbia. Quella dei sopravvissuti, che urla ancora vendetta dopo 76 anni. Vendetta per i massacri di tanti italiani. Vendetta per l’esodo forzato di migliaia di famiglie dalla propria terra natia.
Vendetta per una terra italiana – Istria Fiume Pola, gran parte della provincia di Gorizia, le isole del Quarnaro, Zara – che su proposta della Francia passarono dal 10 febbraio del ’47 alla Jugoslavia per effetto di un trattato di pace, ricordato col nome di Conferenza di Pace di Parigi, che ridisegnò i confini tra il nostro Paese e i Balcani consegnando per sempre un pezzo di Italia al blocco sovietico di cui faceva parte la Jugoslavia dominata dal carnefice comunista Josip Broz, passato alla storia col suo nome di battaglia di ‘Maresciallo Tito’.
Ed ancora lo sgomento ed il risentimento per come l’Italia del dopoguerra, l’Italia dei liberati e dei liberatori, l’Italia dei cattolici e dei comunisti, abbia potuto per ‘interesse politico’ gettare nel dimenticatoio questa dolorosa pagina di Storia fatta di lacrime, dolore e morte pur di ossequiare i nuovi referenti internazionali che avevano gettato tra il ’46 e il’ 47 le basi per quella che sarebbe stata l’Europa divisa sullo scacchiere politico immaginato dai  vincitori per i successivi 42 anni, fino cioè a quel 9 novembre del 1989 che ha cambiato definitivamente la storia contemporanea, pensionando definitivamente il ciclo storico – politico della guerra fredda che divise l’occidente politico filo americano dall’Est europeo filo sovietico.
E per come il dramma delle Foibe sia stato censurato sui libri di storia nelle scuole e nelle università italiane per evitare che qualcuno andasse a mettere il dito nella piaga, ricordando ad esempio l’atteggiamento di ministri comunisti come Emilio Sereni, del Governo presieduto dal cattolico Alcide De Gasperi, proteso a minimizzare il problema negando sussidi e aiuti alle famiglie degli esuli, nascondendo la verità in nome di una nuova ‘fratellanza italo – sloveno – croata’ e parlando delle Foibe come il frutto di una ‘propaganda reazionaria’.
La verità è venuta a galla soltanto negli anni ’90 quando due Presidenti della Repubblica, Francesco Cossiga prima e Oscar Luigi Scalfaro poi, hanno avuto il coraggio di rendere omaggio ai caduti della Foiba di Basovizza nel’ 91 ed al sacrario di Basovizza nel ’93.
Poi, nel 2004, finalmente il Parlamento italiano rende onore alla verità approvando la Legge Menia, dal nome del deputato triestino della Destra Nazionale Roberto Menia che condusse in Parlamento una coraggiosa battaglia perché il “Giorno del Ricordo” diventasse legge dello Stato e ricorrenza della memoria.
Anche la tv attraverso le fiction ha timidamente iniziato a raccontare questa dolorosa e drammatica pagina di storia negata per decenni. Un tentativo riuscito è stato fatto da Beppe Fiorello con ‘Il cuore nel pozzo’. Nel 2018 ha poi fatto scalpore Red Land (Rosso Istria), pellicola dura e cruda attraverso la quale l’attore e regista argentino Maximiliano Hernando Bruno ha tentato, non senza ostacoli e meschini tentativi di boicottaggio, di portare al cinema e sul grande schermo la verità.
Il film sarà proiettato oggi a Napoli, la città delle Quattro giornate, dove le sinistre hanno provato ad evitare che la pellicola entrasse nei circuiti cinematografici della città e della provincia.
Locandina della proiezione di “Red Land” che si terrà oggi e domani a Napoli presso il cinema Metropolitan.
Ma la verità vince sempre sulla menzogna. E, a poco meno di un mese dal giorno del ricordo, anche Napoli avrà la possibilità di ricordare il dramma che una parte d’Italia ha vissuto sul finire della Seconda guerra mondiale per mano dei partigiani, onorando così la memoria.
Per rendere omaggio ai Caduti. Per rendere omaggio alla verità storica. Perché non si dimentichi mai che nel Nord Est dell’Italia ci sono terre che sono e resteranno sempre italiane nel sangue, nella mente, nel cuore.
Per non dimenticare che un’Italia orgogliosa c’è stata.
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