“Professione in Famiglia”: il Sindacato delle famiglie. Parla Bruno Perin, vice Presidente dell’Associazione

Perché è nata “Professione in Famiglia”?

Dal 2012 la nostra Associazione si è impegnata a studiare i problemi irrisolti delle famiglie, fornendo possibili soluzioni nella logica tipica di un sindacato, che rappresenta un particolare interesse sociale e che intende risolverli responsabilmente.

Ci può fare alcuni esempi?

Il lavoro domestico ha subito una radicale trasformazione negli ultimi 20 anni. Si è passati da un aiuto per la casa ad un’assistenza alla persona. Ciò ha inciso significativamente sulla qualità della domanda nel mercato del lavoro, ma le politiche contrattuali, fiscali e normative non si sono adeguate.

Quali sono le vostre proposte legislative?

Noi proponiamo di poter portare a detrazione fiscale l’intera spesa di assistenza d’ausilio familiare per la cura di persone non più autosufficienti o in stato di solitudine. Chiediamo che imprese specializzate possano essere accreditate per questi servizi e che trovino un raccordo con le politiche sociali del Comune e le strutture sanitarie. Così facendo siamo convinti che il lavoro nero si ridimensionerebbe naturalmente.

Quali risultati avete conseguito fino a oggi?

Nel 2016 abbiamo sottoscritto un accordo sindacale con UNAI e UIL che regolamenta il rapporto di collaborazione tra le imprese e una nuova figura professionale che abbiamo chiamato “operatore d’aiuto”. La nostra Associazione rappresenta anche imprese che forniscono servizi di utilità alla persona. Molte cooperative sociali trovano in noi una risposta che il loro ccnl non regolamenta.

In cosa si distingue un operatore d’aiuto da una badante?

L’operatore d’aiuto è una figura che garantisce la compagnia, l’alimentazione, l’igiene ambientale e personale a chi lo richiede ma è specializzata, anche, per interagire correttamente con l’assistito, i familiari e il contesto sociale. Inoltre è competente per la prevenzione degli incidenti domestici. L’operatore d’aiuto ha una copertura assicurativa in caso di danni arrecati a terzi. Tutte cose che non vengono richieste o non sono previste per una badante.

Quindi una famiglia può rivolgersi ad una di queste imprese e trovare le risposte di assistenza?

Certo. In questi due anni circa 130 imprese cooperative hanno adottato il nostro accordo sindacale, assunto circa 2.500 operatori e fornito più di 7.000 servizi alle famiglie.

Indubbiamente il costo del servizio è un peso non indifferente per una famiglia che deve assistere un anziano non autosufficiente. Molti sono costretti a sacrificare un posto di lavoro per assistere il proprio caro, ecco perché sosteniamo con convinzione e tenacia una legge che possa portare a detrazione fiscale questo costo.

Quali sono le prossime iniziative?

Stiamo perfezionando l’attivazione di una figura sindacale che possa rappresentare la famiglia nel rapporto di ospitalità in casa di riposo. Lo chiameremo “Procuratore d’aiuto”, una figura formalmente delegata dalla famiglia per la corretta applicazione del contratto di ospitalità.

Abbiamo intenzione di rappresentare le famiglie costituite in forma condominiale e mettere in rete le iniziative di socializzazione all’interno del condominio. Molte sono le esperienze in Italia ma non strutturate nazionalmente.

A Roma abbiamo attivato uno sportello di Segretariato sociale in cui la famiglia può trovare le risposte per programmare una corretta assistenza e per far valere i diritti fiscali e assistenziali legati al problema. Garantiamo la tutela sindacale e legale in caso di contenziosi da lavoro domestico e forniamo il supporto legale sul diritto di famiglia. Essendo autorizzati dal ministero del Lavoro, possiamo aiutare le famiglie nel ricercare personale domestico e nel gestire la parte amministrativa dall’inizio al termine del rapporto di lavoro domestico.

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