Mai più l’inglese nei testi delle Istituzioni italiane. La battaglia di Fabio Rampelli

Un vulnus “per la nostra cultura, la nostra lingua” e, soprattutto, “un vulnus alla nostra democrazia” quello dell’utilizzo dei termini in lingua inglese “nelle relazioni alla manovra” ed, in generale, nel linguaggio scritto e parlato delle Istituzioni italiane.

Un vero e proprio attacco alla democrazia, insomma, come denuncia il Vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli, nella sua personale battaglia per l’abolizione dell’uso degli “inglesismi” nel linguaggio formale delle nostre Istituzioni che rende “incomprensibile” (nel caso della manovra finanziaria) “il testo e quindi la norma a un’ampia fascia sociale di cittadini”.

Un ringraziamento specifico Rampelli lo fà “ai tecnici del Servizio Studi della Camera dei deputati per aver segnalato l’abuso di termini in inglese nelle relazioni alla manovra”.

“Ho già avuto modo di denunciare pubblicamente questo vizio tutto italiano delle nostre Istituzioni – Governo e ministeri, Rai e Inps – di mutuare parole inglesi nelle nostre leggi e nelle relazioni tecniche che accompagnano atti amministrativi e normativi. La Camera dei deputati è parte della Repubblica italiana e l’italiano è la nostra lingua. Approfitto di questo scatto di reni per chiedere la calendarizzazione delle due proposte di legge: una costituzionale per inserire la lingua italiana all’art. 12, e l’altra – ordinaria – per proibire l’uso di forestierismi nella pubblica amministrazione in tutte le sue articolazioni centrali, periferiche e radiotelevisive”.

Una battaglia identitaria di forma e sostanza insomma, nel tentativo di ridare dignità ed autorevolezza, anche attraverso l’uso in lingua madre di termini consoni ed adeguati, alle nostre Istituzioni.

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